La vanità umana si registra anche così. Si può passare ore davanti ad uno specchio, spendere patrimoni per creme, trucchi e segreti di bellezza. Dall’altro verso si possono spendere patrimoni per customizzare una moto, cambiare marmitte, specchietti, portapacchi, cambiare colore e areografarla. Per non parlare del tempo perso per lucidare le cromature. Vi sembra cosa da poco? L’Harley è una religione e come tale ha i suoi culti, riti e precetti. Uno di questi è quello di partecipare ai raduni per discorrere di gioie e dolori, donne e motori, di Zen e l’arte di manutenzione della moto.
Quello di oggi in piazza Castello è il primo di una lunga serie di eventi che terranno impegnati i truci adepti della setta distinguibili da pelle, borchie e tatuaggi. C’erano gli affilati italiani degli Hell’s Angels, le cui gesta d’oltreoceano potrebbero riempire le pagine di questo blog (per un sunto vi rimando qui), promotori dall’iniziativa, e molti altri gruppi di harleysti e appassionati a bordo di qualche sparuta e denigrata giapponese.
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