Che cosa ci sarà a Rho-Pero dopo l'Expo 2015?

Mancano i progetti, quei pochi che ci sono non hanno i fondi. E il bando non è ancora partito.

L'Expo 2015 è stato costellato da ritardi fin dal primo momento, e oggi si sa perfettamente come la grande esposizione comincerà senza che i lavori siano stati portati a termine. Il problema è che, sembra strano a dirsi, si è in ritardo anche su quello che sarà il futuro dell'area di Rho-Pero una volta che l'Expo sarà terminato. Manca il bando, non è ancora stato nominato l’advisor che avrebbe dovuto valutare i progetti e poco importa che ci si difenda parlando di "problemi burocratici", perché tanto ormai abbiamo capito l'antifona e possiamo prevedere senza palla di cristallo che non ci sarà un bel progetto pronto a partire non appena la grande esposizione universale si chiuderà.

Peccato, però, perché circolano alcuni progetti davvero interessanti. Lasciando perdere lo stadio del Milan, che è stato bocciato e dovrebbe vedere la luce in zona Portello, la cosa più interessante di cui si è parlato è il progetto per rendere l'area di Rho Pero una sorta di Silicon Valley italiana a cui si affiancherà l'Università Statale con un campus tutto suo. E non sarebbe per niente male.

I due progetto combinati, in effetti, piacciono a tutti. Un po' perché un campus è ovviamente compatibile con la norma che vuole che il 54% di quell'area sia destinato al verde; un po' perché le mille sedi distaccate dell'università sono un aspetto della Statale che non piace a nessuno; un po' perché la soluzione è compatibile anche con la Silicon Valley italiana. Anzi, le due cose assieme sarebbero perfette: da una parte la formazione, dall'altra le start up tecnologiche. Troppo bello per essere vero?

Si vedrà, per il momento le certezze sono molto poche. A partire da quelle economiche: l’Università non ha abbastanza denaro per comprare i terreni, costati in totale 300 milioni di euro alla società Expo (costituita da enti pubblici e che vorrebbe invece poter recuperare la spesa, ndr). Si dovrà bussare a qualche impresa privata (e qui il progetto Silicon Valley potrebbe avere un suo ruolo) oppure rivolgersi a Comune, Regione e Stato. Impresa quasi impossibile di questi tempi.

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