I luoghi abbandonati di Milano: Villa Litta

Nel cuore di Affori. Dai ricevimenti nobiliari e i raduni di intellettuali come Alessandro Manzoni e Francesco Hayez, allo stato di semiabbandono di oggi.

I luoghi abbandonati di Milano: Villa Litta

Non è una fine gloriosa quella di Villa Litta Modigliani, residenza nobiliare nel cuore di Affori che dopo più di 300 anni di vita è passata dai fasti dei ricevimenti dell'élite milanese al degrado a cui oggi sembra abbandonata. La villa nasce nel 1686, quando Pier Paolo Corbella viene nominato marchese del Feudo di Affori.

Il possedimento comprende un vastissimo appezzamento (più ampio del parco che ancora oggi circonda la villa), in cui si trova anche il rudere della prestigiosa villa dell'arcivescovo Giovanni Visconti, costruita nel 1350. Un anno dopo essere entrato in possesso del suo feudo, il marchese inizia l'edificazione della sua dimora, che diviene subito una delle più rinomate della campagna di Milano e identificata con il nome di Villa di Affori.

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Il momento di massimo splendore arriva nel '700, quando la dimora passa nelle mani del conte Francesco D'Adda, che abbellisce le sale della villa grazie agli interventi di artisti di fama e dei lavori di numerosi pittori della scuola veneta. Il parco viene ampliato con sistemazioni all'italiana e all'inglese, viene innestata una monumentale cancellata (oggi trasferita) e tracciato un nuovo viale d'accesso delimitato da filari di platani.

La villa cambia ancora proprietà e nel corso dell'Ottocento passa nella mani del conte Trivulzio, padre della principessa Belgiojoso, che decide di rendere la dimora un salotto destinato a ospitare gli intellettuali italiani. Salotto in cui in effetti passarono personaggi come Alessandro Manzoni, il pittore Hayez e il conte Silva. Gli ultimi a entrarne in possesso sono appunto i Litta Modigliani che le danno ancora oggi il nome.

Ma per la villa il periodo fastoso giunge al termine: a metà dell'Ottocento viene tracciata la ferrovia, che taglia l'asse prospettico del viale e cancella l'integrità del parco mentre l'area inizia a essere densamente edificata. Nel 1927 finisce la storia nobiliare della villa che diviene possesso del Comune di Milano, che però abbandona sia la dimora che il parco al più totale abbandono.

Abbandono a cui si pone rimedio, e solo in parte, nel 1958, quando il complesso viene restaurato. Oggi è parzialmente utilizzata come biblioteca rionale, ma vedere una tale dimora sprecata in questo modo fa rimpiangere le carrozze e i ricevimenti.

La villa ha un corpo principale di tre piani, dai quali si allungano due ali a delimitare una piccola corte delle carrozze. All'interno, uno scalone d'onore porta al piano nobile, con una prima sala dal soffitto a cassettoni dipinto e pareti decorate da Panfilo Nuvolone, con storie della vita di Diana. Accanto si apre il salone delle Arti, chiamato così per la presenza di cartigli intitolati alla Musica, alla Pittura, alla Scultura e alla Poesia. Nel salone principale resiste il camino a marmi intarsiati, mentre sono scomparsi i due grandi affreschi con scene mitologiche.

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