Della Trattoria California di via Ornato, in zona Niguarda, avevamo scritto nel lontano 2007. Venerdì sera ci sono tornato per una cena con alcuni amici, era l’occasione perfetta per una recensione aggiornata e con qualche immagine in più (non era difficile: nella scorsa rece c’era solo una foto dell’esterno…).
Partiamo dalle basi: sulla storia della Trattoria California ci sono molte leggende, le si trovano qui e là in giro per il web. C’è addirittura chi sostiene sia stata fondata da Buffalo Bill in persona: non è vero, ma la storia è altrettanto curiosa, ne scrive anche Maurizio Cucchi ne la Traversata di Milano.
C’è di mezzo sì, la tournée di W.F. Cody degli inizi del secolo scorso a Milano. Leggiamo prima qualcosa su quel tour assurdo in una vecchissima pagina di ViviMilano…
A Milano Buffalo Bill venne due volte: la prima nel 1890 e poi nel 1906. Alberto Lorenzi nel suo libro «Milano in Carrozza» scrive a proposito di Cody durante la sua visita del 1906: «…cow boy capace di sparare nelle più arrischiate e assurde posizioni, tenendo il suo Winchester posato tra un orecchio e l’altro del cavallo o sparando sbilanciato al punto di sfiorare l’erba o addirittura in piedi sulla sella di cuoio arabescato». Il Wild West Show si esibì per sette giorni consecutivi all’Arena e i milanesi furono travolti da una vera e propria Buffalomania. In quei giorni calpestarono la sabbia dell’Arena 200 attori, 180 cavalli, 18 bisonti, parecchi muli e long horns del Texas per non parlare delle alci e dei cervi. I numeri che sconvolsero gli abitanti di una città che il West lo aveva visto e sognato solo attraverso i dagherrotipi dei libri illustrati
Uno degli attori, lasciò la compagnia, e aprì la trattoria a Niguarda. Conferme se ne trovano anche su Muvi:
Lei era una giovane milanese, ma lui non era Buffalo Bill. Era prevedibile: se il grande scout (questo era il suo lavoro da giovane) delle sconfinate praterie americane si fosse veramente fermato a Milano, anche per poco, aprendo una trattoria, probabilmente il fatto sarebbe ben noto. Non il grande Buffalo, quindi, ma un cow boy del suo circo, questo sì. Le cose cambiano ma la suggestività della storia si mantiene alta. Ora ci piacerebbe sapere chi era lei. Faremo ulteriori ricerche
Ok: e qui abbiamo chiarito la storia antica. Veniamo a quella recente: non passavo da qualche tempo alla California, ai tempi dell’università era un appuntamento pressoché fisso, amavamo quel posto, e i due gemelli - le due icone, le due leggende viventi che la gestiscono - ci sopportavano con fin troppa pazienza.
Sono passati alcuni anni, e loro sono ancora lì, a servire i piatti che sempre si mangiano alla California: venerdì eravamo una ventina e le porzioni erano “miste”. Il primo, lo vedete nelle immagini, metà piatto gnocchi al ragù, onestissimi, e metà piatto penne all’arrabbiata, anche loro oneste, un po’ scotte forse, ma oneste.
Il secondo, lo vedete sempre nella gallery: cotoletta alla milanese e patatine fritte, anche lì, dignitosa. Il vino? Diciamo non per palati fini, ma il bottiglione da un litro e mezzo di rosso Uberti Marco, fa in pratica parte dell’arredamento… Se in quel posto ci hai passato decine di serate, ti sei affezionato anche a quello.
La California è decisamente spartana: nei commenti del post scritto nel 2007, qualcuno addirittura osava lamentarsi. Per carità: niente di male. Ma non si va in un posto del genere per il servizio o per la qualità, ci si va per spendere 11 euro e cenare, o se proprio si vuole esagerare, spenderne 14. In un luogo incredibile.
Incredibile per la fauna umana che lo frequenta: mi ricordavo di un uomo che mostrava ferite da arma da fuoco, un altro, che avevamo soprannominato Smaila che bestemmiava in continuazione molestando le ragazze che erano con noi, forte di una vaghissima somiglianza con lo showman di Poltu Quatu, e altri, tanti altri…
Ernesto, un ex sarto della Scala, almeno così diceva, coi capelli rosso fuoco, gli occhi spiritati: si era riciclato come orafo, faceva strani gioielli, sparito, non lo si vede più. Un altro, un muratore che aveva cinquant’anni e ne dimostrava settanta, che si sfondava completamente di vinaccio.
Se glielo chiedevi, mentre prendevi un amaro, ti diceva “Sì, ma domattina… bevo un litro di latte e sono a posto… l’importante è purificarsi”. E poi tantissimi altri… c’è tutta una categoria di persone che vedo solo lì. Amici che non ho mai incontrato in altri posti, se non alla California. Ignoro dove vivano, non lì: ma lì ci si trova.
C’è un campionario di umanità che non vedi da nessuna altra parte, mai, che si ritrova lì come se fosse certo di essere in un’area protetta, in una riserva di caccia dove nessuno li molesterà, e dove gli altri commensali saranno come loro: o come una cinese che vende carabattole all’ingresso.
Quel posto andrebbe tutelato del WWF, diventare patrimonio dell’UNESCO. E’ un luogo in via d’estinzione, bloccato in un’epoca imprecisa… lontana… altrove di sicuro, ma in un tempo indefinibile. Restando sulla cena: spesa finale, con amari (cinque bottiglie tra Montenegro, Amaro del Capo e Braulio) e caffé, 15 euro.
In sintesi: è un posto ideale da cena con gli amici, a patto che abbiate degli amici di bocca buona e non menosi. Età ideale per sperimentare la California: meglio se in gruppo e tra i diciotto e i ventiquattro, oltre qualcuno inizierà a storcere il naso.
Prima di quel momento però, l’esperienza (perché non è una cena: è un’esperienza) è assicurata.
Trattoria California
Via Ornato 122, Milano Niguarda - Tel 026426061
Chiuso il sabato
Prezzi: da 11-14 Euro
fuzzyleo (che non riesce a fare il login)
20 set 2010 - 12:35 - #1io temo di aver passato la data di scadenza! ;)
jason
20 set 2010 - 14:12 - #2miiiticaaaa!! Qui ci fai le tipiche pause pranzo che necessiterebbero come minimo 2 ore di pennica. La California è un luogo che ha un qualcosa di magico. O, più semplicemente, un luogo umano; come pochissimi ne sono oramai rimasti. Mi spiace per chi non riesce ad apprezzarlo, ma alla fine è meglio così. Se non ti piace, non ti merita.
Ci farei un esperimento, portandoci a mangiare un gruppo campione di ragazzi e ragazze. Il ragazzo-tipo potrebbe essere di quel genere che, specie durante il weekend, infesta Corso Como. Potenziale azionista di maggioranza della Garnier, per le quantità di gel per capelli che utilizza nell’arco della sua esistenza. Quello che chiama tutto il genere umano solamente dicendo “zio”, se non con un semplice “o!”.
La ragazza-tipo invece potrebbe essere la tipica frequentatrice della zona arco della pace. Borsetta grande come una Samsonite, rigorosamente portata appesa al gomito piegato a mo’ di gesto dell’ombrello, sigaretta in una mano, cocktail nell’altra; passettino cortissimo, quasi avesse i femori saldati l’uno all’altro; e una S e una Z pronunciata in un modo talmente così acuto da risultare fastidioso anche ad anni luce di distanza.
Ecco, farei passare a loro una serata alla California, filmandoli. Sono sicuro che il National Geographic pagherebbe oro per averne l’esclusiva.
Maxolo da mò
20 set 2010 - 19:00 - #3mmmmmmmhh… bicchiere vuoto, fondo di sughetto nel piatto e tazza del cesso… proprio invitante si…. ghgh
sebastiano.cosenza
21 set 2010 - 10:18 - #4al California non si va per mangiare, mangiare é un optional !
al California si va per gustarsi la fauna e riflettere sulla miseria delle ” notti bianche fashion” sponsorizzate dalla nostra sindachessa (complice il semianalfabeta vicesindaco, quello della giunda) che periodicamente ammorbano il nostro centro storico.
La visione più bella che ho del California é un gruppo di vecchie, sigaro in bocca, che giocavano a briscola alle undici di mattino, complice un bottiglione di rosso griffato Uberti Marco.
seb
bruser
21 set 2010 - 10:27 - #5con tutto quello che c’è da scoprire a Milano mi domando se era così necessario un secondo articolo su un posto così inutile
theskydrake
22 set 2010 - 09:27 - #6bah…
robert-bluesh
23 set 2010 - 14:06 - #7Voglio vivere al California!!!