I concorsi per ricercatori alla Statale diventano trasparenti: online i curricula

L'Università di via Festa del Perdono prova a mettere al bando i clientelismi.

Le parole "trasparenza" e "concorsi" non vanno troppo d'accordo. Se poi se ne parla in riferimento all'Università Statale di Milano diventa un accostamento quasi paradossale. Ma forse qualche cosa sta cambiando, visto che i curricula dei ricercatori che parteciperanno ai prossimi bandi per contratti a tempo determinato saranno messi online. E così tutti potranno valutare l'idoneità di chi è stato assunto.

Uno su dieci ce la fa: sono 620 i ricercatori e aspiranti tali che parteciparanno ai concorsi per i 63 bandi previsti nei 31 dipartimenti dell'ateneo. Contratti da tre anni nella migliore della occasioni, visto che la riforma Gelmini ha cancellato la possibilità di un'assunzione a tempo indeterminato.

I perché della pubblicazione online sono presto detti: questi concorsi sono il regno dei baroni, scatenano mille polemiche nel momento in cui sorge il sospetto - e spesso fondato - che a essere selezionati siano i protetti o quelli che hanno i giusti santi in paradiso (quasi sempre di provenienza accademica, s'intende). Adesso giustificare scelte bizzarre diventa decisamente meno giustificabile, dal momento che chiunque potrà valutare il curriculum di chi è stato assunto.

La speranza del rettore Gianluca Vago è che questa operazione di trasparenza stimoli le persone a presentarsi ai concorsi: motivandoli proprio con la speranza che non sia tempo perso perché tanto il vincitore è già stato scelto. Anche se, specifica il rettore a Repubblica: "Ci tengo a precisare che da noi la maggior parte dei concorsi avviene in maniera corretta e i casi poco chiari sono stati limitati. Ma credo che in questo momento le università non possono permettersi i margini di errore che avevamo prima". L'idea, poi, è di estendere questa modalità anche agli assegni di ricerca e ai dottorati; altri bandi in cui regna un clientelismo che forse, ma è un forse enorme, riusciremo a lasciarci alle spalle.

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