In 16 a processo per il corte in memoria di Sergio Ramelli

Per violazione della legge Scelba.

I saluti fascisti sono ancora vietati dalla nostra legge, in quanto apologia di fascismo. E poco importa se vengono fatti durante dei cortei manifestamente di stampo neofascista, come quella in onore di Sergio Ramelli del 29 aprile 2013 (non che le cose siano andate diversamente nel 2014). I gesti di stampo nostalgico sono stati ripresi da parecchie persone e da lì sono finiti direttamente sulle scrivanie della procura. Che ha deciso per il rinvio a giudizio di 16 appartenenti al mondo dell'estrema destra milanese.

Per la violazione della legge Scelba i 16 rischiano fino a tre anni di prigione e sicuramente multe salatissime. Secondo la Digos durante quel corteo molti dei partecipanti hanno compiuto "manifestazioni usuali del disciolto partito fascista quali la chiamata del presente, il saluto romano e l'esposizione di uno striscione inneggiante ai camerati caduti". Al che è poi seguita la comparsa di "numerose bandiere con croci celtiche".

I 16 soggetti riconosciuti (un minorenne la cui posizione è stata stralciata e tre donne) sono tutti simpatizzanti neofascisti già noti alle forze di polizia. Ovviamente erano molto più i numerosi i partecipanti al corteo che ogni anno parte da piazzale Susa per commemorare il loro camerata, Sergio Ramelli, studente 18enne del Fronte della Gioventù, che fu ucciso a colpi di chiavi inglese il 29 aprile 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia. Da allora sono passati 39 anni, e l'episodio viene commemorato ogni anno nella zona 3 di Milano, sollevando il solito vespaio di polemiche.

Il comunicato di Forza Nuova in seguito alle polemiche seguite all'ultima manifestazione fa ben capire quanto ci tengano all'evento: "Nessuno potrà toglierci l’Onore di sfilare in loro memoria, inquadrati ed ordinati, al ritmo dei tamburi, dietro le nostre bandiere, per arrivare a volgere l’unico saluto degno a chi è caduto per l’Idea! Il comitato organizzatore del Corteo Unitario per Sergio, Enrico e Carlo, dichiara che non consegnerà al futuro la memoria di un corteo privato dell’identità che da sempre ispira e muove gli animi dei suoi partecipanti ed il ricordo dei caduti che vi si commemorano".

sergio ramelli

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