No alle insegne in lingue extra-UE, emendamento respinto ma i lettori: "buona proposta"

Chinatown Insegna

Siete stati ben in trecento a dire la vostra rispondendo al nostro sondaggio di settimana scorsa: "Basta alle insegne 'incomprensibili' a Milano, sì o no?". Il 62% dei votanti ha espresso parere favorevole all'emendamento proposto dalla Lega – e che insieme ad altri due è stato a proposito respinto (ne leggete su www.stranierintalia.it) perché estraneo ai contenuti del decreto cui sarebbe stato incluso – il 28% si è detto contrario e un 10% ha chiarito che la cosa non gli fa né caldo né freddo.

Un giro per Affori mi era bastato per capire come a Milano le insegne siano tuttora, in gran parte, scritte in italiano/lingua straniera (la metà di quel 62% di cui vi ho scritto sposa già questa soluzione). Ideogrammi e caratteri arabi possono convivere insieme all'alfabeto latino e anzi conviene agli stesi proprietari chiarire che cosa il loro negozio venda o proponga. Ma cosa chiedeva il Carroccio? Condizionare "all'uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all'Unione europea ovvero del dialetto locale" le insegne dei negozi in tutta Italia.

Se in Parlamento l'emendamento non ha avuto fortuna la proposta potrebbe essere ora raccolta dai Comuni: a Torino un consigliere del Popolo della Libertà porterà a breve una mozione per avere sotto la Mole le "insegne dei negozi gestiti da stranieri in due lingue, una straniera e una italiana" per legge sebbene la maggioranza al potere si sia subito dimostrata tiepida.

Foto | nettaphoto by Flickr

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: