Foto: i giocatori di cricket del Parco Powell

Cricket al Parco Powell

Sabato pomeriggio, prima che arrivasse il diluvio universale mi aggiravo per la zona Naviglio/Argelati quando ho assistito a una scena che ha dell'incredibile, almeno per l'Italia, paese calciocentrico per definizione: un gruppo di immigrati indiani o pakistani che giocavano a cricket nel Parco Powell (intitolato così alla memoria del fondatore degli scout, anche se per un attimo ho pensato sgomento che si trattasse di Colin, l'ex segretario di Stato Americano).

Comunque i ragazzi che ho fotografato giocavano a questa versione più elegante e british del baseball dandoci dentro un sacco. Io non conosco le regole di questo sport ergo era abbastanza difficile capirne qualcosa, quindi mi sono limitato a fargli qualche scatto tenendomi in disparte ammirando la precisione con cui colpivano la palla con questa specie di gignatesco battipanni. Mentre li guardavo, mi è venuto da pensare a cosa avrebbero commentato alcuni politici ben noti del nostro panorama politico: robe tipo "ecco un classico esempio delle corruzione delle nostre radici sportive".

A me invece è sembrato il classico piccolo caso in cui l'immigrazione si rivela per quello che è: una fonte inesauribile di ricchezze e diversità che, quando si esprimono così, in un pomeriggio assolato con il linguaggio di uno sporto così esotico ed educato (volete mettere il casino che fanno dieci italiani e un pallone al parco con la riservatezza di uno sport il cui apice di rumorosità è il toc della pallina contro la mazza) hanno davvero molto da insegnarci.

Cricket al Parco Powell
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