Ieri sera, ore 20.45. Appuntamento al Teatro Strehler per assistere allo spettacolo Italian Folktales ispirato da una raccolta di storie di Italo Calvino e scritto e interpretato da uno dei più interessanti attori della nuova Hollywood, John Turturro. Un’occasione imperdibile per un accanito lettore e per un insaziabile cinefilo.
Sebbene pianga il cuore a dirlo, lo spettacolo non ha convinto. Turturro deve credere veramente nel progetto e la lettura di Calvino, come lui stesso sostiene, è certamente un’esperienza culturale e artistica straordinaria. Uno spettacolo costruito con l’intreccio di numerose della tradizione italiana raccolte in Fiabe Italiane e raccontate con un pastiche linguistico di italiano, inglese e vai dialetti regionali appare però un’operazione che sarebbe sicuramente piaciuta a Italo Calvino, ma che non convince fino in fondo lo spettatore.
La disgrazia della serata, forse anche il motivo per cui è stato difficile gustare lo spettacolo, è legata a un fattore esterno (e purtroppo anche interno) al teatro. Sarà una questione di sfortuna, ma negli ultimi mesi è la quarta occasione in cui il pubblico di spettacolo teatrale a cui ho avuto la (s)fortuna di assistere è composto da intere classi di brufolosi adolescenti che del teatro non hanno alcun interesse, accompagnati da solerti prof che appena suona la campanella di inizio rappresentazione, vanno a prendere i loro posti rigorosamente lontano dai piccoli discepoli.
L’esordio è degno di nota. Due ragazzi non ancora maggiorenni seduti a poca distanza si rivolgono a due compagne con la frase “Se andiamo in gita, vi stupriamo!“. Ridolini idioti come risposta. Penso tra me e me che gli andrà bene (o male a seconda dei loro bollori) perché le gite a quanto pare se le scordano. In compenso tutti a teatro, coi soldi di mamma e papà, fregandosene di chi invece il biglietto se l’è sudato (Intero € 38, sigh). E le prof? Se la ridacchiano fra loro lì davanti…
Le luci in sala si spengono e la storia non cambia. In lontananza si sente spesso qualcuno che chiede silenzio, ma questa volta mal comune non significa mezzo gaudio. Le scolaresche serviranno pure al sostentamento del teatro, ma il rischio è che agli spettatori (quelli veri) rischia così di perdere la voglia di andare in sala.
Lo spettacolo continua allo Strehler fino al 14 di febbraio. Questa sera in compenso John Turturro incontrerà giovedì 11 febbraio, alle ore 18.00, al Mondadori Multicenter di piazza Duomo.
il leghista
11 feb 2010 - 15:59 - #1Hai ragione. Gli ignoranti e i “brufolosci adolescenti” (che pagano il biglietto) fuori dai teatri ed il teatro piano piano sparirà, magari fancendo spazio a qualcosa di più utile al popolo padano.
dottor-d
11 feb 2010 - 18:48 - #2Quello che sto per scrivere mi varrà una valanga di sputi, insulti e segni meno, ma tant’è, io la penso così: il teatro è morto. Cioé, è una forma di spettacolo che ormai è stata esplorata in tutte le sue potenzalità e non ha più niente di nuovo da dire. Poi, ognuno è ovviamente libero di farsi piacere il palco di legno; ma che per gli adolescenti di oggi il teatro non significhi nulla mi sembra inevitabile. Ormai fare teatro, a prescindere dalla qualità dell’allestimento e dai nomi coinvolti, è un anacronismo.
(A proposito: che quando si parla di Cultura con la C maiuscola si pensi subito al teatro la dice lunga su quanto è sfasata la nostra idea di cultura).
Maxolo da mò
11 feb 2010 - 18:59 - #3#1 se il popolo padano è tutto come te solo un teatrino delle marionette potrà sostuirlo.
I problemi delle scolaresche disinteressate penso li risolverà la supergelmini che con una sciabolata alle spese farà pagare i prof di tasca loro, chissàmai che poi ci vadano da soli.
Carlo forse sei stato sfigato tu oppure c’è una congiura che fà si che i brufolosi seguano i tuoi stessi interessi culturali ;P
Turturro è un grande e una certa pubblicità allo spettacolo è stata fatta quindi penso che ci saranno serate più fotunate, oppure prezzi più abbordabili, qui mica siamo a hollywood.
chimera
11 feb 2010 - 20:16 - #4 (nascondi)@dottor-d: guarda, non sono d’accordo con l’affermazione che il teatro sia morto: forse è passato di moda il teatro per la borghesia, ma ti assicuro che, soprattutto a Milano, ma non solo, vi sono molte piccole e piccolissime compagnie, sconosciute ai più perché “fuori” dai circuiti più consueti, che negli ultimi vent’anni propongono una concezione del teatro estremamente nuova, e non solo per spettacoli cosiddetti “alternativi” - ti posso ad esempio segnalare il lavoro di una compagnia di Cesena, la Societas Raffaello Sanzio (http://www.raffaellosanzio.org/) che ha realizzato in tutta Europa spettacoli i grandissimo valore, con idee drammaturgiche estremamente originali e di grandissima rilevanza scenica - ma non sono un esperto e quindi mi limito a suggerire dal “boccascena” :)
multivitamin
11 feb 2010 - 23:27 - #5ma perchè non parlate di quello che è successo a Cavalli (http://www.giuliocavalli.net/politica/2010/02/07/milano-23-proiettili-davanti-il-teatro-oscar-di-scena-uno-spettacolo-di-giulio-cavalli/) e a Timpano (http://lombardia.indymedia.org/node/26166)…?
orzowei
12 feb 2010 - 09:18 - #6Ricordo che certi spettacoli a teatro sopravvivono solo grazie ai “brufolosi” adolescenti e alle loro coraggiose prof. che li portano a vederli… Prova a fare due conti e vedi cosa sarebbero le sale senza i giovani delle scuole. Poi ci possono essere classi più o meno burrascose, ma questi discorsi mi sanno di trito… anche all’autore del post stanno spuntando i capelli bianchi?
carloprevosti
12 feb 2010 - 10:56 - #7@ orzowei - Mi spiace, non ho alcun capello bianco e non me li tingo (ci tengo a precisare che non sono nemmeno calvo). Ovvio che so anche io che anche i biglietti delle scolaresche contribuiscono al precario sostentamento del teatro.
Però se il teatro deve vivere grazie ai tubicini di alimentazione artificiale di un pubblico a cui non frega nulla dello spettacolo e che, per altro, infastidice gli altri, allora ben venga l’eutanasia.
Ovvio che si tratta di una provocazione, ma la situazione è spesso così.