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Renato Vallanzasca fuori dal carcere: a 60 anni inizierà a lavorare

Pubblicato: 08 mar 2010 da Silvio Gulizia

Commenti dei lettori

renato vallanzasca liberoIl bel René esce oggi dal gabbio per andare a lavorare. Per Renato Vallanzasca, l’ex boss della Comasina che fra poco sarà celebrato anche dal grande schermo, le porte del carcere si erano finora aperte solo per visitare l’anziana madre e per sposarsi.

Eh sì perché a uno che si becca 4 ergastoli e 260 anni di carcere mica gli si può vietare di sposarsi no? Né vietargli di seguire le riprese del film sulla sua vita che Michele Placido sta preparando, come accaduto. Ora l’ex bandito usufruirà invece di un permesso speciale, previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, per chi ha scontato almeno 10 anni di pena.

In realtà non è proprio la prima volta che Vallanzasca esce dal carcere, dove è stato rinchiuso una cinquantina di anni fa. In un paio di occasioni infatti il bel René era evaso senza troppo preoccuparsi di non farsi notare, alimentando il proprio mito. Ora invece l’ex bandito che spopolava fra le donne timbrerà tutte le mattine alle 7 per andare a lavorare in una pelletteria gestita da una cooperativa sociale…

Vorrebbe diventare grafico-disegnatore e per questo si impegnerà 12 ore al giorno, rientrando nel penitenziario alle 19. Il leader della “batteria”, come veniva chiamato il gruppo di fuoco che negli anni Settanta assaltava banche e gioiellerie milanesi, oggi almeno ammette a chi gli chiede se finalmente si è reso conto dei suoi sbagli:

“Sarei un cretino se dicessi il contrario”

Così ora si dedica ad associazioni che hanno l’intento di seguire e aiutare i “ragazzi difficili”. Una volta però Vallanzasca diceva:

“C’è chi nasce sbirro, io sono nato ladro”

Oggi non si considera più un mito, perché “un mito che si fa 40 anni di carcere, che mito è?”. Il mito è nato il 4 maggio del 1950 e divenuto tale a cavallo fra il ‘76 e il ‘77. A metà anni Sessanta era già un piccolo boss là alla Comasina, dove spadroneggiava fin da piccolo. A otto anni la prima bravata: liberare gli animali di un circo. Il giorno dopo è già al Beccaria.

Ne esce solo per cominciare a riempirsi le tasche di daneé con rapine e taccheggi. Entra nel giro della ligera, la vecchia mala milanese. Non sopportando le regole però si mette presto “in proprio”. Nel 1972 è arrestato dopo una rapina a un portavalori, finita con una sparatoria per la strada.

In carcere il suo carisma lo porta al centro di diverse rivolte. Riesce a evadere quattro anni dopo procurandosi l’epatite grazie a una “cura” di uova marce e iniezioni di urina. Ricoverato in ospedale, saluta tutti. Quattro poliziotti, un vigile, un impiegato di banca e un medico perderanno la vita per mano sua.

Mentre i giornali popolari racconteranno le sue gesta e le donne perderanno la testa per il fascinoso bandito. Dopo un anno di assalti a banche e gioiellerie, l’ex boss della Comasina si da ai rapimenti, ma ferito in una fuga viene definitivamente incarcerato nel 1977. Nel 1980 si riesce a far portare tre pistole a San Vittore, prende in ostaggio due poliziotti ed esce dal carcere.

Viene ferito dalle sentinelle del penitenziario e riportato dentro. L’anno dopo si riparla di lui quando, durante una rivolta nel carcere di Novara, taglia la testa a un ragazzo per giocarci a pallone. E nel 1995 viene scoperto a preparare l’ennesima evasione. Il “rapinatore gentiluomo” oggi, alla tenerà età di quasi 60 anni, inizia a lavorare.

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di endi

    endi

    08 mar 2010 - 13:33 - #1
    0 punti
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    A me sembra che il racconto della biografia di Vallanzasca abbia preso fortemente spunto dalla relativa pagina su Wikipedia Italia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Vallanzasca#Biografia ) . Perchè non citare la fonte? Costa pochissimo…

  • Profilo di lapo

    lapo

    08 mar 2010 - 13:43 - #2
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    a 60anni?alla faccia del bamboccione

  • ilMatte

    08 mar 2010 - 14:15 - #3
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    Consiglio a tutti (compreso l’autore) di leggersi questo ottimo articolo di Massimo Fini: http://antefatto.ilcannocchiale.it/2010/01/01/vallanzasca_grazia_per_il_band.html

    Credo che tutti a questo mondo abbiano il diritto ad essere riabilitati (in fondo è a questo che serve il carcere, in teoria). Vallanzasca mi sembra che sia già stato per un periodo sufficientemente lungo in prigione, vista comunque l’efferatezza dei delitti che ha commesso. In confronto mi sembra che abbia pagato anche troppo il suo conto con la giustizzia rispetto a certe pene comminate a chi invece ha lasciato in braghe di tela risparmiatori (crac cirio, parmalat, ecc..), commesso soprusi e violenze su cittadini e manifestanti (inchiesta G8), e non mi dilungo oltre in questo elenco.
    Matteo

  • Fabiooo

    08 mar 2010 - 15:37 - #4
    1 punto
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    #3 :

    “Il Vallanzasca è stato condannato a due ergastoli e ad altri 90 anni di reclusione per … anche di omicidi di agenti di polizia”

    Ora, sono tanto contrario alla pena di morte quanto dell’idea che, per un omicidio, solo il carcere a vita sia adatto.
    Basti pensare ai morti, che, in qualche modo, sono “carcerati” per sempre… e mo sto disgraziato andrebbe graziato per aver passato così tanti(???) anni in carcere? Ma smettiamola su.

  • ilMatte

    08 mar 2010 - 16:09 - #5
    -1 punto
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    #3, hai letto tutto l’articolo (e ne hai compreso il senso) o ti sei fermato al primo paragrafo? non ho detto che vada graziato, ma credo che in tutte le persone, anche le più malvagie possa esistere la possibilità di un ravvedimento, un pentimento sincero, che sia magari anche volto a voler aiutare altre persone che potrebbero commettere i tuoi stessi erorri. Sia attivamente, magari impegnandosi in comunità che aiutano persone con i disagi più vari, che anche solo come esempio per gli altri. Uno stato liberale e “di diritto” non deve solo preoccuparsi di reprimere anche duramente chi commette dei delitti (e credo sia sacrosanto) ma anche, e soprattutto, di riabilitarli alla società. È un pensiero così assurdo?

  • ilMatte

    08 mar 2010 - 16:14 - #6
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    ho scritto erroneamente il riferimento al commento #3 ma intendevo dire il #4, cioè fabiooo

  • Fabiooo

    08 mar 2010 - 16:34 - #7
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    L’ho letto, ma tu parti dal presupposto(anche costituzionale, per carità) che QUALUNQUE cosa si sia fatta, debba essere data una seconda possibilità.

    Io penso che chi è morto, la seconda possibilità non ce l’abbia. E morto perché? Perché tu(Vallanzasca), anziché fare la persona normale, eri un lazzarone senza rispetto per l’altrui vita.

    Non è giusto che tu possa “affrancarti”… idee del genere mi fanno propendere per la pena di morte, dici che è meglio? Io no, ma per te sembra di si…

  • Profilo di lapo

    lapo

    09 mar 2010 - 08:48 - #8
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    per questo i delinquenti stano in galera e la giustizia cerca di recuperare o punire i soggetti, o vogliamo che anche lo stato si abbassi a metodi delinquenziali?

  • lupeto

    09 mar 2010 - 13:50 - #9
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    il telegiornale di ieri diceva che avrebbe anche decapitato in carcere un altro detenuto giocando poi a calcio con la testa..
    ma va recuperato per certi soggetti a cui spererei ammazzasse i genitori ed eventuali fratelli con un chiodo arruginito (e io poi verrei a ridervi in faccia e a sfondarvi di schiaffi).

  • Profilo di markk0

    markk0

    09 mar 2010 - 14:05 - #10
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    l’ennesimo schiaffo in faccia ai familiari delle vittime, dei quali non frega nulla a nessuno in questo paese di m…

  • ilMatte

    09 mar 2010 - 16:00 - #11
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    torno su questo post che mi pare dopo la nottata sia comunque rimasto abbastanza vivo. dico a tutti quelli che sperano in condanne esemplari e ritorsioni sanguinarie (o quasi): certamente una delle funzioni del carcere è di punire i delinquenti e servire da deterrente, ma alle vittime, che cosa ne viene della punizione? che un assassino stia 30 anni in galera o tutta la vita, che cosa cambia? di certo non torneranno in vita i loro cari, e per certi tipi di persone, specie chi non ha nulla da perdere, il deterrente prospettato dal carcere conta ben poco. non ha più senso allora partire da ciò che rimane, ossia una famiglia spezzata ed un assassino che ha passato un bel po’ di tempo in carcere, e cercare di costruirci qualche cosa di utile, come riconciliare queste due parti in causa e riabilitare alla società una persona che molto probabilmente ha fatto quello che ha fatto perchè viveva un certo tipo di disagio (economico, sociale, psicologico, ecc)?

  • PapponeSpaziale

    10 mar 2010 - 12:17 - #12
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    La soluzione ottimale è la “vecchia scintillante…”

  • italio

    13 mar 2010 - 16:12 - #13
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    Non mi tornano i conti ha 60 anni è stato impriginato nel 1972 , e rimasto fuori con varie avasioni per qualche anno uccidendo nel frattenpo diverse persone.
    Non vorrei essere pignolo , c’è chi dice che ha fatto 50 chi 40 anni di carcere.
    Gli stanno facendo un pò di sconto??.

  • walter sapio

    08 mar 2011 - 17:36 - #14
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    io posso dire che vallanzasca è stato uno con le palle sotto

  • davidolium

    07 gen 2012 - 16:05 - #15
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    Io credo che Renato Vallanzasca abbia sbagliato e sono sicuro che anche lui ne sia convinto, ma nel mondo in cui OGGI viviamo si sarebbe distinto nulla da togliere ai delitti a lui accreditati che secondo il mio parere molti o almenno il 99% seli sia accollati senza far alcun nome oggi chiunque di noi potrebbe essere lui non abbiamo un lavoro i padroni di casa non ti fanno sgarrare una pigione oggi ci portano ad essere dei delinquenti lo stato ci gira e ci rigira come vuole lui si è preso la sua fetta i suoi onori e i suoi oneri ma 256 anni sono troppi per un ladro alllora i politici dovrebbero avere la sedia elettrica per gli omicidi commissionati e i furti di tutti i giorni chiudo dicendo solo questo che spreo che Renato torni libero al più presto perchè le persone cambiano