Bros assolto, cadute le querele

Se i graffiti siano arte o vandalismo non lo sapremo mai. O, quantomeno, la sentenza di ieri del giudice Guido Piffer non lo chiarisce. Quello che è certo è che il loro autore, Bros (vero nome: Daniele Nicolosi), non è perseguibile penalmente in quanto per i tre casi presi in esame dal giudice non sussistevano gli estremi per una condanna. Si trattava di tre "opere" di Bros: una sul muro di San Vittore, una su una pensilina di un parcheggio delle biciclette di Piazzale Lodi, l'ultima su uno stabile privato in De Angeli.

Per tutti questi tre casi, secondo Piffer, non ci sono le condizioni per procedere in senso penale. Nel caso della pensilina, l'ATM non ha sporto denuncia, e il giudice non ha ritenuto ci fossero gli estremi a procedere d'ufficio con l'aggravante del deturpamento di un muro del centro storico. La proprietaria della palazzina di De Angeli, 4 invece avrebbe ritirato la querela ai danni del writer mentre l'episodio di San Vittore risalirebbe a 4 anni fa e quindi è ormai caduto in prescrizione.

Se la cava così Bros, ma non è del tutto soddisfatto dalla sentenza che, a suo dire: "non risolve l'enigma se i graffiti siano arte o vandalismo". Che i suoi graffiti fossero arte e quindi come tali non perseguibili, era anche la linea dei suoi difensori. A Bros resta la soddisfazione di non dover scontare pene pecuniarie (in caso per lui sarebbe scattata una maximulta di 18mila euro) e di poter rilanciare: "continuerò a portare la mia arte in strada".

All'interno di questa che oltre a essere una battaglia in tribunale è ormai sempre più chiaramente una guerra culturale e tra "visioni del mondo", De Corato ha perso ieri un round importante e non si dà pace, promettendo di costituirsi ancora parte civile contro i "vandali" e di giudicare il processo Bros e la relativa sentenza, il più classico dei processi finiti a "tarallucci e vino". Al prossimo incontro.

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