I centri sociali rifiutano la mano tesa di Pisapia

Perché la regolarizzazione andrebbe contro la filosofia stessa delle occupazioni. Ma c'è dell'altro.

Solo qualche giorno fa la giunta Pisapia ha offerto un ramoscello d'ulivo ai centri sociali, che hanno avuto una parte importante nell'elezione del sindaco di Milano salvo poi trovarsi comunque costantemente sotto sgombero. Si tratta del piano per la regolarizzazione che la giunta starebbe mettendo in piedi: ci stanno lavorando Arci, Camera del Lavoro, la comunità di Sant'Egidio e quella di Don Gino Rigolfi. Con la promessa che nuovi sgomberi saranno evitati per non compromettere la buona riuscita del percorso.

Le prime risposte da parte dei centri sociali stessi, però, non sono state positive. Per niente. E le ragioni sono molteplici; la prima è quella che tutti si possono immaginare: regolarizzare spazi che nascono attraverso orgogliose occupazioni abusive è un controsenso. Questo magari può avere meno significato per i centri sociali più grandi, come il Leoncavallo, ma è ancora un valore importante per la maggior parte di questi, soprattutto tra quelli più piccoli e radicali.

Chi si trova nel mezzo, come lo Zam (che tra l'altro è stato sgomberato qualche mese fa, trovando però nuova vita in zona Darsena), fa capire che non è solo una questione di principio. O meglio, che ci sono altri principi che fanno sì che la mano tesa di Pisapia venga per il momento rifiutata. Non si vuole che l'auto-organizzazione diventi qualcosa di regolamentato; fa storcere il naso il fatto che nel comunicato in cui, è evidente, si parla anche di centri sociali, questi non vengano mai nominati; nello stesso comunicato si chiede che non ci siano nuove occupazioni (promettendo, però, anche uno stop agli sgomberi, ma senza garanzie scritte) e infine ci si chiede che cosa c'entrino Arci, Camera del Lavoro e le altre istituzioni chiamate al tavolo del confronto con i centri sociali.

Il tutto, poi, inserito in un piano per il recupero degli edifici abbandonati; annacquando quindi l'aspetto di regolarizzazione dei centri sociali, che proprio nel recupero di questi edifici sono i primi soggetti attivi in città. Il sospetto che viene è che Pisapia abbia davvero intenzione di regolarizzare la situazione, ma che non abbia intenzione di esplicitarlo più di tanto. E anche questa ambiguità infastidisce chi non se la sente di essere motivo di imbarazzo.

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