Allarme Lambro: un appello per salvarlo in vista dell'Expo



Quando capita di fare una passeggiata al parco Lambro e si passa in prossimità della cascatina è bene tapparsi il naso. Un odore nauseabondo, acido, che testimonia il carico di liquami e rifiuti chimici che hanno definitivamente ucciso il fiume che passa in prossimità della nostra città. Un misto di tristezza e rassegnazione invade l'animo, sopratutto in prossimità di scorci inaspettatamente belli, ma sempre conditi con un po' di schiumetta. In agosto 20 anatre ci sono morte avvelenate.

Che il Lambro sia uno dei fiumi più inquinati del mondo lo testimonia un recente reportage di Io Donna realizzato in collaborazione con Legambiente. Il fiume, o fogna che dir si voglia, è inevitabilmente segnato da due terzi degli scarichi civili e industriali della Lombardia, l’equivalente del liquame prodotto da undici milioni di abitanti.

Foto by Flickr

Secondo Carlo Petrini, il visionario presidente di Slow Food, l’Expo avrà successo "solo se sapremo risanare il Lambro, simbolo del degrado ambientale ed etico italiano". Un tentativo di bonifica c'è già stato: era il 1975 quando Giorgio Ruffolo stanziò cinquemila miliardi per il risanamento del Lambro. Un fallimento: tangenti e promesse mai mantenute.

Il reportage parte dalla fonte e percorre tutta la sua lunghezza fino al Pò. Partiti da Piano Rancio, sopra Ghisallo, nel Comasco, dalla pietra “Qui nasce il fiume Lambro” alla sua morte, che avviene poco dopo Erba e raggiunge l'apice in prossimità di Milano "i depuratori ci sono, ma non tutti i liquami vengono trattati". E si conclude nella sua foce e l'incontro con il Pò, dove avviene "il lento e tremendo impatto con la brodaglia grigiastra, bluastra, livida e fetida".

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