Le distanze a Milano non sono poi così enormi: da un capo all’altro la città misura circa 20 km, il che significa che a piedi la si può attraversare in più o meno quattro ore, visto che gli esseri umani viaggiano intorno ai 4, massimo 5 km/h.
Così la mattina dell’undici agosto ho pensato: vediamo di fare una traversata di Milano e fare qualche foto! Il risultato lo pubblicheremo in sei puntate questa settimana. Percorso scelto? Da piazzale Maciachini a San Donato.
In totale 13 km e rotti, forse qualcosa di meno visto che ho “tagliato” da piazza del Duomo seguendo vagamente il percorso della MM3, seppure con ampie deviazioni in stradine secondarie. Ehi! E questa idea non c’era nelle cinque cose da fare ad agosto a Milano!
Buona lettura.
Mercoledì 11 agosto, mi metto le scarpe verso le 12 e 30, esco di casa: vado verso piazzale Maciachini - ma in macchina! - che va bene essere pirla e volersi fare a piedi da un capo all’altro della città, ma ci sono dei limiti a tutto…
Lascio la macchina al parcheggio di via Villani, a due passi da casa Formigoni e quattro da delle case popolari in cui abitavano un sacco di compagni delle elementari e delle medie, e si parte.
Il campetto da basket è chiaramente deserto: i giardini e il parcheggio sotterraneo di piazzale Maciachini sono una conquista tutto sommato recente per la zona, così come il piccolo parco giochi antistante l’asilo.
Asilo ovviamente desertissimo: non c’è nessuno in giro. Neanche i latinos che spesso festeggiano sulle panchine lì vicino, o i cingalesi che prendono un po’ di fresco vicino alla fontanella o sotto l’ombra striminzita degli alberelli del prato.
Una volta quel posto, quel pratone, quel piazzale, erano decisamente più selvatici: era solo erba, principalmente si ricordava quel posto come un luogo di preghiera per la comunità musulmana di Milano, nel 1994 ci fu un’epica adunata, ce lo ricorda il Corriere:
“Allah e’ grande”: ecco uno spicchio di Islam nella citta’ “europea”. Si sono dati appuntamento in diecimila, ieri mattina, nel grande prato di piazzale Maciachini. I musulmani che vivono a Milano hanno salutato cosi’ la fine del Ramadan, il mese sacro dell’ Islam. Prima di tutto la tradizionale preghiera, con la testa e il cuore rivolti verso La Mecca, per celebrare la festa della rottura del digiuno
Qualche ragazzino scrive su una panchina: “All good in tha hood”, mettere insieme (immagino, almeno) un pezzo di Juvenile, l’islam, il domicilio di Roberto Formigoni, un asilo e delle case popolari mi fa pensare qualche secondo a quei labirinti di segni e di culture che si manifestano nelle metropoli. Poi riparto.
Passo per il parchetto di piazzale Maciachini, attraverso viale Marche, fermandomi in mezzo al viale, dove ci sono quei parcheggi sterrati eterni, quando piove si formano dei laghi lì in mezzo e anche ai bordi della carreggiata. Cinquanta metri più in giù il liceo Cremona e lo Zappa, scuole storiche della zona dalle quali è passato più o meno chiunque.
Nelle vie dietro la clinica Pio X, tra via Giulio Bellinzaghi e via Nava, ci sono delle belle case vecchie: una la vedete nella foto qui sopra, queste viuzze in passato sono state miniere di quiz di milanesità - vi ricordate il “Pane di lusso e comune” e questa lapide?
Non c’è mezza persona in giro, ma qualche macchina si vede: la città, nonostante la metà di agosto sia vicina, è tutt’altro che vuota. Malgrado questo, in giro si vedono tendenzialmente tre categorie di persone: anziani, nuovi milanesi provenienti da qualunque angolo del mondo, e poi muratori. Le ultime due categorie spesso sono unite.
Viale Stelvio, se ci fosse qualche erbaccia in più, potrebbe essere uscito dritto dritto da La Strada di Cormac McCarthy: ci siamo io e un gigantesco nero sotto la pensilina. Mi metto in mezzo alla strada a fare qualche foto, non passa anima viva a motore.
Viale Zara è la prima tappa della nostra piccola traversata: c’è più movimento e anche un po’ di traffico. Traffico, è un termine che uso per comodità: saranno passate dieci macchine nei cinque minuti che ho passato in quei paraggi. Il gigantesco deposito dell’ATM torreggia tranquillo, parzialmente dismesso nel 1966: nasceva quello di viale Sarca, se ne parla nel forum Milano Trasporti.
Proseguo in via Nazario Sauro: all’altezza di via Taramelli si vedono all’orizzonte le costruzioni della Milano che cresce, ancora lontane dall’essere terminate. Il vasto edificio della Regione Lombardia si perde nella foschia, l’orizzonte è il punto di fuga della Milano che sarà.
Due passi verso l’interno, e si finisce in via Abbadesse, ai bordi dei giardini Gregor Mendel: la chiesetta edificata tra il XVII e il XVIII secolo è nascostissima, dimenticatissima, un pezzo archiviato di Milano. Sulla Chiesa di SS Carlo e Vitale alle Abbadesse potete trovare qualche informazione nel Dizionario di toponomastica milanese di Vittore e Claudio Buzzi.
Venti metri dopo la chiesa e poco dopo la sede di UnionCamere, c’è questo negozio: da decenni è così, quella insegna - c’è scritto “Tintoria” ma è pressoché illeggibile - mi è sempre piaciuta da impazzire, che meraviglia la tintoria sbiadita. Chissà che fine farà l’insegna quando qualcuno prenderà quei locali: domanda superflua, non accadrà mai.
Dal passato rugginoso, corroso dal tempo, al presente: altri cinquanta metri e dai giardini Gregor Mendel c’è una buona visuale de l’Altra sede della Regione Lombardia cui dedicammo svariate gallery. In linea d’aria, c’è il ristorante da Berti, ristorante storico nel quale non ho però mai messo piede, ecco cosa raccontano sul loro sito:
Nel 1866 un altro dei tanti osti decise d’aprire anche la sua osteria fuori porta, in campagna, con una bella cantina e un pergolato. Nacque così la “Nuova osteria della Stazione Centrale”, subito soprannominata “osteria dei ladri” per l’abile professione dei suoi frequentatori che qui avevano base e che si mescolavano tra le bevute dopo-lavoro degli operai. Ecco “Berti”, tra le ultime testimoni delle osterie di fuori porta che un tempo punteggiavano l’immediato fuori Milano, con i suoi muri color Teresa d’Austria, le storiche ampie sale con soffitti a travi e alle pareti proclami e notificazioni originali firmati dal generale Radetzky che raccontano come fosse burocratica e difficile anche allora la vita
Chissà, magari ci faremo un salto per recensirlo, vedremo.
Cammino, cammino, e arrivo alla terza tappa: l’incrocio tra viale Sondrio e via Melchiorre Gioia. Alla fermata della metro gialla, giro a destra ed entro in una zona - visiva - dove domina lo skyline milanese: ci sono il grattacielo Galfa - anche detto Torre Bega - il Pirellone, e in fondo un edificio di cui pochi conoscono il vero nome: è la Torre Servizi Tecnici Comunali.
A firmare il progetto furono Renato Bazzoni, Luigi Fratino, Vittorio Gandolfi, Aldo Putelli: il grattacielo fu inaugurato nel 1966.
Stazione Centrale, quarta tappa della traversata: la luce della giornata non è eccezionale, è molto “bianca”, ma la facciata risalta, i lavori di ristrutturazione hanno restituito ai milanesi una stazione stupenda. In fondo a via Vittor Pisani si intravede la Torre Breda. Dietro le viette della stazione, val la pena di fermarsi qualche minuto nei pressi del Santuario di San Camillo. C’è ancora un sacco di strada per arrivare da un altro genere di santo: San Donato.
(1/6, segue)
ilticinese
16 ago 2010 - 17:13 - #1grandissimo Gab! A saperlo venivo anche io! purtroppo sono senza pc e leggo ogni tanto dal cell.
io le promesse le mantengo e ho un po’ di belle foto del 15 mattina, quando il bel sole mi ha buttato fuori dal letto per riprendere la città deserta! come le possiamo condividere?
insubria
19 ago 2010 - 16:04 - #2bravissimo, sei un vero amante di questa città! Voto 10 !!!
gabriele02
23 ago 2010 - 09:41 - #3Ciao a tutti, sono tornato ieri, direi che è andata bene, sono felice abbiate apprezzato! Se avete foto, video, qualunque cosa abbiate realizzato ad agosto, mandateci tutto alla mail dei suggerimenti che pubblichiamo in settimana