
Un emendamento al decreto legge incentivi potrebbe cambiare la fisionomia della nostra città. O meglio, fare scomparire insegne di negozi come quello della foto che apre il post. Se non siete ferrati con il mandarino solo avvicinandovi alla vetrina potreste capire che vende accessori come decine di altri negozi a Milano.
L’ANSA riporta come la Lega abbia proposto tre emendamenti al decreto: esame di italiano ai cittadini extra-comunitari che vogliano aprire un’attività commerciale, incentivi alle aziende che assumano cittadini comunitari e infine, leggiamo su “il Giornale” di oggi:
Ai Comuni, si propone di dare la possibilità di condizionare le autorizzazioni all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea, oppure di un dialetto locale.
Non è chiaro come siano considerate le insegne “miste”, ad esempio; ideogrammi e testo in italiano (penso a molti parrucchieri) oppure, caratteri cingalesi e “sotto insegna” in inglese. Per quanto riguarda l’esame di italiano non sarebbe obbligatorio ma a discrezione di ogni singola Regione. Ma voi cosa ne pensate? Il sondaggio dura una settimana, commenteremo i risultati sabato 1 maggio.
Foto | Un negozio milanese by 02blog
carloprevosti
24 apr 2010 - 14:42 - #1Ridicolo, allora voglio che Mc Donald’s diventi Da Donaldo!
luca-a
24 apr 2010 - 14:48 - #2@Carlo
Facciamo un gruppo su Facebook? ;-) Se l’Inghilterra non fosse parte dell’Unione Europea ci sarebbe da ridere… LOL
eymerich40k
24 apr 2010 - 14:50 - #3Basterebbe che ci fossero le indicazioni anche in italiano (anche in piccolo).
Tanti negozi (specie ristoranti) già hanno le scritte in caratteri extra UE ed in italiano.
Penso si tratti di usare l’alfabeto latino, non di tradurre tutto in italiano (come in autarchia).
ciccipal
24 apr 2010 - 16:20 - #4A questo punto dovrebbero spiegarmi in che lingua è scritta l’insegna “Occhial House”. No. giusto per capire, magari vietiamo anche quella… per motivi di decenza, benedetta Crusca…
Lèx80
24 apr 2010 - 16:23 - #5Penso che le traduzioni in alfabeto latino del nome di questo o quel negozio o macelleria servano (si pensi all’iscrizione alla camera di commercio). Per il resto basterebbe far rispettare tutte quelle leggi che “affliggono” chiunque, italiano o straniero, voglia aprire un negozio: HACCP (ossia, controllo della conservazione degli alimenti), norme antincendio, conoiscenza primo soccorso, ecc..
Bene un esame di italiano orale, semplice e veloce. Se fosse una cosa da laureati, sarebbe ingiusto rispetto a tutti quegli italiani che non azzeccano un congiuntivo o non mettono le “h” nelle voci del verbo “avere”. Inquietante poi la storia del dialetto. Se nascesse davvero una nuova generazione che non parla altro che il dialetto del posto, vi immaginate un friulano che va a far la spesa in un negozio genovese o un sardo che vuole ordinare qualcosa in un negozio trevigiano?
Certe sparate della lega servono solo ad ammazzare la libera concorrenza e a proteggere certi negozianti italiani che speculano sui prezzi. Per fortuna molti italiani hanno imparato ad andare dal dentista ungherese o austriaco, a farsi i capelli dalla parrucchiera cinese, a comprare jeans cinesi e hanno scoperto che un kebap costa 1/3 di una pizza. E nessuno, salvo qualche eccezione urlata sui giornali, si è ritrovato avvelenato, senza denti o senza capelli.
frexxa
24 apr 2010 - 16:54 - #6assurdo.
a chinatown a manhattan, ny, non c’è un insegna con caratteri occidentali. non una banca, non mcdonald’s, niente di niente, tutto in ideogrammi.
per non parlare dei migliaia di esercizi esclusivamente in spagnolo sparsi in tutta la città, i quartieri colombiani e greci di queens e via dicendo.
e noi abbiamo talmente paura che lo straniero possa essere più felice di noi che facciamo il possibile per limitarlo.
quanta pena…
frexxa
24 apr 2010 - 16:55 - #7ooops, “un’insegna” ovviamente con l’apostrofo!!
boh1
24 apr 2010 - 17:52 - #8..ci rendiamo conto sì o no che direttamente o indirettamente e in modo subdolo stiamo ritornando alla legiferazione di stampo fascista ???
quando vietarono la parola BAR perchè inglesizzante , pericolo per l identità pura italiana.
Ci rendiamo conto fino a che punto siamo arrivati ???
Sempre più soli, sempre più isolati dal mondo civilizzato sempre più vicini alla libia ..
boh1
24 apr 2010 - 18:02 - #9lo scrivere anche in una lingua totalmente sconosciuta non mina o contrasta le libertà altrui, di conseguenza imporre per legge la scrittura di insegne in una certa lingua è una pura violazione delle libertà personali.
Il tutto in nome di un imposizione culturale che esiste solo in paesi dittatoriali come l iran, la cina , cuba ecc..
markk0
24 apr 2010 - 18:37 - #10non mi sembra eccessivo pretendere che in Italia, l’insegna di un negozio sia scritta “anche” in italiano…
Exmotumbo
24 apr 2010 - 19:44 - #11Chissà come mai nessuno ha ancora menzionato la Francia…
Strano…strano!
snowdog
24 apr 2010 - 19:49 - #12a quando l’esame di italiano per i bergamaschi e i bresciani delle valli?
Scherzi a parte, la proposta e’ assurdamente discriminatoria. Perche’ un tedesco che vuoloe aprire un negozio potra’ anche non sapere l’italiano, mentre uno svizzero sarebbe obbligato a sostenere l’esame…
Quando decideranno di occuparsi di problemi seri, senza aizzare i cittadini verso nemici inesistenti, non sara’ mai troppo tardi. Ma forse se cosi’ accadesse sarebbe la fine per la Lega…
Siamo a livello delle proposte deliranti di Achille Starace: si tornera’ all’Ambrosiana Inter, i bar si chiameranno “mescita”, e anziche’ a tennis si giochera’ a “pallacorda”.
Probabilmente in linea con il loro (in)degno predecessore Starace, il motto leghista e’ “abbandonate i libri e datevi all’ippica”. Ricordiamoci che Starace fu definito dallo stesso Mussolini come “cretino ma obbediente”. E sui muri si leggeva “Starace chi legge”. Il problema e’ che certe cose poi danno una patina di aria pagliaccesca ad un regime.
FrexxaUsa
24 apr 2010 - 21:40 - #13in usa c’è la pena di morte e da poco ho letto che ci si può far anche sparare… e quindi ??? poi ho letto di recente che per l’immigrazione prevedono l’arresto e quindi ??? bah…. si guarda fuori che se fuori ci debba essere la verità… va Flexx tu sei che giri il mondo andiamo in Jappone e lasciamogli in regalo altre due nucleari..così ci sentiremo più americani… compliments !
The Fool on the Hill
24 apr 2010 - 22:19 - #14Trovo più che giusto che nelle insegne sia presente almeno una traduzione in italiano…
lapo
24 apr 2010 - 23:26 - #15mantenere la lingua originale, ma nel caso di alfabeto non latino almeno la traslitterazione.
giusto per capire se è una lavanderia o un ristorante
boh1
25 apr 2010 - 04:43 - #16@15 non credi che il primo a perderci , installando un insegna in lingua straniera, sia il proprietario visto che in automatico taglia fuori tutti clienti italiani che non comprendono la lingua confusi di fronte a una “pessima” insegna ? E’ una libera scelta del negoziante.
A me personalmente fa solo piacere, di fronte a una “cinesata” che sia ristorante, lavanderia o parruccheria , passo semplicemente avanti..mi risparmia il tempo di entrare e capire di cosa si tratta :). Anche questa è una mia libera scelta personale.
V.o.m.i.t.u.s † M.a.x.i.m.u.s.
25 apr 2010 - 12:08 - #17Come al solito si trovano sempre i troll buonisto/sinistroidi che gridano allo scandalo fascista.
Ecco perché la sinistra sarà sempre l’alcova dei perdenti.
lapo
25 apr 2010 - 12:30 - #18@17
appunto alla faccia dell integrazione
da parte dell esercente e dell eventuale cliente italiano.
già gli italiani vanno alla larga dalle “macellerie islamiche” pensando che ti sgozzano i montoni sotto gli occhi
leppie
25 apr 2010 - 17:02 - #19Siamo sicuri che tutte le insegne italiane indichino il tipo di negozio?
Quante ce ne sono con solo il nome dell’esercente, o con nomi di fantasia?
lordchaotic
25 apr 2010 - 21:30 - #20oh ma quanto rompete. siamo in italia e allroa ci va almeno anche un’indicazione italiana. punto semrpe a rompere le palle con fascismo e vario ma smettetela tromboni ignoranti!