Gite fuori porta a Milano: l'abbazia di Morimondo

Al di là dell'abbazia, prati, boschi e ruscelli a perdita d'occhio.

La primavera è arrivata e clima permettendo vien davvero voglia di mettere il naso fuori casa e trascorrere qualche ora all'aria aperta. Disgraziatamente non tutti possediamo seconde case al mare o in montagna, ma ci sono parecchie opzioni per godersi un po' di pace non troppo lontano dai confini di Milano. In verità qualche opportunità c'è anche in piena città, come avevamo segnalato nel post sulla passeggiata lungo il naviglio della Martesana, questa volta invece andiamo a dare un'occhiata all'abbazia di Morimondo.

Ora, l'attrattiva principale è l'abbazia, quindi cominciamo raccontando un po' la sua storia, ma per chi non è troppo interessato a chiese & dintorni non è il caso di disperare: non è questo l'unico motivo per cui vale la pena di fare circa tre quarti d'ora di macchina per raggiungere questo paesino a sud ovest di Milano (che per la precisione si trova qui), in piena pianura padana. Dicevamo dell'abbazia:

"Il Monastero di Morimondo, nome che significa “morire al mondo”, cioè "vivere da risorti", venne fondato nel 1134 a Coronate, località ancora esistente a circa un chilometro dall'abbazia, dai monaci provenienti dal monastero cistercense di Morimond in Francia. Insieme all’abate Gualchezio (Gualguerius) arrivarono Gualtiero, Ottone, Algisio, Guarnerio, Arnoldo, Enrico, Frogerio, Pietro, Bertramo, Petrus Niger e altri monaci di cui non conosciamo il nome. Nel 1136 essi si trasferirono in località “Campo Falcherio”, l’attuale sede. In poco tempo il monastero acquistò importanza e accolse numerose vocazioni provenienti da tutte le classi sociali; addirittura prima della costruzione della chiesa, i monaci morimondesi fondarono altre due comunità: nel 1143 Acquafredda (Como) e nel 1169 Casalvolone (Novara). Un segno notevole ed eloquente della ricchezza di vocazioni é testimoniato dalla fiorente attività dello scriptorium. Anche dal punto di vista agricolo ci fu una notevole espansione con gran numero di grange, oratori e mulini dislocati su un territorio di circa 3.200 ettari nel XIII secolo, di cui due terzi erano campi coltivati e un terzo boschi".

A proposito di campi coltivati e boschi, personalmente è questa l'attrattiva che ritengo più interessante e che mi ha spinto a passare un pomeriggio da queste parti. Ed è ancor più consigliata se siete degni compagni di un cane, che qui ha davvero la possibilità di scorrazzare libero e felice, visto che i campi, i boschi e i prati (spesso accompagnati da vari ruscelli) sono davvero a perdita d'occhio e c'è di che passare del tempo senza incrociare neanche una persona.

Questo vale tanto più quanto riuscite ad andare non nel week-end. Ma anche nel caso non abbiate la possibilità di prendervi un pomeriggio in settimana, c'è di che trovare spazi liberi anche tra sabato e domenica. Non perché ci sia poca gente che frequenta la località (anzi, è decisamente strapiena), ma perché tutti tendono ad ammassarsi sui primi prati, perdendosi così buona parte del piacere che offre questo luogo, e cioè camminare lungo i ruscelli, tra prati e boschi. Consigliatissimo anche per una gita in bicicletta.

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