“Aboliamo il pavé da Milano”, è il grido di alcuni milanesi (soprattutto ciclisti) che emerge da un gruppo di facebook. Se il fascino estetico del lastricato nel centro storico è indubbio visto dall’alto dei cieli (o dei Suv), dal basso dei comuni ciclisti genera sacrosante paure, soprattutto se coadiuvato da un’altra trappola metropolitana: le rotaie del tram. A causa di esse sono in molti ad aver un doloroso face to face con il ciottolato da raccontare.
Il pavé è una bestia nera che spinge numerosi ciclisti a sconfinare sul marciapiede in un altrettanto pericoloso slalom di pedoni o a ridurre drasticamente la velocità per evitare forature e devastazioni alla bici. La pioggia accentua esponenzialmente il rischio “scivoloni”.
Un’altra ragione abbracciata dagli abolizionisti del pavé è quella del rumore e dell’esagerato costo per la manutenzione. Non me ne voglia la Sovraintendenza per i Beni Culturali, secondo la quale il pavé, all’interno dei Bastioni, fa parte del patrimonio artistico. Tralasciando gli aspetti positivi del lastricato (che spinge a rallentare le auto e dà una connotazione caratteriale alla città) stilerò una soggettiva classifica di quelle che sono le più temibili vie lastricate della nostra metropoli.
5° posto: Via Torino fino a Porta Genova (1,9 km)
Nella via commerciale di Milano il pavé non è certo il più terribile, si possono trovare delle traiettorie interessanti per evitare di sfasciare le ruote alternando tratti tra le rotaie ad altri a fianco del marciapiede. Ma è lungo (specie se si vuole arrivare in porta Genova) e reso più pericoloso dagli spazi angusti tra il marciapiede e le rotaie. I marciapiedi durante il giorno sono pullulanti di gente e sconfinare è una missione impossibile.
4° posto: Via Mazzini fino Piazza Medaglie d’Oro (1,9 km)
Altra via d’entrata/uscita dal centro storico. Terribile il primo tratto, in via Mazzini. Intersezioni di rotaie, semafori, pedoni impulsivi che attraversano la strada. Si arriva in piazza Missori e di fonte si hanno due vie storiche lastricate da pavé: corso Italia e corso di Porta Romana. Per renderle praticabili hanno chiuso gli spazi tra pietra e pietra, ma in alcuni tratti la situazione è degenerata e serpenti di bitume guizzano sulla strada.
3° posto: Via Broletto – Via Cusani (750 m)
Chi da piazza Duomo vuole andare al castello Sforzesco utilizza queste vie per evitare le pedonalissima via Dante. Alla fine se ne pente amaramente. Sarebbe stato meglio portare la bici a mano stretto nella calca domenicale.
2°posto: Piazza Cordusio – Piazzale Baracca (1,5 km)
A dir poco devastante, lungo e pieno di insidie. Anche se alcuni pezzi sono stati asfaltati, questo itinerario non lascia tregua al povero ciclista che deve affrontare veri e propri crocicchi di rotaie intersecanti. Si è costretti ad alternare tratti tra le rotaie ed altri al bordo della strada, per fare passare le automobili che si accumulano alle calcagne e pressano per sorpassare.
1° posto: via Monte di Pietà – via dell’Orso (550 m)
E’ il Mortirolo del lastricato meneghino. Al confronto, passare nel pavé parallelo, quello di via Manzoni, è uno stimolante massaggio ai glutei. Via Monte di Pietà è da Indiana Jones della bicicletta. Lungo le inutilizzate rotaie si sono formati solchi di svariati cm; sono come fauci di coccodrillo che attendono il malcapitato ciclista. Tutto è reso più difficoltoso da veri e propri gradini tra un ciottolo all’altro. Per evitare questo terribile tratto ci si può immettere sul marciapiede, ma le grate dei tombini sono delle trappole vere e proprie. Con la bici da corsa le ruote rischiano di infilarsi nelle fessure. Da panico!
leppie
22 set 2010 - 10:16 - #1Il problema vero secondo me è lo spazio ristrettissimo tra le rotaie e il marciapiede.
E questo è vero anche dove c’è l’asfalto.
Aggiungerei, in asfalto, l’attraversamento dei binari di piazza Oberdan (facendo Corso di Porta Venezia verso Buenos Aires) e l’incrocio Settembrini Vitruvio (he peò è sanpietrini, se non sbaglio).
Inoltre via Venini (anzi, Largo Fratelli Cervi) davanti alla Sma. curva che si restringe, sanpietrini, lastricato e rotaie del tram… Un po’ una tombola.
Teo Teti
22 set 2010 - 10:41 - #2Ahahaha divertentissimo! Sottoscrivo in pieno la classifica, soprattutto il primo posto!
Va aggiunta anche via Pontaccio da San Marco a corso Garibaldi, è un tratto breve ma con delle sconnessioni da paura e un avvallamento vicino al marciapiede tipo “schiena di mulo”. Andando in giro tutti i giorni con la bici da corsa, sembra davvero di fare dei tratti della Rubaix.
Febs
22 set 2010 - 10:56 - #3Sono ciclista e non toglierei mai il pavè. Togliamo quello, copriamo i navigli, e poi non ci resta più niente che asfalto. No grazie. Ragazzi, usate ruote GROSSE e mettete le luci.
leppie
22 set 2010 - 11:23 - #4Anche a me piacciono pavé e lasticati. Ma vanno curati, e non sembra che questo venga fatto.
cilista moderato
22 set 2010 - 11:45 - #5Bravissimi di 02blog!!
Finalmente qualcuno che ci dice il VERO motivo per cui si è COSTRETTI ad andare sul marciapiede…!!
Sono ciclista e mi dispiacerebbe togliere il pavè a MILANO (tantopiù che rallenta le auto e per i ciclisti e pedoni significa MAGGIORE SICUREZZA) però:
PROPOSTA: non si possono lasciare all’interno della strada in pavè delle “corsie” (anche strette) non lastricate??
In modo tale da agevolare il transito delle biciclette in quei tratti anche brevi di pavè??
Magari fare queste fettucce di un cemento rossiccio in tono col pavè??
Noi ciclisti smetteremmo di finire sui marciapiedi addosso ai pedoni.
E sarebbe la soluzione migliore per tutti:
AUTO, PEDONI, BICICLETTE e SOPRINTENDENZA??
Su’ siamo la città del lavoro.. allora mettersi al lavoro cono il cervello per trovare e applicare soluzioni “smart”…
PENSATECI!!
Alessandro Sacchi
22 set 2010 - 11:46 - #6Aggiungerei anche l’orribile tratto di Ripa di Porta Ticinese, in pessimo stato di manutenzione con dislivelli paurosi tra le varie lastre. In moto o in bici è una vera tortura! 2 estati fa hanno tentato di sistemarlo spargendo catrame tra le fughe, che si è staccato nel giro di 2 settimane…
Il problema è che ormai mancano i soldi e soprattutto i professionisti nella stesura e nella manutenzione di questi tracciati. Non sono più in tanti a saperlo fare con maestria.
frek
22 set 2010 - 11:50 - #7l’incrocio buenos aires-venezia però è da premio speciale.
vero, non si tratta di pavè ma di un /banalissimo/ incrocio con rotaie, ma è fantastico
lo consiglio a tutti
chiccachicca
22 set 2010 - 11:58 - #8L’incrocio Buenos Aires-Piazza Oberdan e’ stato l’incubo dei miei anni universitari. Mi raccomadavo ad ogni divinita’ passandoci. A dire il vero, in quasi 10 anni e’ solo peggiorato.
Maxolo da mò
22 set 2010 - 12:38 - #9Io credo che ogni ciclista (al contrario dei piloti) abbia una gran serie di possibilità di trovare strade e percorsi alternativi, ad esempio la famigerata via Pontaccio ha come strada parallela via San Sepolcro (con tanto di pista ciclabile!!), nelle zone centrali della città dove il pavè è quasi ovunque si scovano sempre vie asfaltate o marciapiedi larghi e deserti, foro Bonaparte o via Canonica sono un esempio di marciapiedi sprecati, e se il comune non vuole dipingere una pista rossa io sopperisco con la mia immaginazione e me lo consento con la mia educazione, altro discorso è la Ripa Ticinese, dopo il ponte di Valenza andando verso L. Il Moro non si può deviare facilmente, almeno non senza un canotto con gli attacchi per le bici, ringraziando ancora Albertini che volle mantenere il pavè come elemento storico anche nel tratto dove le case più vecchie sono degli anni ‘60, mi piacerebbe un giorno ringraziare anche la Moratti (quella che diceva che avrebbero fatto sparire i binari morti) per aver sterminato le auto parcheggiate sui marciapiedi, ma la mia immaginazione in questo non arriva a cosi tanto…
davide---
22 set 2010 - 12:57 - #10pavè tutta la vita! sono un ciclista ma non proporrei mai di eliminarlo!
grex
22 set 2010 - 14:40 - #11corso indipendenza (sfascia anche i motorini) e via s.giovanni sul muro..
Strollico
22 set 2010 - 14:44 - #12@Teo Teti. in pontaccio mi stavo letteralmente ammazzando… manca (o spero ormai mancava) completamente un sanpietrOne…. con un buco di circa 20-30 cm…
Inoltre ci sono vie bellissime dove hanno mantenuto il pavè dove non serve… tipo asfalto dove ci sono le rotaie + pavè vicino al marciapiede (lontano dalle rotaie)… Geniale !
oltrè al pavè consiglio per il premio “Outsider” i sottopassi tra via Aporti e via Sammartini dove c’è buio pesto anche alle 14 di un afoso giorno di estate… e con quei bellissimi binari non usati da 50 anni che affiorano in maniera casuale….
Strollico
22 set 2010 - 14:48 - #13Piccolo commento…
3° posto: Via Broletto – Via Cusani (750 m)
Chi da piazza Duomo vuole andare al castello Sforzesco utilizza queste vie per evitare le pedonalissima via Dante. Alla fine se ne pente amaramente. Sarebbe stato meglio portare la bici a mano stretto nella calca domenicale.
Non mi sembra che via dante sia vietata alle bici… quindi io non porto la bici a mano… pedalo… suono e i passanti se si levano si levano… come fanno in tutto il nord europa…
Aiaiaiaiaiiii milan
22 set 2010 - 15:22 - #14città di m.e.r.d.a
Anoneemo
22 set 2010 - 17:00 - #15Sono ciclista, ma abolire il pavé o addirittura i tram sarebbe un vero peccato per Milano, quello che serve è un percorso alternativo per noi poveri ciclisti. Farsi via Torino in bicicletta è un suicidio (ogni tanto l’ho fatto, ma comunque…), se non c’è molta gente, vado sul marciapiedi e mi faccio il tragitto a passo d’uomo (o scendo dalla bicicletta). In via Dante ci passo regolarmente, di solito si riesce a passare senza grossi problemi.
opensource
22 set 2010 - 17:32 - #16sono motociclista, e il mix pavé + rotaie fa paura anche a noi.
Ma Milano senza il pavé non è più Milano.
siro
22 set 2010 - 21:01 - #17Il problema non è il pavè, ma la scarsa manutenzione dello stesso
snowdog
22 set 2010 - 21:41 - #18La via Leoncavallo, complici anche gli eterni lavori.
Ogni giorno saltano via cubetti di porfido, i lastroni dove ci sono le rotaie si muovono ed alcuni sono rotti o mancano in parte.
Da incubo sia in bici sia in scooter.
starless72
22 set 2010 - 22:01 - #19Quoto siro, basterebbe che fosse posato bene e mantenuto altrettanto.
claudio_
23 set 2010 - 01:01 - #20toglierebbero il pave’ mettendo pericolosissimi dossi
Aiaiaiaiaiiii milan
23 set 2010 - 09:42 - #21Il problema non è il pavè, ma milano che fa ca.ga.re
felice-griffi
23 set 2010 - 12:10 - #22Il problema non è il pavè fatto sta che ci fanno anche una famosa gara ciclistica con bici da corsa.
Il problema è che ormai NON VIENE MANTENUTO E CURATO PIU’ NULLA.
Quindi non è una soluzione eliminarlo ma mantenerlo in perfetta livellatura, senza buche o sconnessioni.
Ma questa operazione costa e si sa dove fanno a finire le nostre tasse.
Questo paese è ridotto con le pezze al culo e molti se ne stanno accorgendo.
cilista moderato
23 set 2010 - 18:56 - #23IL pavè salta perche a Milano ci sono troppi mezzi “pesanti” (leggi automobili)…
Se ci fossero solo biciclette e mezzi leggeri basterebbe “sistemare” il pave’ solamente una volta all’anno…
Il costo della sistemazione del pavè è DIRETTAMENTE proporzionale al numero di auto in circolazione a Milano…
bimbomix
26 set 2010 - 10:53 - #24Come sempre i post di 02 blog si distinguono per l’incompetenza e la disinformazione dei suoi sedicenti redattori.
Lasciando da parte le valutazioni sull’opportunità o meno di mantenere il pavé, mi fa specie che una delle principali motivazione a favore del pavé (ovvero i bassissimi costi di manutenzione rispetto all’annuale rifacimento di una strada asfaltata) venga dall’incompetente redattore indicata tra le voci a sfavore.
Per capirci, i costi di manutenzione di una strada in pavé (manutenzione perfetta, intendo) sono infinitesimi rispetto al costo di riasfaltarla completamente ogni uno o due anni.
pazzer
07 ott 2010 - 18:23 - #25Come già da tempo avevo notato, a Milano l’egoismo sta dilagando. Si si, bello il pavè che fa tanto vecchia Milano, qualcuno ha detto di montare le ruote più grosse alle bici. A quanto pare, per fortuna, nessuno di voi ha avuto bisogno di una ambulanza. Io sono un autista di ambulanze e per quanti sforzi noi riusciamo a fare, siamo costretti a percorrere lunghi tratti di pavè. Il signore delle “ruote larghe” sarebbe così gentile da venire con me in ambulanza e spiegare a chi sta male e sta soffrendo che devo andare a passo d’uomo perchè il pavè fa tanto vecchia Milano? Un paio di esempi? L’ingresso del pronto soccorso del Fatebene fratelli e penso che tutti conoscete il Gaetano Pini, ospedale traumatologico, per raggiungere il pronto soccorso siamo costretti a percorrere un lungo tratto lastricato. In poche parole a Milano tra rotaie e pavè, un trasporto in urgenza si farebbe più in fretta andando a piedi. Invito tutti i Milanesi a pensare seriamente ai problemi di circolazione. P.S. Dimenticavo grazie al pavè sono costretto a rifare le sospensioni allo scooter tutti gli anni.
carloprevosti
13 apr 2012 - 09:14 - #26Aggiungo Via Ludovico il Moro dopo il ponte sul Naviglio fino al ponte ferroviario. A mio avvio il peggiore di tutti!
Patrick Mahy
15 apr 2012 - 15:52 - #27@Strollico:
“se si levano si levano… come fanno in tutto il nord europa…”.
Il che implica che se non si levano li abbatti. Very British. Ad ogni modo, nel “nord-Europa” (ma anche a Parma, va’, tanto per dirne una, che non occorre fare i cosmopoliti per conoscere il corretto rapporto tra ciclisti, pedoni e codice della strada), i ciclisti suonano - e con ragione - quando il pedone va sulle piste ciclabili. E quindi hanno ragione a suonare. E comunque a me non è mai capitato di vedere ciclisti che se ne fottessero del pedone; sarà perché i ciclisti del “nord Europa” (e di Parma) sono più civili di certi ciclisti milanesi.
Se suoni in via Dante e “se si levano si levano”, allora, scusa, ma non fai altro che replicare il comportamento di quegli automobilisti che svoltano tagliando la strada alle bici perché tanto, a farsi male, sono i ciclisti, mica loro. Vittima con i suv, e aggressivo coi pedoni…