Un blog di storie di Milano: Giambellino Tolstoi

Giambellino Tolstoi

Giambellino Tolstoi, un abbinamento che solo Milano poteva fare. Giovanni Bellini detto il Giambellino, pittore del XV secolo e Lev Tolstoj, o meglio Leone Tolstoi alla meneghina, romanziere dell’Ottocento, che aspettano entrambi il 14. Chissà di cosa parlano poi… Ma Giambellino Tolstoi in rete è soprattutto il nome di un blog.

Un sito che da quattro mesi racconta ai milanesi la loro città in una ventina di post indifferenti alle parole chiave dei motori di ricerca. Ma se ci finite per caso c’è da rimanere incantati: le esistenze di Salman, Ashif, Ivo, G.M. di Quarto Oggiaro, Dorando, Sara, Dewan e Rodolfo sono vite comuni, come le nostre, ma difficilmente ne avremmo sentito parlare se non ce le avessero raccontate.

C’è un ragazzo dalle idee ben chiare dietro a Giambellino Tolstoi: “Questo è il blog delle storie di Milano. Le storie che racconto io, Luca, studente e giornalista domiciliato qua dall’ottobre del 2007. In una città che non si può capire, ma solo raccontare”. È stato un piacere incontrarlo. L’intervista inizia dopo il salto.

Come ti è venuta in mente l’idea del blog?
Mi sono trasferito qui a Milano per frequentare un master in giornalismo; tra i professori c’era Pierluigi Panza che a fine corso, come compito, ci disse di portargli una storia che fosse legata a una via della città a nostra scelta. Ci fece la promessa che, se gli fossero piaciute, sarebbero state pubblicate sul Corriere. Da lì mi venne l’idea di andarle a cercare queste storie – già allora ne avevamo scoperte di molto curiose.

Cosa ti spinge a scrivere di Milano?
Io mi diverto a raccontare queste storie, le butto giù di getto, non mi costa nessuna fatica e ci metto poco a scriverle. Anzi, se mi pagassero per farlo – ride Luca – uscirei la mattina in motorino e ne racconterei una al giorno, sarebbe la mia gioia. In questo periodo collaboro con un giornale per la cronaca locale e mentre raccolgo informazioni per un articolo magari scopro una storia per il blog. Altre volte attingo alla mia vita personale, a quello che mi capita quotidianamente.

Come mai categorizzi i tuoi post utilizzando i nomi delle strade della città?
Mi piaceva l’idea che una storia fosse collegata a una via precisa. Ritorna l’idea che ci diede Panza quella volta. Da “immigrato” sono anche rimasto colpito da come Milano sia fatta in realtà di tanti piccoli villaggi. Ero a Niguarda qualche tempo fa per lavoro e ho potuto girarci una mattina. Mi sembrava di essere in un paesino della Toscana; tutti che si salutavano, si conoscevano… un modo di vivere che già qui al Giambellino non c’è.

Di dove sei? Come sono stati i tuoi primi tempi a Milano?
Io vengo da Livorno, una città molto più piccola di Milano. Due anni fa mi ci sono trapiantato dopo aver inizialmente provato a fare su e giù con il treno. Una volta, mi ricordo, ho dormito all’ostello della gioventù di QT8 ma è un’esperienza che non ripeterò. Poi nulla, dopo esser stato in via Settala per un po’ mi sono trasferito al Giambellino. Ci sono tante famiglie di immigrati ma c’è integrazione, è un quartiere in cui mi trovo bene.

In cosa è diversa Milano, secondo te, rispetto alle altre città d’Italia?
Lo si nota subito se vieni da fuori che questa città ha qualcosa in più. Forse è il suo respiro internazionale. Anche Roma ce l’ha ma è come se le mancasse quel pizzico di chiccheria che possiede invece Milano. Sai, lo si vede anche dalla gente come si veste. Qui ti puoi vestire come ti pare. Tanto nessuno ti giudica. Passando per via Torino un pomeriggio puoi vedere di tutto e questa è una ricchezza, a mio parere. Da noi c’è molta più omologazione.

Arrivando da una piccola realtà, cos’è per te Milano?
Le città, le metropoli sono catalizzatori di storie che vengono da tutto il mondo. Quanti stranieri vengono qui a Milano per trovare lavoro? Per me è già una storia di per sé il fatto che uno del Bangladesh viva a Famagosta. E mi domando: ma come vive? Come si ambienta? Da una parte la periferia di Milano e dall’altra il Bangladesh. Cosa esce fuori da questa unione? E prima ancora dell’immigrazione dall’estero qui si sono incontrate le storie di italiani di tutte le regioni del Paese.

Non vuoi dare un taglio giornalistico ai tuoi racconti, come mai?
I post che scrivo cerco di “salvarli” dal tempo che passa dandogli uno stile narrativo. Se tra dieci anni, nel 2020, il mio blog sarà ancora in piedi mi piace pensare che un lettore non troverà le mie storie datate. Certo, potrà pensare comunque che sono troppo vecchie e non valga la pena leggerle oppure le apprezzerà perché, semplicemente, sono interessanti. Ti dirò: a me piace Milano, anche se è chiusa a volte e… non ha il mare!

Foto | Giambellino Tolstoi

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