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I terribili studenti milanesi in gita: roba vecchia?

Pubblicato: 10 feb 2010 da Gabriele Ferraresi

studenti milanesi gitaOggi sul Corriere Milano, sia nella sua versione online che in quella cartacea, si parla degli incontrollabili studenti milanesi in gita: ragazze che tornano dal viaggio studio ad Amsterdam incinte - come fanno a esserne certi!?! - ragazzi che si ubriacano, che evadono dall’albergo, che fumano, che fanno tutte quelle cose che ti senti di fare a sedici anni, sennò, vuol dire che non hai sedici anni.

Uh? Oltre a questo, leggendo il pezzo, non mi sembra che le cose siano cambiate molto, dai tempi del mio liceo. La gita è sempre la classica occasione per trasgredire, fare idiozie, possibilmente in un paese straniero, lontano dai genitori che in quella fascia d’età sono irredimibili nemici della voglia adolescenziale di crescere col passo più lungo della gamba.

Qualche aneddoto?

Dublino, classica ultima sera, livelli di ubriachezza infimi per una banda di teenager sedicenni. Un mio amico ha la pessima idea di urinare contro un palazzo che stavano ristrutturando a due passi dalla stramaledetta statua di Molly Malone. La Garda, la polizia locale, lo sgama in pieno. Lo obbligano a togliersi la felpa e asciugare il piscio, facendogli ripetere “I will not piss on buildings”. E’ tornato piangendo

e questo è di prima mano. Resoconti di seconda mano invece, di amici liceali di ormai dieci-quindici anni fa, mi fanno tornare in mente: risse memorabili e nasi spaccati oltralpe, stupefacenti nascosti in: shampoo Clear, barattoli di Nutella, cavità corporee, prima di passare in treno il confine con la Francia, e poi i professori accompagnatori (poveretti, ripensandoci ora…) sistematicamente ignorati.

In Irlanda un’amica si stabilì in pratica in casa del figlio della famiglia che la ospitava. Lo scopo principale, non era esattamente quello didattico. E ancora: epiche bevute, sempre dublinesi, che si concludevano intasando il lavandino del pub con il vomito. Immediata in quel caso, la fuga…

Insomma, la mia impressione è che sia cambiato poco o nulla - avete presente il film La Scuola, con Silvio Orlando? E’ del 1994… - e che l’incipit del corrierone di oggi esageri un pochino, voi che dite?

«La più memorabile è stata quella ad Amsterdam. Una studentessa tornò incinta. E quando non c’è di mezzo il sesso, ci sono altri problemi: in gita girano droga, alcol, i ragazzi sono ingestibili. L’errore più grande? Chiuderli in camera. Si calarono dal balcone»

A parte che “chiuderli in camera”, se scoppia un incendio e i tuoi ragazzi fanno una brutta fine, può schiuderti le porte del carcere, le vostre di gite, come finivano?

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di lapo

    lapo

    10 feb 2010 - 20:43 - #1
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    a me la gita a scuola sembrava roba da sfigati, io certe cose le facevo coi miei amici nel weekend senza bisogno della scuola (classe di babbioni tra l’altro).
    mai capito inoltre l’utilità didattica di certe gite , liceali ad amsterdam?furbi!, addirittura crociere o settimane bianche.
    è semplice mancanza di polso degli insegnanti, nel scegliere destinazioni e mantenere la situazione sotto controllo, alle medie per dei miei compagni scomodarono la gendarmeria francese, non emisero più parola per il resto della gita.

  • chimera

    11 feb 2010 - 09:58 - #2
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    concordo, va valorizzata la funzione didattica delle “gite”, che è in genere solo per pochi (studenti e professori) veramente interessati ad apprendere; credo che dovrebbero essere organizzate come occasione di approfondimento e di formazione per quegli studenti che hanno interesse per la cultura e la storia, l’arte e la scienza, dunque come “viaggio premio accompagnato” per studenti motivati, non come occasione di vacanza dalla scuola e settimana di tregua per i genitori; chi vuole imparare di più viaggia, gli altri a scuola a studiare.

  • Profilo di lapo

    lapo

    11 feb 2010 - 11:48 - #3
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    concordo con l’ultima frase
    deve essere una gita talmente didattica da invogliare i più interessati ad andare e disincentivare gli idioti a stare a casa (con caterva di compiti e studio da portare avanti)

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