Il primo maggio nessun negozio aperto a Milano: il dietrofront della Moratti



Il primo maggio, festa dei lavoratori, non ci saranno negozi aperti. Retromarcia del comune che vedeva nei negozi aperti un antidoto alla crisi. Qui arriva il bello: i negozi rimarranno chiusi non tanto per il rispetto alla festa dei lavoratori (qualcuno ricorda il primo articolo della nostra Costituzione?), ma per il timore che la parata May Day si trasformi nella caccia allo stacanovista dalla vetrina aperta.

Una scelta di ordine pubblico dunque. Personalmente mi sono interrogato sull'utilità di un sabato di shopping. Siamo sicuri che un giorno di apertura faccia la differenza? In questo modo si accentua il rischio che la festa dei lavoratori si trasformi nella festa dello shopping svuotando di significato una festa nazionale conquistata con il sangue, già abrogata nel ventennio fascista. Come ebbe a dire oggi sulle pagine di Repubblica il sociologo urbano Guido Martinotti, mio ex professore: "Alcune festività hanno valore antropologico, fondamentale, dell'inversione della quotidianità. Lavorare il primo maggio è un controsenso, un po' come voler essere seri a Carnevale".

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