Addio Fernanda Pivano: Oggi la camera ardente



E' aperta dalle 9 di questa mattina la camera ardente per Fernanda Pivano, l'autrice, traduttrice e scrittrice, spentasi un mese dopo il suo novantaduesimo compleanno. Il suo merito maggiore? Tanti. Per prima cosa tradusse l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, poi Ernest Hemingway, conosciuto a Cortina. E poi la folgorazione per la beat generation e la traduzione delle opere di Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs, Bob Dylan. La prefazione a Sulla strada di Jack Kerouac è sua.

Fino alle 18, la salma della scrittrice e traduttrice potrà essere visitata per un ultimo saluto presso la casa di cura Don Leone Porta di Milano in via Ruggero Boscovich, 35. Il feretro verrà trasferito a Genova dove domani mattina, presso la Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano, si terranno i funerali.

L'ultimo scritto di Fernanda è apparso sul Corriere del 18 luglio scorso, giorno del suo 92 compleanno e di cui pubblichiamo uno stralcio che dimostra la carica mai sopita di una grande figura letteraria e umana:

Allora ero giovane, con il sangue che scorreva veloce nelle mie vene. Solo molti anni dopo ho capito il coraggio che i ragazzi possono dare a chi è già vecchio. Ho molta nostalgia di quegli anni. Ma mi consola chi viene a farmi autografare i libri di Ernest Hemingway, di Jack Kerouac, di Gregory Corso, di Allen Ginsberg, di tutti gli autori che hanno permesso loro di sognare e che io sono orgogliosa di poter dire di aver contribuito a far conoscere. (...) Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme.

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