Le cinque più grandi calamità che hanno colpito Milano in epoca contemporanea

Viaggio semiserio nei momenti no del capoluogo lombardo dal 1980 a oggi.

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Se la nostra città fosse una persona diremmo che ha le "spalle larghe". Certo è che nel corso della sua storia ne ha subite tante, riuscendo però sempre a rialzarsi. Tra tragedia e commedia, proviamo a tracciare una mini classifica delle peggiori sventure che, per mano dell'uomo o della natura, si siano mai abbattute su Milano dagli anni '80 in poi. Seguiremo un ordine rigorosamente cronologico:

1) la retrocessione del Milan

In seguito allo scandalo del calcio scommesse, gli anni in cui cominciano le chiusure delle grandi fabbriche si aprono a livello sportivo con la prima retrocessione di una squadra di calcio milanese in Serie B. Il Milan va alla riscossa prontamente l'anno successivo, vincendo il campionato cadetto e riprendendosi il diritto a giocare nella massima serie. Purtroppo però il Diavolo della stagione '81-'82 fa ridere i polli e così arriva la seconda retrocessione. Ad oggi non si ha notizia di discese in serie B da parte dell'altra compagine milanese, quella col blu al posto del rosso. Per onestà intellettuale va sottolineato che la decade iniziata così dolorosamente per la squadra di Franco Baresi, si chiude con una serie di trionfi ancora ineguagliati.

2) i paninari

Proprio mentre il Milan fa su e giù tra derby della Madonnina e trasferte in casa della Spal, dalle parti di piazza San Babila una generazione di giovani disimpegnati si mette in coda al Burghy di Largo Toscanini, indossando scarpe da boscaiolo e giacche a vento disapprovate (oggi) da Milena Gabanelli. Le squinzie si fanno scorrazzare dai galli di Dio sui duri sellini delle Zundapp 125. Il fenomeno dura appena più di lustro perché già nel 1989 lo spleen torna a farla da padrone con le prime avvisaglie del musicalmente più dignitoso grunge. Se ogni periodo ha un suo intellettuale di riferimento (Sartre per l'Esistenzialismo, Kerouac per la Beat Generation, giusto per citare due esempi conosciuti da tutti), l'epoca paninara non si sottrae al paradigma e saluta Enzo Braschi come icona incontrastata e modello di ispirazione.

3) la nevicata dell'85

Nei giorni in cui i fastfood milanesi sfornano un numero di hamburger mai più eguagliato, si abbatte sulle nostre teste la più abbondante nevicata del secolo. 80 centimetri di manto bianco seppelliscono tutto, in particolare il Palazzo dello Sport: crollato, mai più ricostruito e sostituito con l'eternamente provvisorio Pala Trussardi, ora dismesso pure lui in un vortice sconvolgente di menefreghismo per gli sport alternativi al calcio. La città è bloccata per una settimana, ma ci sono dei risvolti positivi: non si va a scuola e i paninari devono tenere quelle loro odiose motorette in garage. Segnalo la mia caduta di faccia mentre tento di salire sullo scivolo dei giardinetti di Cusano Milanino e metto il piede su una lastra di ghiaccio. Ahia.

4) Gabriele Albertini

Facciamola breve: quando dai l'autorizzazione a costruire un parcheggio multipiano sotto la Darsena puoi anche essere il miglior sindaco dell'universo per tutto il resto, hai comunque sbagliato lavoro. Il suo "novennato", dal 1997 al 2006, riesce nell'impresa multipla di far sembrare profonde riflessioni i tentennamenti di Pisapia, saggio mantenimento dello status quo l'inanità di Letizia Moratti e urbanistica visionaria la divisione a spicchi del centro storico voluta da Marco Formentini (sì quella geniale viabilità per cui se tua nonna paralitica abitava nella via oltre il confine della tua "fetta", dovevi fare il giro delle tangenziali per raggiungerla). Che fine ha fatto oggi Albertini? E' in Senato dove ha cambiato tre partiti in undici mesi dopo le elezioni del 2013. Per certi versi, chapeau!

5) il Natale

Milano è stata vilipesa e derubata da farabutti di ogni tipo, ma nulla è confrontabile con quello che subisce nel periodo natalizio. La catastrofe si ripete ogni anno, inesorabile come una giornata della Marmotta, ineludibile come uno stillicidio di gocce di guano da un miliardo di tonnellate. A Natale diventano tutti più scemi ovunque nel mondo, ma qui lo diventano tutti a livello Champions League, perché ai milanesi puoi togliere i soldi, il lavoro e la cotoletta, ma non potrai mai sradicare loro la sindrome da primo della classe. E allora la sciura in SUV che in maggio parcheggia in seconda fila, a dicembre parcheggerà in tripla fila; il vicino di casa che normalmente non ti saluta, a la sera della Vigilia lascerà anche la porta dell'ascensore aperta all'undicesimo piano, perché impedito nei movimenti dai sacchetti dello shopping; il cane che ti piscia sulla ruota dello scooter tutte le mattine ti lascerà un regalo più consistente, perché è Natale!

Speriamo di essere stati esaustivi. Se non ce l'abbiamo fatta, Buon Natale Milanese lo stesso, anche se siete gli inquilini dell'undicesimo piano.

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