Edda – “Semper Biot”: uno strano disco su Milano

I cantautori del rock alternativo italiano in genere non amano molto Milano,: lo abbiamo notato proprio su queste pagine, analizzando i brani che Manuel Agnelli, Cesare Basile e Vasco Brondi (alias Le Luci della Centrale Elettrica) hanno dedicato alla nostra città.

Il discorso è un po’ diverso per l’album di cui parliamo oggi, “Semper biot” di Stefano “Edda” Rampoldi, ex cantante dei Ritmo Tribale tornato recentemente sulle scene con un album solista, dopo un decennio di vita dura, lontano dai palchi.

Si tratta infatti di un disco particolare, da vari punti di vista, che però trasuda Milano da tutti i pori. A partire dal dialetto utilizzato nel titolo e, qua e là, anche nei testi di canzoni come la title-track “Per semper biot" e "L'innamorato".

C’è poi un pezzo intitolato proprio “Milano” (lo trovate nel video qua sopra), in cui Edda canta – facendo un po’ il verso a Memo Remigi:

"Sapessi com’è strano/ Essere tossica dipendente di Milano / Bucarsi tra la gente che ti guarda e dice/ sto deficiente è di Milano"

Un brano che, al di là della parafrasi ironica, non lascia trasparire fastidio né prese di distanza dalla città, ma piuttosto l’empatia di chi è abituato a viverci dentro e a prenderla per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Una metropoli che tuttavia non resta uno sfondo neutro, ma emerge a più riprese nei 12 brevi brani che compongono i 39 minuti di “Semper Biot”, come quando Stefano chiede "Tu dove sei?/ Mi sono perso mentre andavo all’Ikea" o gioca con gli steotipi avvertendoci che "C’è anche San Vittore/ disintossicami dal panettone di Milano".

Un disco da sentire assolutamente in ogni caso. Se poi avete vissuto almeno un po' in città, vi potrà regalare qualche soddisfazione in più.

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