Expo2015 e la moratoria giudiziaria. Giulia Perrotti nuovo capo dell'anticorruzione (senza deleghe per Expo)

La Procura di Milano nuovo "porto delle nebbie" dove le indagini si frenano? Per Expo2015 sembra proprio essere così

27 aprile 2015, ore 15:00 - Giulia Perrotti è il nuovo procuratore della Repubblica a capo del pool anticorruzione alla procura di Milano.

La decisione è stata presa dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, il quale ha tuttavia deciso anche di tenere per se le deleghe Expo, come egli stesso aveva deciso in seguito alla cacciata del precedente capo dell'anticorruzione Alfredo Robledo, avvenuta al culmine di uno scontro titanico a colpi di accuse, carte e Csm. A Robledo, trasferito a Torino al termine dello scontro, erano state tolte le deleghe per coordinare le indagini su Expo.

Da diversi mesi Bruti Liberati cerca tra i suoi aggiunti qualcuno disponibile a prendere la delega relativa agli appalti dell’Esposizione Universale che si apre tra quattro giorni, ma non trovò nessuno nè al momento della cacciata di Robledo (anzi, molti magistrati si dimostrarono silenziosamente solidali con il collega napoletano) nè nei mesi successivi:

"C’è chi maliziosamente fa osservare che tenendo presente la moratoria in atto dal punto di vista investigativo sulla materia il procuratore può benissimo trattenere la delega “perché tanto non c’è niente da fare”"

scrive il cronista Frank Cimini sulle pagine web di Giustiziami, raccontando quello che è un fatto quantomeno anomalo nella gestione degli incarichi (e del potere) nella procura più famosa d'Italia.
Quella che su Expo2015 potrebbe strappare a Roma il poco felice primato di "porto delle nebbie" italiano.

Expo2015 e la moratoria giudiziaria

La Procura di Milano che rischia di diventare come fu quella di Roma a cavallo tra gli anni '70 e '90: un porto delle nebbie?

E' la teoria dei bravi cronisti giudiziari di Giustiziami, che raccogliendo informazioni qui e là, tra un fascicolo ed un corridoio, una confidenza ed un'indagine preliminare, un caffè e un lavoro giornalisticamente ineccepibile, cercano di fare un po' di chiarezza sullo stato dell'arte delle indagini giudiziarie che ruotano attorno ad Expo ma delle quali nessuno, a parte loro, sembra volersi occupare.

A livello giudiziario il blocco, di fatto, di tutte le indagini su appalti, corruttele, abusi ed altri reati penali che hanno caratterizzato alcune opere realizzate per Expo (o in fase di completamento), l'analisi dei cronisti di Giustiziami avrebbe dovuto far saltare la mosca al naso a molti, su tutti il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati: non è stato così.

Sembra infatti che Expo sia oramai il grande tema intoccabile nel palazzo di giustizia milanese: “Moratoria per Expo”, scrive Giustiziami, è la formula che ormai da mesi gira tra gli addetti ai lavori, sulla quale concordano anche diversi avvocati che sarebbero preoccupati in particolare per la mancanza di parcelle dai clienti colletti bianchi.

The facade of Palace of Justice, where three victims died at

Eppure di indagini da chiudere e di processi da istruire ce ne sarebbero: c'è ad esempio quella sul Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che riguarda alcune assunzioni 6.000€ di un viaggio a Tokio fatto da una consulente, soldi che il governatore avrebbe preteso fossero sborsati proprio da Expo. Secondo Giustiziami l'indagine è chiusa da tempo, ma per la formalizzazione si può tranquillamente continuare ad aspettare che i tempi siano più maturi.

Sul caso, l'ultima notizia stampa che abbiamo disponibile è questa: Domenico Aiello, avvocato di Roberto Maroni, è da pochi giorni nuovo consigliere di amministrazione di Expo.

A pensar male, si sa, spesso ci si azzecca: il sospetto, anche nostro (lo scrivevamo a giugno 2014), è che si voglia tenere ben chiuso il vaso di Pandora per evitare che emergano scandali che rovinino la festa internazionale di Expo.

A ben guardare i procedimenti arenati nel porto delle nebbie milanese sono parecchi: per le tangenti pagate lo stop è arrivato con i patteggiamenti di Gianstefano Frigerio e Primo Greganti, che si sono così garantiti il danno minore per loro e per il sistema Expo, da buoni esponenti della Prima Repubblica.

Ci sarebbe inoltre un'indagine aperta ma mai decollata, relativamente alla "Piastra", un maxi-appalto al centro dell'Esposizione universale di Rho-Pero, indagine che sarebbe tenuta comunque "in caldo" fino al prossimo 31 ottobre, dicono i maliziosi nel porto delle nebbie. E l'amianto al Teatro alla Scala?

Tutta Milano si era indignata, e mezza Italia preoccupata, quando nel 2009 il loggione dello storico Teatro veniva chiuso al pubblico per la presenza di amianto (e fibre libere di amianto), una scoperta avvenuta pochi mesi dopo la consegna del nuovo Teatro, restaurato e pronto all'uso. Anche quell'indagine, scrivono i cronisti di Giustiziami, sarebbe chiusa da tempo, ma l'esercizio obbligatorio dell'azione penale invece sembra essere diventato un optional a Milano.

I precedenti in questo senso sono decisamente pericolosi e affondano le radici della narrazione nello scontro titanico che ha animato le pagine di giudiziaria per mesi, tra il capo Edmondo Bruti Liberati ed il suo aggiunto Alfredo Robledo, poi ingiustamente ed ignominiosamente cacciato: pietra dello scandalo era allora il fascicolo SEA-Gamberale, inoltrato dai colleghi della procura di Firenze e "deplorevolmente dimenticato" per 6 mesi da Bruti Liberati (il virgolettato è suo) nella cassaforte del suo ufficio, alla faccia dell'obbligatorietà dell'azione penale. Nella cacciata di Robledo il Csm ha utilizzato come prova regina alcuni elementi di indagine che il magistrato napoletano di stanza a Milano avrebbe fornito proprio a Domenico Aiello, legale di Maroni e nuovo consigliere di amministrazione di Expo; Robledo si è sempre difeso sostenendo di non aver rivelato alcun atto d'indagine.

Risultato delle lungaggini su SEA? Reati prescritti e tutti a casa. Fatto sta che sempre i colleghi fiorentini hanno segnalato anche alcune stranezze sulle opere di Expo, suggerendo alla procura di Milano di svolgere accertamenti sul Padiglione Italia di Expo, la "casa" nazionale dell'esposizione, il fulcro di chi gioca in casa. Anche su questo fronte, nessuna novità.

Il silenzio assordante sulle indagini Expo non è tuttavia finito qui e forse a vederci giusto sono proprio i colleghi di Giustiziami:

"Prevalgono criteri di convenienza e di opportunità. Cioè la politica, da parte di una categoria che per il resto non perde occasione per rivendicare indipendenza e autonomia persino quando sul tavolo della discussione c’è il periodo feriale."

D'altra parte, lo stesso Tribunale di Milano ha appaltato senza gara utilizzando milioni di euro di fondi governativi destinati ad Expo: 12,5 milioni di euro sui quali la chiarezza di spesa è assolutamente inesistente. In gran parte quei fondi sono stati destinati alla nuova "casa" della giustizia milanese (destinata ai giudici del lavoro e della famiglia) nella nuova palazzina di via San Barnaba, i cui sotterranei prende vita un mega-server dove dovranno affluire notizie di reato da tutta Italia.

Soldi spesi parecchio male, visto che nella sala server si entra e si esce a proprio piacimento.

Insomma, sembra che le vere perle succulente di Expo non siano ai padiglioni ma nei corridoi di un Tribunale che vive i giorni più bui della propria storia: dalle lotte intestine alle sparatorie fino all'uso e all'abuso del diritto penale su imputati eccellenti.

Era dai tempi di Tangentopoli che non si parlava così tanto del Tribunale di Milano: solo che all'epoca sul banco degli imputati non c'erano certo le toghe.

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