
I maturati che hanno deciso di iscriversi ai test di ingresso del Politecnico quest’anno sono il 18% in più del 2008: ben 13649. E infatti il Corriere Milano apre con un neologismo, quello della laurea-rifugio, roba che di solito si riferisce a metalli preziosi, o beni che anche in tempo di crisi tengono valore: orologi da collezione, immobili di pregio, damigiane di Barolo, cose del genere…
Ok: questa valanga di iscrizioni ci porta a qualche considerazione. La prima è che l’ondata di “scienziati della comunicazione” del decennio scorso si è frantumata contro la scogliera del precariato: portando migliaia di laureati ad impattare con una enorme delusione al momento di alzare per semestri e semestri il telefono del call center da cui non riescono a schiodarsi. Meglio Ingegneria che Lettere, e via.
La seconda è leggermente più crudele: ovvero, che di quei tredicimila e rotti, ne sopravviveranno pochi, vista la posizione che occupa l’Italia nel campo dell’insegnamento delle materie scientifiche. Tendo ad escludere che nell’ultimo anno scolastico ci sia stata un’impennata di futuri Werner Heisenberg nei licei scientifici milanesi e non…
Secondo il rapporto Ocse-Pisa sulle competenze scientifiche dei quindicenni siamo messi maluccio. E il 25,3% dei ragazzi italiani si colloca sotto il livello 2, quello delle competenze di base, con particolari ritardi al sud (…) In matematica è peggio che andar di notte: gli studenti italiani si collocano al 38° (su 52, ndr) posto con 462 punti, contro una media Ocse di 498. In vetta alla classifica si piazzano Taiwan (549), Finlandia (548), Hong Kong (547), Corea (547). Peggio di noi, tra le europee, le solite Grecia, Bulgaria e Romania
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Massimo M.
26 ago 2009 - 11:01 - #1Faccio fatica a capire il senso di questo articolo. Da una parte fa sembrare che gli studenti si iscrivino in queste università per evitari di diventare “precari” dall’altro dice che comunque ne rimarranno pochi asserendo di fatto che la loro preparazione sia scarsa. Però poi leggo dal corriere questo : ” Sempre più le aspiranti matricole provenienti dall’estero (+14% rispetto all’anno 08/09) così come le donne (+22%). ”
Alchè mi chiedo : sono stupidi e non sanno che le università italiana siano scarse oppure sono università serie ed è per questo che ne arrivano pochi alla fine ??
bah misteri dell’informazione ;-)
Gabriele02
26 ago 2009 - 11:10 - #2Le università italiane non sono affatto scarse, anzi, il Politecnico è un ateneo eccezionale: molto meno eccezionale è la preparazione nelle materie scientifiche di chi esce da un liceo o scuola superiore, secondo le stime dell’OCSE, ed è quindi destinato, temo, se non a memorabili rimbalzi al test di ingresso - il primo anno di tasse fa comodo a qualunque uni… - a uscire al secondo giro, ovvero al secondo anno…
Nicola Ottomano
26 ago 2009 - 11:26 - #3D’accordo con Gabriele.
Io ho avuto la fortuna di studiare in un ITIS che è l’eccellenza in Puglia, a due passi da casa mia.
Il primo anno di Politecnico, praticamente, ho vissuto di rendita.
Molti miei compagni di classe invece avevano grandi difficoltà. Dai licei non si esce preparati per le materie tecnicho-scientifiche.
E comunque confermo, il Politecnico di Milano è una delle migliori università Italiane.
Nicola
fede83 fuorimilano
26 ago 2009 - 12:15 - #4meno male che gli studenti iniziano a capire..le lauree in comunicazione e per aspiranti veline sono solo specchi per le allodole, nessuna competenza acquisita e non passa l’idea che per fare delle grandi cose bisogna fare fatica, distinguersi dal resto attraverso la conoscenza..l’Italia ha bisogno di gente che sappia capire e sappia fare se non vuol continuare a sprofondare..nella terra che ha dato i natali al primo (e piu grande) ingengere della storia tutti aspirano a un posto in televisione o a fare soldi facili..forse c’è qualcosa che non va..
Massimo M.
26 ago 2009 - 13:03 - #5Ti sbagli perchè i numeri che hai citato fanno riferimento alla richieste al test di ammissione e quindi solo 1/3 potrà effetivamente accedere al primo anno.
Luca492
26 ago 2009 - 13:28 - #6quoto
Lèx80
26 ago 2009 - 15:11 - #7Lauree come “scienze della comunicazione” o “lettere e filosofia” servono solo a riversare sul mercato migliaia di sprovveduti che finiranno per fare centinaia di stage rigorosamente NON PAGATI senza mai avere uno straccio di lavoro. Chi è laureato in economia può fare corsi di ragioneria e riciclarsi contabile, chi ha fatto medicina e giurisprudenza può riciclarsi nei rispettivi campi… invece al “comunicatore” non rimangono che i call center.
La colpa è anche della micro-impresa italiana, che non usa figure qualificate e assume basandosi sulle conoscenze o sulle parentele piuttosto che sui buoni voti. All’estero i laureati italiani vengono trattati molto meglio (purché sappiano l’inglese, altra bestia nera degli italiani)
Marcoooooooooo
26 ago 2009 - 17:46 - #8Quoto Gabriele e Nicola (anche io vengo da un eccellenza meridionale: al primo anno di Politecnico la Prof di Analisi mi stava cacciando dall’aula perchè rispondevo sempre e solo io alle domande fatte durante la lezione, escludendo dalla stessa tutti i miei colleghi!! Ahuahauah…)
In ogni caso serve volontà, tanta buona volontà. Poi è ovvio che se fai Scienze della Comunicazione (o ancor peggio Lettere/Filosofia) ti serve il viaggio a Lourdes oppure il Papi potente. invece con Ingegneria un futuro minimo è garantito; resta il fatto che senza “testa” non si va da nessuna parte:
http://img30.imageshack.us/img30/4088/poveriarchitetti.jpg
Ahhhhhh…. le risate che mi sono fatto quando ho letto questo trafiletto!!
gigggino
26 ago 2009 - 23:10 - #98 non c’è proprio niente da ridere
Marcoooooooooo
27 ago 2009 - 01:27 - #10Certo che c’è da ridere. Ci sono architetti come quello del trafiletto ed Architetti con la A maiuscola (Renzo Piano, Santiago Calatrava, etc.): non conta solo COSA fai, conta soprattutto COME lo fai. Ovviamente ribadisco che a fare Ingegneria piuttosto che Filosofia/Lettere/Comunicazione si hanno maggiori possibilità di successo ricordando comunque che Ingegneria è 3 ordini di grandezza più difficile di tutto questi parcheggi per universitari scazzati. Ho visto persone con la laurea fare (quasi) l’elemosina e persone con la 5a elementare avere un successo strepitoso nella loro attività professionale.
A’ Giggì, se sei dalla parte “buona”, ridi. Altrimenti piangi (e tanta buona fortuna)!
Nicola Ottomano
27 ago 2009 - 10:43 - #11Concordo con Marco.
Anche io ho visto persone laureate con 110 e lode che, una volta nel mondo del lavoro, non sono riuscite a cavar nulla di più che un posto da centralinista in un call center.
Poi ci sono persone con il diploma o laureati con 80 che sfondano e guadagnano un sacco di soldi.
Tutto dipende dalle attitudini personali.
Ovviamente il titolo di studio è importante, come è importante “dove” hai conseguito quel titolo.
Basti pensare a gente che al Politecnico (corso Ing. Gestionale) non passava un esame e, una volta alla Bocconi, prendeva dal 25 in sù con la metà dello sforzo.
Nicola