Perché i taxi fanno la guerra a Uber

Protesta legittima contro dei tassisti abusivi o lotta "luddista" contro il progresso e a tutela dei privilegi?

La guerra dei tassisti contro Uber ha raggiunto un nuovo culmine dopo il ritrovamento del manichino raffigurante l'assessore alla Mobilità Maran impiccato in via Donati, zona Lorenteggio. Assieme, altre minacce ad Arese Lucini, manager di Uber Italia. Per chi non sapesse che cos'è Uber, questo è il link con qualche spiegazione; in questo post invece cercheremo di capire quali sono le ragioni dall'una e dall'altra parte, fermo restando che il comportamento violento messo in scena dalle frange più estreme dei tassisti è davvero intollerabile.


Perché i tassisti sono così infuriati contro un sistema di auto a noleggio con conducente, che si prenotano con un'applicazione dello smartphone, fino ad arrivare a impiccare un manichino e a minacciare lo sciopero dei taxi proprio in contemporanea con la settimana della moda? Le ragioni dei tassisti si possono riassumere così: sarebbe una concorrenza sleale, dal momento che Uber è accusato di fornire un servizio uguale a quello dei taxi ma senza avere le opportune licenze; ragion per cui anche varie amministrazioni comunali in cui il servizio è presente (Stati Uniti ed Europa) stanno cercando di fermarlo o di regolarizzarlo. Uno dei punti principali del contenzioso riguarda il fatto che le vetture non partono dalle rimesse ma dalle strada, in questo modo - sostengono i tassisti - andando contro la legge 21/92 che distingue i taxi dai noleggiatori. Inoltre, i driver non devono superare i controlli richiesti ai tassisti, ma solo venire assunti dalla società, che effettua controlli per conto suo e certo non ha nessun vantaggio ad assumere scriteriati. Senza contare che il solito meccanismo di feedback permette di sapere senza troppe difficoltà quanto è stato apprezzato o meno il driver che stiamo chiamando.

Dalla parte di Uber ci sono però svariate altre ragioni: il fatto che il driver per legge sia costretto ad aspettare la chiamata in autorimessa è chiaramente causato da una norma corporativista, che mira a boicottare chiunque non faccia parte della categoria taxisti. Per chiarire ulteriormente la questione, si possono usare anche le parole di un ex tassista passato a Uber: "Siamo regolati da una norma fatta quando non c'erano i telefoni cellulari, non c'era internet, non c'erano gli smartphone. Voglio dire, le cose cambiano no?". Le dichiarazioni di alcuni politici, invece, lasciano un po' perplessi: "Le regole sono vecchie, dobbiamo anticiparle invece che trovarci a combattere regole che perdiamo", ha fatto sapere Alan Rizzi di Forza Italia. Quest'ultima dichiarazione, in particolare, fa rabbrividire: sembra che si debbano aggiornare le regole ogni qualvolta una nuova tecnologia sorge, in modo da poterla stoppare per tempo. Se poi questa nuova tecnologia è in grado di offrire una valida alternativa al consumatore, poco importa.

Che Uber e UberPop debbano rispettare le leggi è ovviamente sacrosanto; che invece si ceda alle pressioni dei tassisti, come nel caso di Uberpop, senza nemmeno chiedere loro qualcosa in cambio lascia un po' perplessi. D'accordo, quella di Uber sarà anche concorrenza sleale (gli autisti circolano per la città invece di attendere le chiamate in autorimessa come dovrebbero fare le auto a noleggio con conducente), ma anche gli utenti dei taxi potrebbero avere qualcosa da ridire sul servizio e soprattutto sui costi dei taxi. Per non parlare dei tanti tentativi di liberalizzare in parte la categoria che si sono scontrati contro le proteste, anche violente, dei tassisti, costringendo sempre il politico di turno a fare dietrofront.

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