La paura di andare in vacanza e ritrovarsi la casa occupata

Boom di occupazioni a Milano. E non riguardano più solo gli appartamenti sfitti.

Le case di proprietà pubblica occupate illegalmente sono circa 3.500 in tutta Milano. Un vero e proprio boom, che riguarda storicamente il racket delle abitazioni vuote. Un racket spesso e volentieri gestito dagli stessi inquilini delle case popolari che vengono poi "affittate", in molti casi persone che a loro volte sono abusive. Una situazione che è esplosa in questo 2014, come denunciava qualche tempo fa Repubblica:

Negli ultimi 14 mesi le “invasioni” consolidate (con abitanti non autorizzati che occupano stabilmente lo stesso appartamento) sono cresciute del 20 per cento: 612 alloggi in più sono stati sottratti con la forza alle famiglie che ne avevano diritto e che aspettavano da anni. Per Ermanno Ronda, segretario cittadino del sindacato degli inquilini Sicet Cisl, l’aumento è semplice da spiegare: «Tutto origina dalla crisi e dalla crescente emergenza abitativa che ne deriva. Nel patrimonio abitativo pubblico, fra Aler e Comune, ci sono 7.800 immobili sfitti e questo è inaccettabile, soprattutto perché il numero di quelli assegnati regolarmente è invece molto inferiore alla necessità. La sproporzione fra domanda e offerta è alla base delle occupazioni degli ultimi mesi».

Una situazione nota, in cui il vero scandalo è probabilmente la quantità di alloggi vuoti. Ma l'occupazione abusiva fa sì che alla fine vinca la legge del più forte. Una situazione concentrata in alcune zone, che la “mappa del rischio” di Aler indica nella zona del Naviglio Pavese, l’intero quartiere di San Siro, il Lorenteggio, Villapizzone.

Nel frattempo però la situazione si sta evolvendo e l'occupazione delle case popolari non riguarda più solo le abitazioni sfitte. Come funziona la cosa lo spiega Diana, 45 anni, un figlio di 9, originaria dell'Europa dell'est che si arrangia con lavori saltuari, abitando in una casa di 32 metri quadrati in zona San Siro. La testimonianza, anche in questo caso, è di Repubblica:

Un fine settimana da amici fuori città, il rientro in serata ed ecco la sorpresa: "Prima mi sono accorta della luce accesa dalla strada, una volta scesi dal bus, ma uno lì per lì immagina una dimenticanza. E invece no". E invece qualcuno si era chiuso dentro. "La chiave non entrava più e si vedeva che c'era stata una forzatura. Ho sentito delle voci dentro e per la paura sono scappata in cortile col bambino".

Diana ha risolto il problema a modo suo, radunando una ventina di amici e conoscenti che sono andati a "chiedere" ai due nordafricani che avevano occupato la casa (forse su indicazione sbagliata di chi gestisce il racket) di andarsene. E se vi state ponendo la domanda più logica del mondo ("Perché non basta chiamare i carabinieri?") ecco la risposta di Diana: "Poi come fai a dimostrare che quella è casa tua, se non hai neanche un foglio dietro?".

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