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Gita fuoriporta: Milano - Outlet di Serravalle Scrivia, in pellegrinaggio tra le merci

Pubblicato: 17 apr 2009 da Gianluca Longhi

outlet serravalle scrivia

Ogni giorno, alle 10, da Foro Bonaparte, un autobus turistico è diretto al famigerato outlet di Serravalle Scrivia. Costo: 20 € andata e ritorno. Il rientro a Milano, traffico permettendo, è previsto per le 18.30. Non abbiate la presunzione di dire “Mai e poi mai!”; potreste finirci anche voi e tornare con così tanti pacchetti da aver bisogno di uno sherpa.

Il passaggio dal padre Pio Express al pellegrinaggio nel borgo delle grandi firme è sfumato e gli elementi comuni sono di più di quelli che si potrebbe immaginare. Se nel primo caso si va per “l’anima”, per quanto riguarda l’outlet si va per riempire armadi e guardaroba. Uniche prerogative per godersi il rito: crederci e avere bisogno di qualcosa che si può comprare! Altrimenti si torna a casa senza aver ottenuto nulla, una piccola grazia, un frullatore elettrico o delle scarpe di Pollini.

In pratica la città del commercio è un paese-simulacro di soli negozi, più pulito e ordinato di Milano 3, rigorosamente pedonale, con vie, piazzette, panchine, bar e ristoranti dove rifocillarsi tra l’acquisto di una pentola a pressione e una camicia Savini. La piazza principale potrebbe essere quella di un qualunque borgo ligure o piemontese: fontana, panchine, baretto; intorno i verdeggianti colli del Gavi.

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Andarci per condiscendere qualcuno ha senza dubbio il sapore della sconfitta, ma una volta giunti si trovano parecchi elementi per apprezzare il viaggio, tanto che gli sguardi di ragazzi/uomini costretti ad accompagnare fidanzate e mogli non si incrociano sconsolati per dire “Che vuoi farci, ci tocca…”, come potrebbe succedere in un qualunque H&M, perché bisogna proprio essere di pietra per non lasciarsi incantare da questo super-luogo.

Fantastica la comitiva di giapponesi con tanto di guida a far foto a palazzi (che potrebbero anche essere di cartone) e vetrine, un baby park di dimensioni abnormi con bambini festanti, una radio che, udibile per tutto il paese, rammenta il piacere dello shopping e le miracolose offerte nei vari negozi. Tanti turisti da Milano e da Torino, un parcheggio stracolmo di vetture. È indubbiamente questa la gita preferita dal popolo meneghino e sul pullman, al ritorno, sono tutti soddisfatti a contemplare il bottino, ancora incartato e acquistato a prezzi ridotti fino al 70%.

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20 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Orzowei

    Orzowei

    17 apr 2009 - 09:33 - #1
    0 punti
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    Chiamarla gita fuori porta mi sembra eccessivo…

  • Profilo di BDK

    BDK

    17 apr 2009 - 11:37 - #2
    0 punti
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    preparatevi a lunghe code nei giorni festivi…luuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuunghe

  • Profilo di manuele varese

    manuele varese

    17 apr 2009 - 12:22 - #3
    0 punti
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    fa arrabbiare vedere questi villaggi-cittadine ricreare nuclei urbani costruiti così bene e così belli non destinati però alla residenza ma bensì allo shopping; è una delle tante assurdità dei nostri tempi..

  • Profilo di madsen

    madsen

    17 apr 2009 - 12:41 - #4
    -1 punto
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    Caro Manuele,
    Buono a sapersi che costruire negli anni Duemila un finto borgo classicheggiante possa considerarsi un buon modo per costruire un nucleo urbano e non, invece, roba da parco dei divertimenti.
    Perché di questo si tratta, grazie a Dio: un parco dei divertimenti commerciali.

  • Profilo di manuele varese

    manuele varese

    17 apr 2009 - 13:27 - #5
    0 punti
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    guarda che i nostri centir storici sono fatti così.. eppure non li consideri dei luoghi finti !
    cambia punto di vista ! lo so che siamo asuefatti da 50 di architettura senza stile ed identità ma costruire bene e bello si può e si deve ancora fare, e i villaggi outlet o alcuni centri commerciali e villaggi turistici lo dimostrano !

  • Lèx80

    17 apr 2009 - 14:28 - #6
    2 punti
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    Mi chiedo perché questa buona architettura degli outlet non possa essere adottata nei quartieri costruiti ex novo (Bicocca, CityLife, ex Falck, Portello, Isola, ex Scalo Farini, ecc.). Dobbiamo usare l’auto per andare a fare acquisti in centri storici simil-medievali fasulli e abitare in quartieri ipercementificati dal palazzinaro di turno?

  • Profilo di SuperScud

    SuperScud

    17 apr 2009 - 14:29 - #7
    2 punti
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    segnalo a coloro che DEVONO andare che a Serravalle ci sono dei bellissimi resti di una città romana, libarna, che si trovano a 10 minuti dall’outlet. Si va verso arquata e oltrepassata serravalle sulla sinistra c’è una stradina insignificante che dopo 50 metri arriva al sito archeologico. Ovviamente il sindaco e gli assessori essendo dei politici non hanno alcuna visione e quindi al posto di approfittare delle masse in arrivo per shopping per favorire un momento culturale e magari creare un piccolo indotto che consenta di valorizzare una ricchezza unica nei dintorni, non mettono nemmeno dignitosi cartelli segnaletici. W l’ itaglia!

  • Profilo di manuele varese

    manuele varese

    17 apr 2009 - 16:23 - #8
    0 punti
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    @lèx80: me lo chiedo sempre anch’io !
    ma la risposta è che gli outlet li costruiscono gli Inglesi.. e gli inglesi sono molto più rispettosi ed attaccati all’architettura classica e tradizionale del luogo (basta vedere le loro ordinate ed omogenee perifeire) !
    praticamente ci “insegnano” o meglio, ci ricordano di come dovremmo (tornare a) fare i quartieri residenziali, cioè nello stesso modo in cui per secoli spontaneamente in tutta italia sono nati (piazza, fontana, portici, case basse, colori pastello, forme ondulari, balconcini di pietra,..)
    Architetti: bisogna tornare a costruire IN STILE ! nel Rispetto del passato, del paesaggio e di quello che lasceremo in eredità alle generazioni future !
    villaggi outlet DOCET !

  • Steid

    17 apr 2009 - 17:31 - #9
    0 punti
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    Tutti architetti qui dentro, eh? Ricostruire in stile, paragoni con i centri storici, bella architettura… Parlate delle marche dei negozi che almeno quello è un argomento in cui siete ferrati!

  • Profilo di madsen

    madsen

    17 apr 2009 - 17:56 - #10
    -1 punto
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    Manuele, dovresti certamente cogliere la differenza che passa tra un centro storico costruito cinquecento anni fa e la sua copia realizzata oggi.
    Le tecniche, i materiali ed i metodi di costruzione non sono replicabili, hanno subito una mutazione storica, un cambiamento che è anche quello delle esigenze sociali ed economiche di chi abita un luogo.
    Semmai fosse possibile costruire copiando pedissequamente la maniera usata dalle famiglie patrizie che edificarono i bei palazzi dei nostri centri storici, concepiremmo soltanto un costosissimo falso storico.

    Detto ciò ti invito a visitare l’outlet in questione, comprenderai certamente che si tratta di mer-da in cartongesso.
    Elogiarne qualità che non possiede, screditando nel contempo la buona architettura moderna o contemporanea è un esercizio che denota semplice ignoranza, a mio avviso.
    (e sia chiaro che non avendo autorevolezza sul tema la mia opinione vale senza dubbio quanto le pareti del “Serravalle Outlet”)

  • Profilo di manuele varese

    manuele varese

    17 apr 2009 - 19:21 - #11
    0 punti
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    primo, io studio architettura;
    secondo, sono stato diverse volte a serravalle ed anche in altre cittadelle dello shopping come fidenza, barberino, valmontone, ecc..
    terzo, il concetto di “falso storico” non esiste ! è un alibi che si è inventato negli ultimi decenni per giustificare il fatto che non si costruisse più in stile e con linee estetice ed apparato decorativo, i quali, senza andare fino ai palazzi patrizi rinascimentali o barocchi, ritrovi anche nelle umili cascine, borghi e case cantoniere che sono ben più recenti !

  • Steid

    17 apr 2009 - 20:09 - #12
    0 punti
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    @ manuele varese:
    da studente di ingegneria edile ritengo molto più corretto l’intervento di madsen rispetto al tuo e scusami se non riesco proprio ad accettare la tua tesi forte di discussioni, lezioni e seminari con accademici di Padova, Venezia e Milano. Poi ognuno è ovviamente libero di pensarla come vuole, ma nel Paese un tempo di Palladio e ora di Piano (cito lui su tutti) mi pare decisamente riduttivo assimilare la tradizione con la forma di un cornicione o il capitello di una colonna. Ritengo molto più sensato parlare di “tradizione nell’innovazione”, una sorta di lezione importantissima da imparare per poi cercare di progredire.

  • Studente di architetture

    18 apr 2009 - 10:27 - #13
    0 punti
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    Quoto Madsen.
    Cose tipo questi outlet sono abberrazioni incredibili.
    mi vieni in mente la cittaina di Bruges. Dove un intervento simile è stato fatto coinvolgento il VERO centro storico di una città e non ricreando una patetica copia in cartongesso vicino a uno svincolo autostradale.

    @manuele:Se vieni a dirmi che questa è una bella opera allor anche la piramide di Gardaland per te è un ottimo intervento architettoni.

    Ah si. Io studio ingegneria edile-architettura a pavia.

  • Profilo di manuele varese

    manuele varese

    18 apr 2009 - 13:06 - #14
    -1 punto
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    di gardaland è bellissimo l’hotel..
    allora voi ritenete anche “finti” gl interventi di ricostruzione di varsavia, dresda, san lorenzo a roma, .. e secondo il vostro ragionamento allora anche il campanile di san marco a venezia è un falso storico, né ?!
    ma per favore ! a ragionar così (mentalità da ricostruzione frettolosa ed anonima del dopoguerra) si è distrutta e snaturata l’Italia !
    per fortuna che ci sono gli outlet che danno una speranza all’architettura.. e sono il primo a volere che non siano circostritti a luoghi solo per lo shopping, ma che diventino quartieri e nuove città per Risiederci e Viverci !

  • Steid

    18 apr 2009 - 19:38 - #15
    1 punto
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    Scusa sai, ma il campanile di San Marco è semplicemente stato ricostruito com’era dov’era e con gli stessi mattoni. Ammesso che probabilmente la sensibilità nel campo del restauro forse non vedrebbe tutti concordi con la ricostruzione (ma in questo caso è facilmente capibile la necessità di ricostruire un’immagine unica simbolo della città) mi sembra che il caso sia un po’ diverso rispetto al ricreare un’immagine simil “borgo medievale o rinascimentale” per meri motivi di marketing. In ogni caso l’albergo di gardaland lo trovo pacchiano e in perfetto stile Hollywood, ma si trova pure in un parco dei divertimenti.
    Il caso Dresda è sicuramente più emblematico e per quanto non mi trovi completamente d’accordo si può perlomeno accettare l’intervento per motivi emozionali, spicologici e storici in quanto con la ricostruzione com’era dov’era del centro storico (e non con la costruzione di una pseudocittadella in mezzo ai campi) si ricrea l’identità di una città e si recupera la sua storia (pur cancellandone un tassello fondamentale)

  • Studente di architetture

    19 apr 2009 - 17:49 - #16
    1 punto
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    “per fortuna che ci sono gli outlet che danno una speranza all’architettura”

    e dopo questa penso non volaga la pena rispondere ad altre delle tue stupidaggini.

  • Steid

    20 apr 2009 - 10:50 - #17
    0 punti
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    @ studente di architettura:
    hai pienamente ragione, non posso pensare che manuele varese studi veramente architettura.

  • Profilo di manuele varese

    manuele varese

    20 apr 2009 - 12:28 - #18
    0 punti
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    bravi bravi, vi meritate proprio di vivere nei casermoni di cemento armato che a quanto pare vi piacciono tanto ! cemento, speculazioni ed anarchia edilizia è questo che amate !
    però io vi perdono perchè nn sapete ciò che dite.. e riconosco che oltre al gregotti-fucsas-le corbusier style voi non vediate nulla.
    con la vostra preclusa mentalità, se ci fosse di nuovo Palladio tra noi, voi lo accusereste di plagio e falso storico!!

  • Steid

    20 apr 2009 - 20:34 - #19
    0 punti
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    Accomunare Fucsas, Gregotti e Le Corbusier alla speculazione ti ha fatto raggiungere nuove punti di bassezza. A questo punto, se davvero studi architettura sarebbe importante sapere chi è il responsabile di tutta questa tua cultura… Giusto per ribadire il concetto: gli outlet non hanno nulla a che vedere con Palladio o con un qualsiasi architetto italiano del rinacsimento, manierismo, barocco, roccocò o quant’altro: si tratta di lavori studiati da un reparto marketing per spingere la gente a spendere di più attraverso l’effetto “Disneyland” e rappresentano un grosso impoverimento del tessuto urbanistico delle nostre città storiche i cui centri vedono la morte proprio a causa di queste colate di cemento con un po’ di cornicioni e archetti costruite in mezzo alla campagna. Di nuovo: non posso credere che tu studi architettura.

  • Profilo di Felice Griffi

    Felice Griffi

    20 apr 2009 - 20:35 - #20
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    Wow! Valorizziamo un assemblamento di negozi che vendono roba firmata che fa stare così a posto e tranquilla la coscienza dei borghesucci che non vedono l’ora di passare il weekend a spandere. Così dimostrano di essere vivi.
    Ma bruciate va….

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