Recensioni: "La bettola di Piero", la trattoria di via Orti

La bettola

Oggi mangiamo in una trattoria che conserva ancora l’atmosfera della Milano degli anni Settanta, fortunatamente sopravvissuta in una delle vie a più alta concentrazione di ristoranti della città. In questa strada a due passi dalla Mangiagalli, dove ai tempi del Piero e di sua moglie magari potevi incrociare Vallanzasca che si recava nel suo negozio di parrucchiere in corso di Porta Romana, tra due portoni sarete incuriositi dalle vetrine discrete di questo locale che forse è stato dedicato alla ristorazione da sempre, a dar retta alle leggende… Senza timore entriamo allora nella “La bettola di Piero”, via Orti 17, 20122 Milano, 02 55184947.

La conduzione de “La bettola” è passata alla signora Monica all’inizio del 2006 ma il nome è rimasto quello storico, quando c’era il Piero dietro al bancone alto della mescita che insieme alla moglie gestiva il locale. Appena entrati in un colpo d’occhio si apprezza un ambiente che non è stato intaccato da quell’ansia di rinnovamento a tutti i costi che, almeno per bar e ristoranti, sembra affliggere la nostra città: tavoli e sedie di legno, tovaglie e tovaglioli a scacchi rossi e bianchi, due salette dove chi cerca una Milano perduta la ritrova. Ma quello che si avverte subito è che “La bettola” non è stata progettata così, non è una facciata, rientra invece a pieno titolo tra quei locali che conservano lo spirito di una città. L’intervista inizia dopo il salto.

Il nome storico dicevamo l’avete conservato.
È sempre “La bettola”, sì. Quella del Piero che ha dato il suo nome al locale, appunto. Quella del signor Gianni, suo fratello, che aveva un legame particolare con il Teatro Carcano, avendo fatto parte di quel mondo in gioventù. E così anche noi siamo rimasti un po’ nel cuore delle persone del teatro: ci sono attori che vengono e mi chiedono ancora della moglie del Piero chiamandola “mametta”. Poi il pubblico che va agli spettacoli sa che qui da noi può passare a mangiare dopo – ecco, avvisandoci prima perché le 23:30 siamo a ridosso della chiusura. Intanto al tavolo a fianco stiamo apparecchiando per Paolo Poli…

A mezzogiorno rispetto a “La bettola” storica siete aperti.
Abbiamo fatto questo tentativo del mezzogiorno e siamo stati ripagati, è vero. È stato un processo lento: abbiamo abituato i lavoratori del quartiere – impiegati, medici, avvocati – che il nostro menù a prezzo fisso (12€) ha un’offerta così varia e sana da accompagnarli per tutta la settimana senza che si stanchino. Trovano tutti piatti preparati al momento, c’è sempre almeno un primo di pasta fatta in casa e la verdura è comprata la mattina stessa; non ci sono problemi a prendere un piatto solo (8€, sempre con ½ acqua o ¼ di vino o una bibita e un caffè compresi nel prezzo) e con un euro in più possono prendere una macedonia di frutta fresca.

Che tipo di menù alla carta avete?
Abbiamo la fortuna di avere Sandro, uno chef di grande esperienza con cui “battaglio” tutti i giorni per creare la carta della sera. Il risultato del nostro scontro, di questo dialogo combattivo tra me e lui, è un menù vario, forse addirittura troppo – sorride Monica – che prevede sempre novità insieme ai piatti della tradizione, magari presentati a rotazione o seguendo la stagione; però anche qui non si può dire, i turisti giapponesi sono capaci di ordinare la cassoeula anche in estate…

Invece per i vini?
Per quanto riguarda la scelta delle etichette mi prendo tutta la responsabilità. È una carta piccola che però conosco bene e che soddisfa i nostri avventori; comprende molti vini piemontesi ma anche le altre regioni sono rappresentate, ci mancherebbe. Quello che cerco di fare è soprattutto di consigliare il cliente, facendo attenzione soprattutto agli abbinamenti con i nostri piatti. Avendoli provati tutti propongo di volta in volta vini che a mio parere possono essere adatti a valorizzare gli uni e gli altri.

Un aneddoto tra i tanti che vuole condividere con noi?
C’è stata una signora, incinta, che è arrivata con un appetito da leonessa appena prima del parto. “Ce la faccio a mangiare il dolce, signora? Sa, ho le doglie”. “Certo, glielo portiamo subito?”. “Beh, no. Prendo un primo, un secondo e poi il dolce”. “Noi le serviamo quello che vuole, ma lei se la sente?”. “Sì!”. Così al tavolo le abbiamo portato tutto, è riuscita a bere perfino il caffè… ma il dolce è venuto a prenderselo settimane dopo perché il bambino era davvero lì lì per nascere! Un’altra volta una compagnia in scena al Carcano – dispiaciuta perché non potevamo assistere alle loro rappresentazioni per via dell’orario – ci ha fatto la sorpresa di rappresentarci un pezzetto del loro spettacolo proprio qui.

Facciamo un riassunto. “La bettola di Piero” è aperta tutte le sere fino a mezzanotte e del pranzo abbiamo scritto sopra. La sera hanno un menù alla carta che comprende i piatti della tradizione meneghina come il risotto al salto e l’osso buco insieme a primi (12€) e secondi (18€) più insoliti – come i caserecci di Sandro, ad esempio – usciti dal cappello dello chef, oppure caratterizzati da sapori piemontesi che ricordano le origini della proprietaria. Ci sono dieci ristoranti in via Orti ma questa sera scegliete la trattoria di Monica e ci tornerete.

Il bancone

La bettola di Piero
Il bancone
La saletta
La sala grande
I vini e la chitarra

  • shares
  • Mail