UberPop, il carsharing di Uber: che cos'è e come funziona (e perché i tassisti lo odiano)

Il comune di Milano si scatena. Tra poco si faranno sentire anche i tassisti. Ma come funziona UberPop?

Il comune di Milano si scatena. Tra poco si faranno sentire anche i taxisti.

Non bastava Uber a fare infuriare i tassisti, che già non sono nemmeno entusiasti dei tanti carsharing che affollano la città (ultimo arrivato Twist), adesso ci si mette anche la versione low cost di Uber, che va sotto il nome di UberPop. Che cosa cambia? Il fatto è che se Uber è un vero e proprio noleggio auto con autista, che spesso portano in giro anche berline di un certo pregio, UberPop si rivolge a una fascia completamente diversa, simile a quella che utilizza siti internet di condivisione come AirBnb o BlaBlaCar.

UberPop è infatti completamente diverso dall'Uber classico: utilizzando la stessa applicazione si potrà decidere se chiamare la berlina tradizionale, oppure chiedere un passaggio a una persona che si è resa disponibile a offrire questo servizio e che si trova nei paraggi. Il costo (45 centesimi al minuto, di cui l'80% rimane all'autista) è più alto delle varie Enjoy (25 centesimi) e Car2Go (29), ma ha ovviamente il vantaggio di avere l'autista. Autista che, però, non si conosce. Ed è su questo punto che si concentrano le varie critiche: "fare salire persone in macchina di un estraneo? È pericolosissimo".

Che è un po' la versione 2015 del "fai acquisti su internet così ti fregano", visto che ovviamente ci sarà un metodo per valutare e dare i voti ai vari conducenti (che lo fanno per guadagnare qualcosa, non per divertimento, anche se non si può dire), e che comunque (ma questo è quasi secondario) per diventare autisti, gli utenti devono sottoporre la propria candidatura al portale partners.uber.com. “Controlliamo tutti i documenti della macchina, patente e assicurazione – che deve coprire anche il passeggero – e ci assicuriamo che la fedina penale sia pulita”, tiene a sottolineare Arese Lucini, Regional Manager di Uber in Italia.

Il Comune di Milano, che sotto molti aspetti è all'avanguardia, su UberPop non mostra nessun segnale di apertura (e addirittura il Tribunale di Milano ha deciso di bloccarlo su tutto il territorio nazionale): "In merito al servizio Uberpop, presentato oggi da Uber, è importante sottolineare che si tratta di un progetto irresponsabile. Questa novità espone tutte le persone che decideranno di farsi pagare per fare il tassista abusivo – magari in buona fede – alla confisca del veicolo, a una sanzione amministrativa (da 1.761 a 7.045 euro) e alla sospensione della patente da quattro a dodici mesi, così come previsto dal Codice della Strada. Bisogna distinguere in maniera chiara un’organizzazione di car pooling, che porta ad un’equa condivisione delle spese tra i passeggeri anche tramite app (come BlaBlaCar), da iniziative a fini di lucro (sia per la app, sia per l’autista), che nulla hanno a che vedere con la sharing economy, ma che oggi sono solamente un’evidente violazione delle leggi in corso", questo quanto hanno affermato gli assessori alla Sicurezza e Polizia locale Marco Granelli e alla Mobilità Pierfrancesco Maran.

Sulla carta, codice alla mano, hanno perfettamente ragione. Peccato che l'abusivismo sia ancora tanto vietato, quanto diffuso. E non c'è nemmeno un'applicazione che ci dica quanto gli altri utenti di quel tassista abusivo hanno gradito il personaggio. Insomma, le cose stanno rapidamente andando in questa direzione, regolamentarle si può, cercare di bloccarle è abbastanza inutile. E i tassisti? La strategia migliore non sarà quella di boicottare queste novità in ogni modo, ma quella di provare anch'essi a evolversi, come in parte stanno già facendo.

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