Expo 2015 e Tribunale di Milano: appalti poco chiari

Milioni di euro per far entrare la giustizia milanese nell'epoca del 2.0. Ma la trasparenza è stata lasciata per strada.

Expo 2015 dev'essere, nelle intenzioni dell'amministrazione, l'occasione per rilanciare Milano, renderla alla pari delle altre capitali europee e renderla un'importante attrazione turistica. Per tutto questo, sono stati stanziati fondi per cifre astronomiche, andati principalmente a favorire i tanti cantieri in città e la costruzione dei padiglioni nell'area di Rho-Pero. Appalti che hanno già dimostrato ampiamente di non essere stati commissionati seguendo tutte le regole del gioco, dal momento che attorno all'Expo si è scatenata una tempesta giudiziaria di cui ci si sta dimenticando in tempi rapidissimi (d'altra parte, come sempre, i tempi richiedono una gestione emergenziale dell'evento).

Gli scandali che hanno coinvolto Primo Greganti e altri e che ha portato alle dimissioni "a metà" del manager Antonio Acerbo non sono però gli unici aspetti poco chiari che riguardano il modo in cui gli appalti gestiti con soldi stanziati per l'Expo vengono assegnati. Ne dà notizia il blog GiustiziaMi, in un'inchiesta in due puntate (fino a questo momento) che solleva non pochi dubbi sul modo in cui sono stati gestiti i soldi per rinnovare il parco telematico del Tribunale di Milano e in particolare le procedure necessarie a dare vita al processo civile telematico.

A maggio 2009 il Governo aveva già stanziato 3,5 milioni di euro a beneficio dei lavori nel Tribunale di Milano in vista di Expo. La parte del leone la gioca Finmeccanica che attraverso la sua controllata Elsag Datamat nel novembre 2010 si aggiudica la prima parte dell’appalto denominato “prima tranche per l’evoluzione dei sistemi gestione informatizzata dei registri e della cognizione ordinaria delle esecuzioni civili individuali e consorziati”. Un business da circa 960mila euro ma per il Ministero non c’è bisogno di una gara. Il 14 settembre via Arenula informa che “le nuove prestazioni resesi necessarie devono essere affidate direttamente alla Elsag pe ragioni di natura tecnica”. E’ un appalto tecnicamente chiamato “a seguire” (un’eccezione rispetto alla regola) perché nel 2002, ben lontani dall’orizzonte di Expo, Elsag aveva “fornito e installato l’infrstruttura tecnologica”.

Per legge, gli appalti sopra i 40mila euro possono essere assegnati a chiamata diretta solo nei casi in cui ci siano ragioni precise, che vanno spiegate dettagliatamente. Nei casi di cui si legge in quest'inchiesta, si spiegano sempre le ragioni per cui si è deciso di procedere a chiamata diretta, ma manca quasi sempre la ragione per cui si è deciso di affidare quell'appalto a una o un'altra azienda.

Nella nuova ‘casa’ della giustizia milanese, destinata a giudici del lavoro e di famiglia, tra gli altri progetti da sostenere figura anche quello da 376mila euro per la costruzione del “quadro generale elettrico di bassa tensione”. L’appalto finisce, dopo il fallimento di una prima azienda (la Comer di Sondrio) direttamente alla ditta padovana Guerrato, attiva anche in Irak, “per ragioni di sicurezza visto che l’aggiudicataria dispone del know how necessario a garantire la riservatezza”. Sempre in nome della “riservatezza e della segretezza delle notizie che dovrà fornire” viene concesso un subappalto diretto alla Camera di Commercio di Milano per la “realizzazione del nuovo sito Internet”, in particolare per migliorarne la “navigabilità”.

Non si tratta degli appalti da centinaia di milioni di euro che riguardavano le tangenti circolate nell'area Expo; si tratta però dello stesso "meccanismo degli appalti diretti, lo stesso che viene indicato nelle inchieste della Procura di Milano sull’Esposizione Universale come la possibile anticamera delle tangenti". Il funzionamento di questi appalti viene seguito più da vicino nella seconda puntata dell'inchiesta, in cui si possono trovare anche le carte di questi appalti commissionati a chiamata diretta (meccanismo legale di per sé, ma che inevitabilmente solleva non pochi dubbi). Sotto la lente finiscono in particolare tre appalti: quello assegnato alla Camera di Commercio per rifare il sito internet; i lavori necessari a mettere a punto la consolle del magistrato (necessaria per dare il via al processo telematico), che toccano a Elsag Datamat e Net Service (entrambe nell'orbita FinMeccanica); l'appalto a Tecnoindex spa per il “sistema di gestione Easy Doc Portal” e l’evoluzione del sistema “Giada”. Tutti appalti a chiamata diretta senza che emergano davvero le necessità per cui si è scelto di utilizzare questo meccanismo.

Niente di illegale traspare da queste carte, in cui però si trovano situazioni poco chiare, molte domande da porsi e ben poche risposte. E a far sorgere ulteriori dubbi è anche il comportamento della Corte d'Appello e della Procura Generale, che con questi appalti non hanno voluto avere niente a che fare:

“Noi abbiamo detto che non ci interessava come venivano destinati questi soldi e l’abbiamo fatto capire per vie di fatto, non andando alle riunioni”, ci spiega l’Avvocato dello Stato, Laura Bertolé Viale. Netta anche la posizione espressa da Giovanni Canzio, Presidente della Corte d’Appello: “Noi e la Procura Generale – afferma – siamo stati completamente estranei alla fase contrattuale. Abbiamo solo indicato le nostre necessità”. “Il nostro sito – risponde Canzio a una domanda sull’affidamento diretto alla Camera di Commercio – ce lo siamo fatto noi e anche gratis. Non solo non sappiamo niente di questi contratti ma niente ne vogliamo sapere. Questo deve essere chiaro perché la conoscibilità delle cose, in generale, implica delle responsabilità. Come mai il Tribunale è così presente nelle carte? Chiedetelo a loro….”.

View of the Milan court house on July 9,

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