L'Expo 2015 rischia di saltare?

Appalti esposti ai ricorsi del Tar, sospetti di infiltrazioni mafiose e la posizioni di Sala in bilico. Il tutto in un quadro di ritardi colossali.

Meno di un anno all'Expo 2015, ma la tegola che ieri si è abbattuta sull'esposizione universale con l'arresto di alcune persone chiave rischia di mettere tutto in dubbio, addirittura il fatto che lo stesso Expo 2015 si tenga. Com'è possibile? La possibilità è abbastanza remota, e molto probabilmente alla fine il modo di tirare avanti e portare a compimento i lavori si troverà.

Certo è che quest'ultima tegola non va a cadere su una situazione stabile e tranquilla. Al contrario, diventa un altro colpo che va ad assestarsi su una situazione già di suo dotata di ben poco equilibrio e che è costantemente sul filo del fallimento. Una situazione fatta di opere cancellate, opere promesse e mai realizzate, opere contestate e, soprattutto, opere in gravissimo ritardo e che rischiano di saltare.

In uno scenario già così compromesso, ora il fragile equilibrio rischia di saltare. Per due ragioni, soprattutto: l'arresto di Angelo Paris significa il venir meno (giustamente o meno lo deciderà la magistratura) di una figura chiave, quella che aveva in mano i tempi e le situazioni di tutti i lavori. Bisogna quindi trovare l'uomo giusto per sostituirlo al più presto e sperare che riesca a inserirsi in un meccanismo davvero complesso al più presto. Ma ogni giorno perso rischia di essere quello cruciale, se si considera che già prima delle ultime vicende - per riuscire a concludere i lavori per tempo - bisognava tenere aperti i cantieri "giorno e notte", come detto dal Commissario Sala.

Il secondo aspetto è il coinvolgimento dell'impresa vicentina Maltauro. L'arresto dell'imprenditore a capo, Enrico Maltauro, mette a rischio le due gare vinte da questa impresa: basterebbe un ricorso al Tar per far saltare tutto - d'altra l'accusa per le persone coinvolte è di turbativa d'asta -, come spiega Repubblica Milano.

L'appalto delle architetture di servizio è stato aggiudicato lo scorso dicembre: in corsa c'erano dodici aziende, ha vinto la Maltauro di Vicenza. Si partiva da 67 milioni di base d'asta, si è scesi a 55,6 milioni. Soldi per costruire tutti quegli edifici disseminati all'interno del milione di metri quadrati e necessari per ospitare ristoranti, servizi igienici, spazi commerciali, magazzini, locali tecnici, spazi per i visitatori e i Paesi. (...) Le ruspe della Maltauro, insomma, hanno già macinato lavoro. Si va avanti. Non sono ancora al lavoro, invece, gli operai che dovrebbero realizzare la contestata Via d'acqua sud, quegli 11 chilometri della discordia che, ironia della sorte, proprio tre giorni fa erano rispuntati sulla carta dei progetti. In questo caso, la Maltauro si è aggiudicata nel luglio 2013 l'opera: 42 milioni, il conto finale. Da allora, però, ci si è limitati ad allestire l'area di cantiere e a circondare i futuri scavi con transenne presidiate dai comitati. Nulla si è mosso. Tanto che la stessa Maltauro ha già presentato un conto di 13 milioni a Expo spa per i lunghi mesi di stop forzato, con operai e mezzi bloccati.

Un terzo sospetto, che riguarda ciò che fin dall'inizio ha più preoccupato, sorge per le mosse del governo, visto che la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, aveva fatto sapere pochi giorni fa di voler ascoltare Giuseppe Sala per possibili infiltrazioni di stampo mafioso all'interno di Expo. A quanto pare, a riguardo, ci sono due fascicoli aperti dalla procura di Milano. Il terremoto potrebbe aggravarsi e il colpo del ko potrebbe arrivare proprio da colui che fino a questo momento sembra essere estraneo a ogni coinvolgimento: Giuseppe Sala. Aveva detto che la sua persona sarebbe stata "a disposizione" se qualche membro del suo staff non si fosse rivelato "perbene", adesso tutti sperano che non mantenga la parola data.

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