Recensioni: Le Barrique, un'enoteca per l'arte e il buon cibo


Oggi mangiamo, e beviamo buon vino in particolar modo, a due passi dal Parco Sempione e dal Piccolo Teatro. Non in corso Garibaldi ma in una traversa più discreta che porta su via Legnano c’è un wine bar che merita la visita e allora facciamo una deviazione. D’estate apre sulla strada le sue due vetrine e persino una botte di vino – la barrique appunto – si affaccia all’esterno per invitare i clienti a entrare. Parliamo de “Le Barrique”, via Anfiteatro 12, 20121 Milano, 02 80509260.

Dove una volta c’era un elettrauto sette anni fa due soci videro la possibilità di aprirci un’enoteca; il piano terra di un classico palazzo milanese del quartiere Garibaldi è stato completamente trasformato e adattato a locale per ristorazione. Un caldo parquet e un bancone da bar dei più classici danno il benvenuto agli avventori mentre le pareti scure valorizzano i mattoni – lasciati a vista – degli archi che sostengono il soffitto; le sedute sono comode e il locale può accogliere venticinque persone senza problemi, che possono però arrivare fino a quaranta/cinquanta in occasione di feste o avvenimenti particolari. Bottiglie di vino dappertutto insieme a curiose cravatte di metallo e quadri d’artista appesi ai muri… ne parliamo con Alessandro, sommelier e fondatore de “Le Barrique”. L’intervista inizia dopo il salto.

Qual è la filosofia de “Le Barrique”?
La cosa bella del nostro locale è che date le dimensioni riusciamo a proporre al nostro cliente i vini che noi pensiamo siano più interessanti da assaggiare. Certo poi capita il cliente che vuole una determinata etichetta e allora lo accontentiamo. L’Italia è naturalmente la più rappresentata insieme alla Francia dell’Alsazia-Lorena. Quello che va in questo periodo sono il Sauvignon, il Gewurztraminer, il Nero d’Avola e il Syrah mentre i toscani sono un po’ in flessione. Tra l’autunno e la primavera organizziamo anche cene tematiche a frequenza mensile abbinando piatti tipici a vini DOC della stessa regione e abbiamo avuto un buon riscontro di pubblico.

Che clienti avete?
Il cinquanta per cento delle persone che vengono da noi abitano nel quartiere, ci conoscono e si trovano bene. Poi abbiamo anche gente da fuori e piccole compagnie che capitano durante la settimana, oppure siamo il locale giusto se hai voglia di fare due chiacchiere con un amico con davanti un bicchiere di vino e un assaggio di salumi selezionati (4€/6€ a seconda del vino). Non trovi la filosofia dell’Happy Hour che caratterizza corso Garibaldi. Invece a pranzo sono soprattutto dirigenti e professionisti che magari vogliono proseguire durante la pausa qualche trattativa di lavoro. Alla sera data la vicinanza dei teatri non è raro trovare attori del Piccolo.

Che tipo di impatto ha il vostro locale su via Anfiteatro?
Sai cos’è? Non so perché ma l’ambiente intimorisce – l’ho riscontrato nel corso degli anni –, il cliente si lascia fuorviare dalle apparenze e allora magari non entra, finendo per scegliere poi un altro locale. Abbiamo forse un'identità troppo precisa... tuttavia sia a pranzo che la sera per, una cena o l’aperitivo, i prezzi della nostra offerta sono assolutamente in media con quelli del quartiere.

A pranzo non avete un menù a prezzo fisso quindi.
Esatto, trovi un menù alla carta di cucina tradizionale, dagli antipasti di affettati e formaggi alle insalatone fino al dolce. Ci sono venticinque posti a sedere e a servire ai tavoli siamo in tre. Abbiamo poi alcuni piatti particolari: i ravioli al gorgonzola e cioccolato oppure i tagliolini piselli, menta e gamberetti. Tra i secondi secondo me c’è un agnello pré salé che è buonissimo… Insieme alle nostre centrotrenta etichette di vino questa offerta ci contraddistingue tra i locali della zona.

Siete molto attivi non solo come enoteca ma anche come spazio espositivo…
Fin dall’inizio abbiamo voluto unire il vino all’arte, alla cultura e alla musica. Abbiamo tentato anche di proporre delle serate di poesia, dei reading – aggiunge Alessandro – purtroppo senza avere successo. E allora ci siamo rivolti alla pittura e alla scultura dialogando in questi sette anni con artisti giovani e meno giovani di Brera o di altre realtà. Risultato: loro vendono, noi siamo contenti e al pubblico l’idea piace. Gli artisti possono venire a proporsi e se ci convincono, se hanno opere che si possono appendere o posizionare nel locale, li ospitiamo volentieri.

Una curiosità per i nostri lettori?
Vedi l’insegna? C’è un errore… Abbiamo usato l’articolo sbagliato! La piccola botte di rovere che i francesi chiamano appunto “barrique” è un sostantivo femminile singolare, quindi avremmo dovuto usare l’articolo “la”. Una svista che si è rilevata la nostra fortuna, c’è da stare molto attenti quando si deposita il nome per un locale… Saremmo, infatti, stati omonimi di un’enoteca di Roma ed è andata bene così, senza volerlo ci siamo risparmiati un bel contenzioso. Di cose curiose ne sono successe in sette anni ma voglio ricordare solo alcuni piccoli concerti per arpa e violino che di certo a Milano non trovi in molti posti.

Segnalato dal Gambero Rosso e apparso tra le pagine del mensile “Dove” potrebbe apparire per pochi ma basta entrare una prima volta per trovare il proprio spazio a “Le Barrique”. È possibile scoprirlo per il vino, per il cibo, per avere un angolo tranquillo in zona Garibaldi oppure per le mostre d’arte che periodicamente sono ospitate dal locale, così come da un paio d’anni alcuni pezzi d’arredamento possono essere acquistati seguendo la filosofia della Fiera del Mobile. Consigliato.

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