
Ieri sera al Teatro Dal Verme di Milano c’era un incontro importante: il sindaco Letizia Moratti, Red Ronnie, consulente dell’immagine del sindaco, e Mohammed Yunus, economista, fondatore del microcredito e di Grameen Bank, nonché Nobel per la Pace nel 2006. L’ho inserito per ultimo, per quanto giganteggi rispetto ai primi due, per un motivo preciso: leggete e vedrete, la serata, mi ha lasciato un po’ deluso (per usare un eufemismo).
Quando Red Ronnie sale sul palco e presenta con fare sanremese la giovane cantante pugliese Erica Mou, che prima di cantare parla di sua nonna, molti tra il pubblico rimangono perplessi. Ma quando, subito dopo, il microfono passa a Paola Turci e alla sua canzone sulla terribile tragedia del Ruanda, l’odore zuccheroso del peggiore buonismo invade completamente la sala.
Appare chiaro che la quella che sulla carta poteva essere una interessante conferenza, un modo valido per avvicinarsi all’universo del microcredito, non è altro che una sfilata del cattivo gusto. Ma non c’è limite al peggio, perché dopo la Turci, come prevedibile, tocca al sindaco Moratti salire sul palco e declamare candidamente il discorso che ha preparato per l’occasione…
…due minuti di pensierini da prima media sulla cattiveria del mondo, sul bisogno di impegnarsi ognuno nel suo piccolo per cambiare le cose, parole che nella bocca di una bambina fanno commuovere i nonni a natale, ma, se ascoltate dalla voce del sindaco di Milano, la moglie di un petroliere, nata nella famiglia dei primi broker assicurativi d’Italia, miliardari in lire e oggi in euro da generazioni, suonano bizzarre.
La goccia che fa traboccare il vaso però, è l’arrivo sul palco di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, la cui presenza in una conferenza sul microcredito è a dir poco grottesca. Alcune voci di protesta si alzano dalla platea; non troppe, a dimostrare quanto sia drammaticamente basso il senso critico dei milanesi.
Fortunatamente Profumo calma le voci di protesta chiedendo venia, affermando testualmente “E’ imbarazzante lo so, ma ci metto poco“: è il momento, dopo più di venti minuti di agonia cerebrale in cui sale in cattedra Mohammed Yunus. Gli applausi sono scroscianti e la Moratti sorride a dentatura completa.
Finalmente nella grande sala del Dal Verme si sente solo il tranquillo inglese di Yunus, che spiega pacatamente al pubblico le formidabili potenzialità del microcredito e strappa applausi ad ogni frase:
“Quello che abbiamo fatto è stato molto semplice, abbiamo osservato il comportamento delle banche convenzionali e ci siamo detti, bene, ora dobbiamo fare tutto il contrario. E così, se le banche convenzionali facevano venire nelle loro sedi i clienti, noi andavamo da loro, se individuavano la clientela nei più ricchi noi la individuavamo nei più poveri, se il loro scopo era quello di fare sempre più soldi, il nostro era quello di rispondere ai bisogni dei nostri clienti, e infine, se le banche convenzionali erano proprietà di piccoli gruppi di finanzieri ricchissimi, le nostre avrebbero dovuto appartenere ai poveri.”
Sono bei discorsi, di quelli che fanno sognare ad un altro mondo possibile, di quelli che tutti abbiamo bisogno di sentire ogni tanto, per allontanare il pessimismo e continuare a sperare nel futuro. Ma quando le telecamere proiettano sul megaschermo le facce sorridenti della Moratti, di Red Ronnie, ma soprattutto, quella di Profumo, viene il dubbio che forse non capiscano l’inglese.
Che forse non hanno inteso bene le parole di Yunus, che il problema è proprio nel loro modo di intendere il mondo e l’economia, che il sistema da cambiare sono loro. Il dubbio però si rivela maldestro, perché alla fine del suo discorso è Yunus che dimostra di non aver capito la situazione, è lui l’ingenuo in sala, non sono loro.
L’ingenuità è l’unica spiegazione che permetta di far quadrare il discorso finale di Yunus, che ringrazia la Moratti per la sua fantastica idea di trasformare Milano nella prima città senza poveri del mondo, per realizzare il suo sogno, relegare la povertà in un museo. Sogni che messi a confronto con le politiche che effettivamente la giunta sta perpetrando da anni, risultano onestamente di cattivo gusto.
Fortunatamente la sfilata si avvia al termine, è il tempo che rimane basta soltanto alla Moratti per sfoggiare la sua bontà, presentando il video del suo recente viaggio ad Haiti “per mostrare quello che Milano fa per Haiti” e per conferire a Yunus il premio Gandhi/9.11: una statuetta a forma di torri gemelle, colorate dei colori della pace, con sovrapposta la sagoma di Gandhi, realizzata da Marco Lodola.
Importante ricordare che in precedenza il premio è stato assegnato anche a Cristina d’Avena.
oooo00
02 feb 2010 - 13:07 - #1avrei dovuto piangere, ma in effetti ho riso. molto.
davvero Profumo ha esordito con “lo so è imbarazzante, ma sarò breve” ?!
incredibile, avrei voluto esserci. .. no, a pensarci bene, avrei voluto essere nel posto più lontano da lì. su alpha centauri.
romak
02 feb 2010 - 13:48 - #2Come siamo messi male…
Per il resto, grande Mohammed Yunus!
DanieleMI
02 feb 2010 - 14:09 - #3Per i più digiuni di finanza mi preme far presente che Profumo non era li a caso, Unicredit Banca è uno dei più grandi partner europei di Grameen Bank, è il socio fondatore di Grameen Italia ed uno dei maggiori azionisti del Grameen Trust europeo
hermes
02 feb 2010 - 15:33 - #4Perché si sarebbe dovuto protestare contro Profumo? Lui non fa finanziamenti alle piccole imprese? Non fa mutui alle famiglie per comprare case che altrimenti non si potrebbero permettere? Non paga dividendi alla vecchietta che investe i risparmi di una vita in azioni Unicredit?
Lemonia
02 feb 2010 - 15:54 - #5in effetti quello che è avvenuto ieri sera è stato a tratti straziante, e anche a me l’evento ha lasciato un po’ l’amaro in bocca..vedere e sentire Yunus è stato formidabile, davvero emozionante anche se già conoscevo bene la sua teoria, avendo letto i due suoi libri. Cio’ che mi ha sconvolto è stato il marketing promozionale della blanda politica regionale con i soliti buonismi. Cio’ che penso, pero’, è che bypassando queste persone, volando alto, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare un messaggio importante “cambiare è possibile”. Farlo a Milano o farlo altrove, l’importante è immaginare e cercare di realizzare, come esorta Yunus. Per cui basta crogiolarsi nella sfortunata e pedante vicenda politica italiana , e riflettiamo sul messaggio che ci è stato portato con tanta umiltà!
suxgiu
02 feb 2010 - 15:56 - #6Se volete fare ora qualcosa di concreto:
sostenete i progetti di microcredito su www.kiva.org
Per avere maggiori informazioni: http://www.vivakiva.org/
Mandyrion
02 feb 2010 - 17:31 - #7Ero presente anch’io. Condivido praticamente tutto, ma non questa banalissima generalizzazione: “Alcune voci di protesta si alzano dalla platea; non troppe, a dimostrare quanto sia drammaticamente basso il senso critico dei milanesi”.
Ciò che è successo prima che Yunus prendesse la parola è stato effettivamente molto squallido e deprimente, davvero spazzatura. Ma che cosa avremmo dovuto fare? metterci tutti quanti ad urlare? a fischiare? a chiedere “smettetela di fare la vostra schifosa propaganda e fate parlare Yunus? Di sicuro questo non sarebbe andato a vantaggio del successivo discorso del professore.
Insomma, credo che il nostro “senso critico” lo abbiamo dimostrato semplicemente essendo in quel teatro ieri sera.
monza
02 feb 2010 - 19:16 - #8Red Ronnie, consulente dell’immagine del sindaco.
UN MITO. AH AH AH AH AH! RED RONNIE!!!!! ma come siamo messi….
mastahaze
02 feb 2010 - 20:50 - #9“…due minuti di pensierini da prima media sulla cattiveria del mondo, sul bisogno di impegnarsi ognuno nel suo piccolo per cambiare le cose, parole che nella bocca di una bambina fanno commuovere i nonni a natale, ma, se ascoltate dalla voce del sindaco di Milano, la moglie di un petroliere, nata nella famiglia dei primi broker assicurativi d’Italia, miliardari in lire e oggi in euro da generazioni, suonano bizzarre”
bizzarre? a me suonano come na presa per il culo abnorme
samc
06 feb 2010 - 21:09 - #10Caro Andrea,
Sono d’accordissimo con te….soprattutto quando dici “è Yunus che dimostra di non aver capito la situazione, è lui l’ingenuo in sala, non sono loro”. Ma fi fa strano pensare che Yunus sia ingenuo….come e’ possibile dopo tutto quello che ha raggiunto, che ha visto, che si fidi dei politici in generale e ancor peggio di quelli italiani? Anche a me e’ rimasto l’amaro in bocca, anche io c’ero lunedi’ sera al teatro dal Verme….ho portato con me una quarantina di studenti dell’universita’ dove lavoro…. Ho tanta stima per Yunus ma non capisco perche’ si stia coinvolgendo con questa gente…. E’ evidente che non gli interessa quello che fanno coloro che lo supportano quando lui non c’e', basta che lo supportino e lo promuovano in modo che il suo messaggio venga divulgato e che sempre piu’ imprenditori ed individui contribuiscano ad alleviare la poverta’ col microcredito ed il business sociale….pero’ questo mi fa pensare…. Io se fossi in Yunus non mi fiderei delle persone che lo hanno portato in Italia, predicano bene e razzolano molto male.
Grazie.