I centri sociali di Milano e il piano per metterli in regola

Zam, Macao, Torchiera e i pochi altri superstiti dall'era De Corato.

C'erano una volta i centri sociali a Milano, più o meno politicizzati e più o meno organizzati. Poi venne il vicesindaco De Corato, sceriffo di provenienza Alleanza Nazionale, che nei suoi tre mandati (prima con Albertini, poi con Letizia Moratti) decise di mettere nel mirino proprio i centri sociali. Da lì, la moria: chiuso il Bulk (con tanto di cancellazione dell'enorme murales in onore di Carlo Giuliano, sostituito da una bella tinta marrone che dopo pochi giorni era già scrostata), chiuso l'Acqua Potabile, chiuso il Malamanera e questi sono solo i primi tre che mi tornano alla mente.

Fortunatamente, qualcosa è sopravvissuto a quella triste stagione; e nonostante qualche polemica e qualche sgombero di troppo, con il sindaco Pisapia le cose sono cambiate. Lo Zam è stato sfrattato dalla Barona, ma ha trovato nuova vita nel centro di Milano (vicino alla Darsena); il Leoncavallo prosegue nelle sue trattative per trovare una regolarizzazione definitiva ed è nato anche il Macao, diverso negli intenti (più cultura, qualche festa, meno politica, e - va detto - molta meno droga) ma comunque sempre centro sociale occupato. E a questi tre se ne aggiungono parecchi (Lambretta, Torchiera, Fornace, Baraonda e altri ancora) che rimangono in vita.

Questa la situazione generale, ma la conferma che con Pisapia le cose potrebbero definitivamente cambiare arriva grazie al piano per la regolarizzazione che la giunta starebbe mettendo in piedi: ci stanno lavorando Arci, Camera del Lavoro, la comunità di Sant'Egidio e quella di Don Gino Rigolfi. Con la promessa che nuovi sgomberi saranno evitati per non compromettere la buona riuscita del percorso. Anche perché i numerosi sgomberi dell'ultimo periodo - che hanno riguardato principalmente realtà piccole, ma alcuni sono stati particolarmente dolorosi - hanno semplicemente restituito all'abbandono degli edifici che potevano così riprendere vita, basti pensare al Cinema Maestoso.

Ecco, proprio questo è l'errore che non vuole ripetere una giunta che non può puntare sul recupero dei luoghi abbandonati boicottando chi, per ovvie ragioni, da sempre fa rivivere solo spazi lasciati al degrado. L'obiettivo del tavolo di lavoro appena cominciato è quindi quello di trovare ampie soluzioni per chi vuole puntare su "aggregazione, socialità e cultura", un discorso non limitato ai centri sociali ma di cui loro per primi potrebbero beneficiare.

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