Le due lune, i licantropi milanesi di Luca Tarenzi

Le due lune, Luca TarenziE' da poco uscito nelle librerie italiane il romanzo Le due Lune, di Luca Tarenzi, una storia di licantropi ambientata in una Milano dalle tinte horror (edizioni Alacran). In tempi di manie da vampiri di Twilight potrebbe essere un ottimo regalo natalizio in stile urban-fantasy.

Il romanzo racconta la storia misteriosa di Veronica, una ragazzina diciassettenne di Milano, che suo malgrado, scopre un mondo sotterraneo, oscuro e pericoloso. Durante una notte rischiarata dalla luna piena, di ritorno da una festa, Veronica viene aggredita e morsa da una creatura che sembrava vivere solo nelle leggende. Da quel momento la vita della ragazza cambia radicalmente.

Non raccontiamo altro del libro, ma per conoscere un po' di più l'autore, Luca Tarenzi, e il suo rapporto con Milano gli abbiamo rivolto alcune domande.

La storia che racconti parte un fatto di cronaca datato 1792, come lo hai scoperto?
Ne ho sentito parlare per la prima volta anni fa da un amico milanese, grande conoscitore del passato reale e leggendario della sua città: la storia di come, nell’estate di quell’anno, una misteriosa “bestia feroce” fece strage di ragazzini nelle terre che circondavano le mura cittadine. L’evento è storicamente documentato, e impressionò moltissimo le persone che vi assistettero. La notizia mi si è poi riaffacciata alla memoria quando ho concepito l’idea da cui è nato il romanzo: sarebbe stato possibile, partendo da quel fatto, immaginare di radicare la leggenda universale del lupo mannaro anche nelle strade di Milano? Mi sono risposto di sì, e d è da lì che ha avuto origine il mio romanzo.

Come definiresti il tuo rapporto con Milano?
Complicato, nel migliore dei casi… Non ci ho mai vissuto ma l’ho frequentata molto, fin dagli anni dell’università. Mi è familiare ed estranea al tempo stesso. Se la si guarda da fuori sembra frenetica, dura, tutta proiettata sul futuro, ma se appena si va oltre la prima impressione ci si rende subito conto che c’è molto di più, si “sente” il peso di tutto quello che nasconde nel suo passato. È una città dalle ossa antiche, piena di echi che riverberano da secoli lontani e meno lontani; alcuni dei suoi palazzi sono costruiti con pietre che già sorgevano in quegli stessi luoghi al tempo degli imperatori di Roma. Milano mi attira, mi spaventa, mi accoglie spesso e altrettanto spesso si rifiuta di farlo. Ma non mi lascia mai indifferente.

Pensi che Milano sia una città difficile da raccontare?
Sì, come tutte le città che hanno attraversato i millenni raccogliendo un brandello di mondo da ogni singola epoca: come si può pretendere che non abbiano un’identità quanto mai varia e complicata? Ciononostante è una difficoltà che uno scrittore ha il dovere di affrontare se vuole renderle giustizia. Scavando nel suo passato per documentarmi sono venuto in contatto con storie che nemmeno immaginavo potesse nascondere: c’è una Milano “di superficie”, fatta di fretta, traffico, moda e turismo di massa, e una Milano “delle profondità”, che custodisce in silenzio le esistenze leggendarie (e qualche volta semistoriche) di stregoni, demoni, spettri, angeli e bestie soprannaturali. Io ho cercato di raccontarle tutte e due, e di mostrare come è possibile che – almeno nella vita dei miei personaggi – entrambe le anime della città possano manifestarsi e convivere fianco a fianco.

Spesso si associa Milano al genere noir, come è stato vederla sotto il profilo dell’urban fantasy?
Mi verrebbe da dire: una bella avventura! In realtà Milano, per quanto possa sembrare strano a chi non si è mai soffermato a pensarci, è il setting ideale per un romanzo urban fantasy: ha un’efficacissima veste metropolitana, un’atmosfera notturna nebbiosa e a tratti inquietante, un tessuto urbano di edifici modernissimi a fianco di altri secolari e, come ho detto, un passato leggendario che è un autentico tesoro, dal quale si può attingere a piene mani.

Che ne pensi del fenomeno di Twilight, visto dalla prospettiva milanese?
Penso che la diffusione che sta vivendo in questo momento il genere fantastico-moderno, grazie anche alle mode letterarie, possa essere una grande occasione per chi desidera fare letteratura fantastica in un modo nuovo per il nostro paese: più aumenta la sua diffusione e meno sembrerà strano, ad esempio, ambientare in Italia quelle storie che tradizionalmente, come lettori, abbiamo sempre incontrato in luoghi diversi (di solito il mondo anglosassone) e costruirle con materiali che appartengono alle nostre tradizioni e alla nostra storia.

C’è un altro “mistero milanese” che ti affascina abbastanza per pensare a un romanzo?
Innumerevoli! Così tanti, a dire la verità, da poterci costruire anche più di un singolo altro libro. E questi sono in effetti i progetti che ho in serbo, se le circostanze me lo permetteranno: la saga che ho iniziato con Le due lune ha ancora molta strada da fare, sia nel passato che nel futuro della città in cui è ambientata.

Chi sono i “mostri” di oggi?

I mostri sono sempre gli stessi, in ogni epoca: quelle che cambiano sono al massimo le maschere con cui si nascondono, per poter continuare a vivere tra di noi. E i mostri, in tutte le epoche, sono figli degli esseri umani: siamo noi che diamo loro vita con la mostruosità dei nostri lati oscuri, dei nostri peggiori pensieri, delle nostre azioni. Senza gli uomini non ci sarebbero mostri sulla Terra. Il mostro che io racconto, il lupo mannaro, ha bisogno di un essere umano per manifestarsi: ha bisogno della protagonista della mia storia, della sua rabbia, del suo desiderio di rivalsa per potersi scatenare nel mondo. Per questo la tenta con la promessa di un potere e di una libertà senza limiti. Ma il potere senza limiti è mostruoso, come potrebbe non esserlo? E dunque non c’è forse, in storie come questa, una lezione che farebbe bene a ciascuno di noi imparare?

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