Creare un tavolo di trattativa con i grandi operatori delle telecomunicazioni (Telecom, Wind, Vodafone e Fastweb) per mettere a punto un piano condiviso per la realizzazione del progetto per la diffusione della Banda Larga in Italia e quindi ovviamente anche a Milano. Questo è il succo della proposta fatta da Romani, viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, oggi in occasione di un Convegno al Politecnico di Milano.
Una proposta, quella di Romani, che ha lo scopo di superare l’impasse creata dal muro-contro-muro opposto da Telecom al progetto di cablatura di Fastweb, Vodafone e Wind per quindici delle maggiori città italiane (ovviamente Milano inclusa). Una problematica particolarmente sentita da Milano in vista dell’Expo 2015 come sottolineava Bernabé un mese esatto fa (ne avevamo parlato in questo post).
Intervenuto al convegno del Politecnico, Romani ha ammesso le difficoltà nel dialogo tra Telecom e concorrenti ma si è detto fiducioso nella possibilità che le parti in causa possano sedersi intorno a un tavolo (che però al momento ancora non c’é) per cercare un dialogo mirato a - per citare le parole dell’Onorevole Romani - costruire:
“Non una società delle reti, ma delle infrastrutture di rete: mettere i cavi doppi e, al limite, la fibra spenta. Poi ognuno giocherà la sua partita”
In soldoni dunque si tratterebbe di creare una specie di consorzio a quattro senza precondizioni o vincoli di alcun tipo per le imprese protagoniste, il cui compito sarebbe quello di realizzare i cavidotti e la posa delle fibre spente (ovvero inattive); dopodiché - completata l’opera - l’infrastruttura tornerebbe in regime di mercato e ogni compagnia potrà giocarsela sulle tariffe e i costi. Ulteriore motivo d’ottimismo lo si ricava dalla frase con cui Romani chiosava sul proprio intervento, riferendosi al piano di Vodafone, Wind e Fastweb:
“non e’ bruttino, primo perche’ coinvolge 10 mln di persone e quindici capoluoghi italiani e poi perche’ dimostra che i costi di gestione della fibra sono inferiori a quelli per il rame. Quindi la transizione dal rame alla fibra sembra possibile perche’ sembra esserci un mercato”
warko
07 giu 2010 - 16:27 - #1ma magari!
nicola-ottomano
07 giu 2010 - 16:50 - #2Ma chi?
Paolo Romani, quello che aveva detto che la Dandini è peggio di Santoro e che il TG di Minzolini è un TG serio, mentre RaiNews24 e TG3 fanno danni?
Quello che ha scritto quella porc.ata del “Decreto Romani”, equiparando i blog ai giornali e Youtube alle TV e che è stato bacchettato pure dalla UE?
O quello che era contro un prezzo massimo degli SMS all’estero proposto dall’Unione Europea?
O forse quello che sono 3 anni che la sta menando sulla banda larga e ancora non si vede un centesimo dei famosi 800 milioni (che, ricordiamolo, sono solo una prima trache del necessario).
No, perchè se è quello, mi meraviglio solo che nessuno abbia preso parola per mandarlo aff…lo
Nicola
V.o.m.i.t.u.s † M.a.x.i.m.u.s.
07 giu 2010 - 19:25 - #3La dandini non è peggio di santoro, anche se è più furbetta di lui.
A proposito santoro stà piangendo perché è mobbizzato…
Troppo ridere.
proust
07 giu 2010 - 19:53 - #4io continuo ad essere convinto che cercare di dialogare con le compagnie telefoniche per questo servizio che nei paesi evoluti è ad un passo da essere considerato un diritto, sia la cosa più sbagliata del mondo.
la politica (in linea teorica, la nostra non lo farà di certo) dovrebbe lavorare affinche la rete sia fruibile da tutti, non svendere una necessità dei cittadini a delle compagnie private. (ci starebbe al limite il parallelo con l’acqua potabile).
Le compagni sono concessionarie dallo Stato delle frequenze, del terreno e di un sacco di altra bella roba… il politico serio si dovrebbe imporre, installate 4 antenne Wi-Max e coprire in banda larga tutta la città facendosi pagare una bollette statale per il servizio a prezzi calmierati by-passando il filtro dei privati.
Tim, vodafone, fastweb, tre e compagnia bella si lamenteranno? lasciateli sbraitare…