Polibikes: il bikesharing del Politecnico in Bovisa

Recuperare biciclette abbandonate per crearne di nuove. Da mettere a disposizione di studenti e professori del campus universitario.

Il bikesharing a Milano sta ormai diventando una realtà consolidata, e le due ruote stanno prendendo sempre più piede. Con il risultato (ottimo) che iniziano a prendere piede iniziative sempre più originali, come quella del bikesharing universitario fatto recuperando biciclette abbandonate in giro per Milano.

L'idea è venuta a uno studente del Politecnico della Bovisa in seguito al lavoro fatto per la tesi di laurea: facendo un paio di conti si è capito che l'idea era realizzabile. A Milano ogni anno vengono abbandonate circa 700 biciclette, che forniscono il materiale per creare da zero circa 70 biciclette. Il parco di mezzi a due ruote sufficiente per far nascere un bikesharing interno al campus sfruttabile da studenti e professori.

I finanziamenti per il progetto arriveranno: 8.100 dall'Università e altri soldi dal Comune e dall'Amsa. Con questi soldi i cinque ragazzi dietro al progetto potranno aprire la prima ciclofficina interna all'Università dove sistemare e mettere a disposizione di tutti - ma senza alcun fine di lucro - le biciclette rinate dopo l'abbandono. Anche se qualche difficoltà all'orizzonte si profila.

Il fatto è che, come sempre, la burocrazia si mette di mezzo e complica le cose. Quando è che una bicicletta si può definire "abbandonata"? Non basta che sia legato allo stesso palo da tempo immemore e ormai arrugginita; ci vuole la denuncia di un cittadino, i vigili devono verificare che le condizioni del mezzo corrispondano agli standard in materia e solo dopo possono tagliare il lucchetto. Più semplice se invece la bici è propria mezza distrutta. Ma nonostante queste complicazioni, e grazie alla collaborazione di Amsa e Comune, la speranza è che di bici semidistrutte nella nuova ciclofficina ne arrivino parecchie.

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