
La proposta di Letizia Moratti di intitolare una via a Bettino Craxi ha suscitato un po’ dappertutto vivaci dibattiti (qui le ragioni del sindaco e qui un commento del nostro Gabriele Ferraresi). Il livello della polemica sembra destinato a passare ad un livello di intensità superiore con la recente indizione di una manifestazione di piazza.
I promotori sono Piero Ricca e la sua associazione Qui Milano Libera. Il presidio, che si svolgerà sabato 9 Gennaio in Piazza Cordusio angolo Via dei Mercanti tra le 14 e le 17.30, viene motivato così sul relativo, immancabile gruppo su Facebook:
Onorare sulla pubblica piazza i politici condannati per corruzione e fuggiti in latitanza.è un pessimo esempio per i cittadini: ecco perché è necessario esprimere un civile e fermo dissenso rispetto a questa scelta e alla contestuale “riabilitazione” dell’ex leader socialista, che inevitabilmente assume un valore simbolico in un Paese in cui le classi dirigenti si sottraggono sempre più facilmente alle proprie responsabilità, anche attraverso una impressionante sequenza di leggi su misura, mentre magistrati e giornalisti in prima linea contro mafia e corruzione vengono criminalizzati
proust
06 gen 2010 - 19:37 - #1non si può rititolare Viale Tunisia?
“via Bettino Craxi già (in) Tunisia”
:-D
kiri
06 gen 2010 - 20:34 - #2^_^ grande!
antonellar
06 gen 2010 - 22:06 - #3Vedi anche:
“Una via a Craxi: non è momento di riabilitazioni”
http://www.partecipami.it/?q=node/8671
M.s.m.
07 gen 2010 - 09:28 - #4Se dovessimo fare un inchiesta a tutti quelli ai quali è stata dedicata una via o una piazza mi sa che ne verrebbero fuori delle belle…
Cittadino semplice
08 gen 2010 - 13:54 - #5News dagli organizzatori del sit-in. http://www.pieroricca.org/
Presente Salvatore Borsellino, Basilio Rizzo, Beppe Grillo e (forse) Moni Ovadia.
Sta diventando una cosa importante. Partecipate, partecipate, partecipate.
Sara543
10 gen 2010 - 01:13 - #6Vi informo che a Valmontone, provincia di Roma, via Bettino Craxi c’è da almeno 4 anni.
alessiob
23 gen 2010 - 11:29 - #7L’ultima lettera di Sergio Moroni
Egregio Signor Presidente,
ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l’atto conclusivo di porre fine alla mia vita.
E’ indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l’espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle “decimazioni” in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la “pulizia”. Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C’è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole.
Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto d’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciaccallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da “pogrom” nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma che pure ha fatto dell’Italia uno dei Paesi più liberi dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee, ma operare per realizzare positivamente le proprie capacità e competenze. Io ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il “sistema”, ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un’informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna. Con stima.
Sergio Moroni
L’on. Sergio Moroni si è suicidato il 2 settembre 1992