Il campo rom di via Rubattino è stato sgomberato dal Comune, ma ancora non si sa che fine faranno i 36 bambini che ogni giorno dal campo andavano nella vicina scuola “Bruno Munari” di via Feltre e che adesso rischiano di perdere quella piccola opportunità di educazione e scolarizzazione.
È questo il succo della lettera aperta scritta dall’associazione di genitori di quella scuola per denunciare la situazione e provare a cercare insieme una soluzione.
Ora questi bambini hanno perso tutto e noi abbiamo perso l’occasione di dimostrare loro che siamo un Paese democratico capace di accogliere persone e culture diverse dalla nostra, magari in difficoltà. Abbiamo perso l’occasione di dimostrare ai nostri figli che la tolleranza e la convivenza civile sono valori alla base di una società democratica e che le diversità devono essere vissute e valorizzate come risorse.
Da quando il campo è stato sgomberato almeno una decina di bambini rom hanno continuato ad andare a scuola, anche grazie ai genitori dei loro compagni italiani che si sono dati da fare per accompagnarli; manca però un intervento delle autorità che possano garantire il diritto allo studio, valido per tutti sia italiani sia immigrati sia rom.
In seguito agli sgomberi di Rubattino e di via Forlanini, Milano Città Aperta ha convocato per domani, 2 dicembre, una fiaccolata di solidarietà alle 18 da piazza San Babila a piazza Fontana. Intanto è quasi un paradosso che a preoccuparsi per i bimbi rom siano i genitori degli altri bambini che andavano a scuola con loro.
nicola-ottomano
01 dic 2009 - 12:08 - #1I bambini sono solo vittime incolpevoli dell’inettitudine dei loro genitori, da un lato, e delle mire propagandistiche dei politici dall’altro.
minnianto
01 dic 2009 - 15:54 - #2Mire propagandiste?
Far rispettare la legge è propaganda?
felice
02 dic 2009 - 08:41 - #3Anche chi ha la casa svaligiata è vittima dei genitori di questi bambini e dei politici che vogliono fare carriera difendendoli
E’ incredibile che si possa tolleare una comunità che dichiaratamente campa sulle saplle deglio onesti.
Auguro a chi non la pensa così di provare l’esperienza di tornare a casa e non trovare più gli anni di lavoro spesiin essa grazie alle visite dei loro amici zingari.
romak
02 dic 2009 - 12:14 - #4@felice
la tutela (e l’istruzione) di un bambino non dovrebbe avere nulla a che vedere coi genitori, non credi?
Anzi, a voler essere precisi ce l’ha, visto che l’unica speranza che i bambini non crescano facendo quello che fanno i genitori è proprio assicurando loro una crescita normale. Come può un bambino, una volta adulto, provare un sentimento di stima verso una società che non si preoccupata di considerarlo come un semplice bambino, ma mettendogli l’etichetta di rom, quindi potenziale delinquente? (questo ovviamente non ha nulla a che vedere con il problema dei rom che, secondo la cronaca, si dilettano nel ripulire appartamenti. Non tutti ovviamente, ma non voglio certo negare che esista un problema da affrontare, anche in questo senso. Solo credo che sia un errore enorme non occuparsi dei bambini, sia dal punto di vista umano, sia da quello di opportunità di miglioramento della società)