Camparino Milano: la storia del più iconico locale per l’aperitivo

Il luogo dove, esattamente un secolo fa, è nato il rito dell’aperitivo. E dove la tradizione continua ancora oggi.

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Qualcuno lo chiama happy hour, altri si spingono fino ad “aperi-cena”, ma il nome più corretto del rito milanese del dopo-lavoro è semplicemente aperitivo. Un rito che caratterizza Milano in tutto il mondo e che nasce grazie a una delle aziende simbolo della città: Campari. C’è una città, Milano, c’è un’azienda simbolo, Campari, ci sono anche un luogo e una data da segnarsi quando si parla della nascita dell’aperitivo come lo intendiamo oggi.

La data è il 1915, il luogo è il Camparino. Storico locale della Galleria Vittorio Emanuele II, aperto da Davide Campari come “fratello minore” del Caffè Campari (che il padre Gaspare aveva aperto nel 1867), il Camparino diventa in breve il locale più gettonato della città: quello più alla moda, frequentato dalla artisti delle avanguardie e da note personalità dell’epoca liberty milanese, stile che caratterizzava gli arredi del locale grazie all’ebanista Eugenio Quarti, al pittore Angelo D’Andrea e ad Alessandro Mazzuccotelli, artigiano del ferro.

È il Camparino il luogo in cui nasce la tradizione milanese della modernità per definizione. Anche grazie a un innovativo sistema che garantiva un flusso continuo di seltz direttamente dagli scantinati, offrendo ai clienti un Campari e soda sempre ghiacciato al punto giusto.

Lo storico bar, col passare degli anni, passa però di mano più di una volta, diventa il Caffè Zucca, il Caffè Miani, poi ancora Campari e ancora Zucca. Fino al 2012, quando finalmente torna a essere il Camparino, il locale che più di ogni altro ha simboleggiato le tradizioni milanesi. Un locale che è stato rimesso a nuovo, ma nel pieno rispetto delle origini del marchio e dando vita anche a una nuova insegna creata da Ugo Nespolo, artista che da tempo collabora con Campari.

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Per il suo lavoro, l’artista si è ispirato al quadro di Boccioni “Rissa in galleria”: un quadro che sta lì a testimoniare come negli anni delle avanguardie la Galleria Vittorio Emanuele II fosse il centro di quella che oggi si chiama “movida” e di come il Camparino ne fosse il fulcro. Il ritorno di questo marchio è quindi anche un punto importante a favore di quello che da tempo è uno degli obiettivi dell’amministrazione: far ritornare la Galleria uno dei centri nevralgici della vita sociale milanese e non più solo un passeggio per turisti.

E così, nel 2015, l’anno di Expo, è possibile festeggiare i 100 cent’anni del Camparino, dove si è iniziato a servire quel Bitter Campari che con il passare del tempo, invece di passare di moda, è diventato sempre più sinonimo di aperitivo, di Milano, del rito del dopo-lavoro che dalla nostra città si è diffuso ormai in tutto il mondo.

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Iniziativa realizzata in collaborazione con Gruppo Campari S.p.a.

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