Graffiti, la street art a giudizio: alla sbarra c'è Bros

bros processoSarà un giudice del tribunale di Milano a decidere il destino della street art milanese. O dei pastrocchi sui muri, a seconda del vostro punto di vista. Oggi in tribunale è stato chiamato a difendersi dagli "imbrattamenti che degradano" la città Bros, alias Daniele Nicolosi, 28enne definito dall'ex assessore alla Cultura Sgarbi il Giotto moderno (Brosart è il suo sito).

“Il paradosso è che potrebbe essere un giudice, se fossi assolto, a riconoscere la nostra arte, malgrado l'accanimento del Comune contro di noi” ha detto Bros, i cui lavori sono stati ospitati in passato da Pac e Palazzo Reale. Il Comune lo accusa di 17 imbrattamenti, che i vigili hanno puntualmente denunciato, e si è costituito parte civile, avendoci rimesso 65 mila euro per la pulizia dei muri taggati Bros.

“In altre città, come Amsterdam la street art viene valorizzata e si danno spazi agli artisti per lavorare” ha detto Bros che ieri si è dovuto difendere, in realtà, da solo due accuse di imbrattamento, quella della tettoia del metrò di piazzale Lodi e i disegni sulle mura di San Vittore, opere realizzate nel 2007.

“Questa decisione rischia poi di venire letta come un messaggio diseducativo e potrebbe concorrere a un abbassamento della guardia contro il fenomeno” ha tuonato il vicesindaco De Corato, che ha ricordato come nel vertice in Prefettura dello scorso gennaio il sindaco Moratti avesse chiesto interventi più severi dei giudici per arginare un fenomeno che dal 2006 a oggi è costato al Comune 35 milioni di euro per costi di ripulitura e campagne antiwriter.

I legali del writer hanno eccepito la nullità del capo di imputazione, perché non sarebbero specificati tutti gli edifici imbrattati. Inoltre gli avvocati ritengono che debba decidere il giudice di pace, anche se con la nuova legge la competenza è passata al tribunale. Il processo è stato rinviato al 19 maggio.

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