
Ai primi di novembre dell’anno scorso abbiamo dedicato un post (lo trovate qui) al progetto della Grande Brera cui vi rimando per saperne di più. In poche righe si tratta di trasformare gli spazi della storica Accademia settecentesca (più quelli del vicino Palazzo Citterio) in un polo museale vero e proprio traslocando le attività principali degli studenti nella ex-caserma di via Mascheroni.
Sia il direttore Mariani sia una parte degli allievi stessi appoggiati da Dario Fo erano tuttavia entrati in agitazione per contrastare l’annunciata riorganizzazione, attesa in realtà almeno dal 1976; tra i commenti al nostro post un anonimo studente dell’Accademia però sosteneva:
“È in realtà una grande messa inscena politica portata avanti dal direttore e da alcuni “pochi” studenti che stanno manipolando la situazione. Brera necessità di una nuova sede e di gente interessata a prendere sul serio l’ipotesi di una nuova Accademia realmente competitiva a livello internazionale”.
Notizia di ieri, si è raggiunto il sospirato accordo: nascerà “Brera Due” da una parte e, una volta trovati i soldi, la Grande Brera dall’altra (leggete qui l’articolo del “Corriere” con tanto di foto con sorrisi e stretta di mano tra Resca e Mariani). A “Brera Uno” gli studenti continueranno invece a studiare teoria nelle loro storiche aule… Tutto bene quel che finisce bene?
Foto | Petteri Sulonen by Flickr
antonellar
09 giu 2010 - 14:36 - #1Vedi anche:
“L’Accademia Brera deve essere difesa”
http://www.partecipami.it/?q=node/8104
paviglianiti
09 giu 2010 - 14:43 - #2sono passato ieri in biblioteca: splendida! per il resto… aria di degrado: mura scrostate, gente ciondolante che non capisci cosa faccia, corridoi bui..
vedo bene la decisione di fare brera due (sempre che brera 1 non venga venduta ai privati). e mi sembra intelligente mantenere solo una parte delle attività accademiche nella vecchia sede. alla fine è un luogo affascinante proprio perché vissuto.
adso-da-melk
10 giu 2010 - 22:20 - #3Uno dei problemi credo sia la consapevolezza che l’edificio rappresenti in qualche modo l’unico motivo di prestigio di quella che una volta era un’Accademia di richiamo internazionale.
Ora lo è solo per i sorci. L’italia pagherà caro il conto per non essere stata in grado di conservare le cultura del fare.