Imu a Milano: cosa sta combinando il Comune?

Le manovre di Pisapia puntano a intascare 13 milioni di euro in più quando la tassa sulla prima casa sarà abolita. Ma c'è un rischio.

Ma se anche la seconda rata dell'Imu è stata abolita, per quale ragione il Comune ha innalzato l'aliquota della stessa? C'è un po' di confusione su quello che sta accadendo in questi giorni a Palazzo Marino - ieri la giunta ha ufficializzato l'aumento a 0,6 l'aliquota sulla prima casa, cioè che la percentuale massima - ma una cosa almeno è sicura: se anche la seconda rata dell'Imu sarà abolita, non la pagheranno nemmeno i milanesi.

Il fatto è che l'abolizione della tassa sulla prima casa promessa dal Governo Letta è, al momento, solo questo, una promessa. Non è ancora stata convertita in legge e sulla questione sono tornate a esserci anche parecchie fibrillazioni, ma se davvero si arriverà all'abolizione dell'Imu, allora lo Stato dovrà rimborsare ai comuni i mancati introiti, senza i quali parecchie città, e Milano è tra queste, si troverebbero in seria crisi di liquidità.

Da qui la decisione di alzare l'aliquota dallo 0,575 allo 0,6. Il che significa che, quando lo Stato dovrà rimborsare i Comuni, a Milano spetteranno 13 milioni di euro in più rispetto ai 110 finora previsti. Soldi che andranno ad aumentare la soglia di esenzione dall'Irpef. Una furbata, insomma: dal momento che si è promessa l'abolizione dell'Imu, l'aumento dell'aliquota non sarà pagato dai milanesi, ma dallo Stato. O almeno questo è quello che si augura la giunta Pisapia, perché in verità il rischio è che lo Stato si rifiuti di corrispondere ai comuni la differenza se questi hanno alzato l'aliquota nel 2013. In questo caso, semplicemente, sarà stato tutto inutile, ma comunque nessuno, a parte le casse del Comune, ci perderanno nulla.

C'è un pericolo, però, fermamente sottolineato dall'opposizione: che succederà se alla fine l'Imu non sarà abolita? A quel punto, per forza di cose, saranno i milanesi a pagare l'aliquota più alta, e sulla giunta Pisapia si scatenerebbe la tempesta. Un piccolo azzardo in tutto questo c'è, ma in tempi di crisi si può anche decidere di rischiare.

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