Sciopero immigrati 1° marzo: Milano sarà ferma?

sciopero 1 marzo immigratiIl 1° marzo ci sarà lo sciopero degli immigrati: spero che ci facciano vedere che senza di loro, un Paese si ferma. Non fanno bene, fanno benissimo: avrebbero dovuto farlo prima, spero che aderiscano tutti i 900mila e rotti che risiedono in Lombardia. Ma pensiamo, per un attimo, e muovendoci con il nostro poco affidabile senso comune - che andrà anche a spanne, ma a volte ci prende - a che cosa cambierebbe in una giornata milanese senza lavoratori immigrati.

Non so perché, ma la prima cosa che mi è venuta in mente, sono stati i pony e i corrieri che ritirano i pacchi dai nostri uffici. Un lavoro che vedo svolgere praticamente solo da latinos: il primo marzo, niente pacchi e pacchetti da spedire. Poi, la seconda cosa che mi è venuta in mente, sono state le infermiere che hanno curato qualche parente anziano che ora non c'è più. Anche lì, Sudamerica, a volte Bulgaria e Romania, se ben ricordo, un est Europa generalizzato.

I cantieri edili, fermi: la manovalanza, quella che fa il lavoro che spacca la schiena, io non la vedo italica da dieci generazioni, o la vedo in una percentuale molto più ridotta rispetto a dieci anni fa. Dal magutt, abbiamo traslato verso il maruego: spesso sono loro, quelli che si fanno sempre male "al primo giorno, è qui da stamattina, ispettore glielo assicuro". Niente cantieri: la nostra frenesia architettonica dovrà decisamente attendere.

E poi?

Poi, la quarta cosa che mi viene in mente, sono le colf che puliscono le nostre case. O meglio: le case di chi se lo può permettere, e che mette in mani macedoni lo straccio della polvere e il Pronto, o in mani brasiliane il Glassex, persone che che di solito non hanno più tempo o voglia di pulire la casa. Non parliamo restando in tema di cura domestica, delle badanti (290mila, nella provincia di Milano): una professione in pratica nata con l'immigrazione in Italia, e di cui abbiamo tremendamente bisogno. Colf e badanti, ringraziano ancora, per la norma che incasina ancora di più le loro già complicate esistenze, la simpatica iniziativa della regolarizzazione di cui potete leggere su Lavoce.info

Con quasi 290mila domande e circa 40mila nella sola provincia di Milano, la sanatoria di badanti e colf si è appena conclusa. Ha stabilito un’incomprensibile gerarchia tra lavori più o meno meritevoli di regolarizzazione

Non conterà nulla, ma un'altra cosa che mi è venuta in mente, è il servizio stampa: la distribuzione dei quotidiani, verte in massima parte, in Lombardia, su un sofisticato giro di padroncini. Anche loro, mica tanto italiani da generazioni. Ecuadoregni, molto spesso, altrettanto spesso sudamericani delle varie latitudini del continente. Mica li vedi per strada: fanno orari insani, perché tu possa avere il Corriere in edicola all'alba e leggerti Alberoni davanti alla macchinetta del caffè.

Si potrebbe proseguire molto a lungo, ma chiaramente, il senso comune è fuorviante: ci mostra solo quello che ci capita davanti agli occhi, o quello di cui abbiamo bisogno. L'economia italiana è decisamente multietnica, visto che il 9,7% del PIL, la ricchezza prodotta nel nostro paese, arriva da lavoratori e imprenditori di paesi extracomunitari come spiega un rapporto di Unioncamere:

il 7,2 per cento delle imprese individuali presenti sul territorio (242.969 aziende) è messo in piedi e gestito da un «capo» nato in un paese fuori dai confini comunitari. Ce lo dice un' indagine dell' Unioncamere (l' associazione delle Camere di commercio) fornendo un dettagliato ritratto degli «stranieri» che intraprendono.

Sono tanti, sparsi su tutto il territorio, ma con una spiccata preferenza per il Centro e il Nord: soprattutto Toscana (provincia di Prato in testa) e Lombardia. Le attività scelte per mettersi in proprio vanno dal commercio - primo in classifica con oltre 104 mila negozi aperti (il 10 per cento sul totale) - all' edilizia e alle attività manifatturiere (in particolare tessili e calzature).

Veri e propri settori di punta, visto che le tre voci, messe assieme, coprono l' 82,3 per cento di tutte le aziende individuali gestite da immigrati. Ma i rami si vanno diversificando: secondo gli ultimi dati Unioncamere (primo trimestre 2009) fra le imprese in attività con titolare immigrato ci sono oltre 6 mila alberghi e ristoranti, oltre 5 mila aziende che forniscono servizi pubblici, più di 1.300 che offrono attività di intermediazione monetaria e finanziaria e 11 che forniscono energia


La foto che apre il post invece, vi mostra come eravamo noi: quando andavano in America cent'anni fa, una famiglia a casaccio sbarcata a Ellis Island, New York: fate un bel "come eravamo" nei loro archivi.

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