Expo 2015 a Smirne: ovvero, la settimana in cui s'è detto tutto e il contrario di tutto

expo milano rinuncia smirneMa allora l'Expo 2015 lo facciamo, non lo facciamo? A chi crediamo? Crediamo a Letizia Moratti? Crediamo a Italia Oggi? Sfogliamo compulsivamente le pagine di Google News Turchia per poi tradurre in automatico il complicato idioma e ottenere delizie surrealiste, quasi delle parolibere come:

la candidatura di Smirne per l'EXPO 2020 negli studi di valutazione Babacan, ha detto che appoggia personalmente la Città (...) Ministro Babacan,''Ma voglio dire chiaramente che, dovendo imparare il mestiere, doveva cadere da un tetto. Siamo caduti dal tetto. Penso che la nostra aumentare le probabilità. Il modo in cui abbiamo imparato il metodo. Ora ci sono tentativi nel 2020

Loro cadono dal tetto, a noi cade altro: diciamo le braccia, per non menzionare altre parti del corpo che noi maschietti possediamo doppie. A intuito mi sembra di evincere che in Turchia pensino già al 2020. Dopo il salto, resistiamo alla tentazione di un cut-up burroughsiano dei giornali turchi e vediamo quali sono le ultime novità...

Parte tutto da un articolo di Italia Oggi uscito il 1° settembre: in quel pezzo si paventa la possibilità che l'Expo 2015 possa riprenderselo Smirne - ovvero Izmir, in turco. In che modo? Come mai? Semplice: qui si è a zero, e sono anni che si parla solo di beghe Roma - Milano senza un vero passo in avanti.

Al di là delle considerazioni economiche, ho trovato interessante questa chiosa geopolitica:

Come mai la Turchia che, anch'essa, è stata colpita dalla crisi economica internazionale, riuscirà a trovare le risorse che l'Italia non riesce a mobilitare per realizzare l'Expo? La spiegazione è semplice.

Primo, perché, mentre l'Italia sta crescendo all'1% annuale del pil, con tendenza al ribasso, la Turchia sta crescendo al 4,5%, con tendenza al rialzo.

Secondo, perché la Turchia, rigettata dall'Eu, che ne rimanda continuamente il processo di adesione, vede, nell'Expo di Smirne, il modo di reinserirsi nel contesto internazionale, diciamo occidentale, dopo che essa ha costruito la sua nuova leadership nel Medio Oriente con l'apertura di nuovi e più intensi (ed anche più imbarazzanti) canali di collaborazione con paesi come la Siria e l'Iran. Per la Turchia, quindi, l'Expo a Smirne sarebbe il modo, fra l'altro, di bilanciare verso il resto del mondo non islamico, una posizione che oggi è troppo squilibrata verso paesi difficili (come la Siria) o addirittura “canaglia” (come l'Iran)


Rinunciare, per Milano significherebbe avere denaro da spendere per altro: fare una pessima figura ora, ma risparmiarsene una barbina tra cinque anni.

Ovviamente tutti negano: nega Letizia Moratti, nega persino Penati - che però appare più possibilista sulle voci uscite su Italia Oggi - negano tutti che si tratti di un'ipotesi anche lontanamente plausibile.

Le parole con cui Letiziona smentisce:

«C'è un dossier di registrazione - ha osservato Letizia Moratti, a margine di un incontro pubblico a Palazzo Marino - firmato dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi e presentato al Bie e non si torna indietro. Nessuno può cambiare un percorso che è senza ritorno»

Ma non è affatto la prima volta che l'ipotesi della rinuncia circola, va detto. Nei mesi scorsi se n'era parlato parecchio.

Vi ricordate? Ho pescato un post del 13 novembre 2008, quasi due anni fa, in cui si dicevano più o meno le stesse cose. Non solo: anche nel giugno scorso, alle dimissioni di Lucio Stanca si pensava di abbandonare il progetto Expo.

Certo: va detto anche che due anni fa il vento della crisi spazzava molte più certezze, mentre oggi Mario Draghi ha spiegato - con un po' di ottimismo... - che l'arietta della ripresa sta passando sull'Europa. Forse sarebbe un buon motivo per puntare sull'Expo questa arietta di ripresa: si spende, certo, poi però le infrastrutture restano e magari si attira anche qualche investimento.

O forse sarebbe meglio spendere quei soldi in un'altra maniera, viste le deliranti beghe in cui siamo tutt'ora fermi. Un pezzo del Fatto uscito il 1° settembre traccia il quadro degli ultimi sviluppi:

Al momento di certezze ce ne sono poche. Le grandi opere previste sono ferme o avviate da poco. Non è ancora stato dato il via libera alle prime sette gare di progettazione della piastra espositiva, la base in pratica. Il viceministro Roberto Castelli prima e Umberto Bossi poi hanno riconosciuto che a Milano “sono fuori tempo massimo”. Intanto a Expo 2015 continua il balletto delle nomine. Tra giugno e luglio è stato sostituito, e inviato ad altro incarico, il capo della comunicazione, Andrea Radic, sostituito con Roberto Arditti, ex portavoce del ministro Claudio Scajola e direttore de Il Tempo. E’ toccato poi a Lucio Stanca lasciare la carica di amministratore delegato a Giuseppe Sala, direttore generale di Palazzo Marino e uomo di fiducia di Letizia Moratti. Ma poco preparato su Expo. Al suo insediamento rilasciò una dichiarazione ad agenzie e tv: “Taglieremo i costi, primo fra tutti gli uffici di Palazzo Reale”. Gli altri consiglieri si guardarono esterefatti. “Ma come, l’unica cosa gratis che abbiamo sono proprio gli uffici”

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