Milanostorie: una sera con i City Angels

Milanostorie: una sera con i City Angels

Qualche tempo fa, dopo le due puntate sui ragazzi dell'AMSA, ci hanno scritto i City Angels: "Perché non venite una sera a fare un giro con noi?". Chiaramente abbiamo accettato, e mercoledì sera siamo andati in giro con la squadra di Sword a distribuire abiti e cibo ai senzatetto di Lambrate e del centralissimo Corso Europa.

Il giro parte verso le 20.30, da via Teodosio: si carica qualcosa, e si va verso il tunnel della Stazione Centrale. Lì, altro carico: il magazzino è pieno di vestiti usati, cibo di prima necessità - cartoni di latte, decine di salami, gigantesche mortadelle intere - se ne carica un po' insieme a quanto raccolto in giornata, e si riparte.

Prima tappa, la Stazione di Lambrate. C'è tanta gente, una quindicina, forse una ventina di persone. Non sono tutti senzatetto, alcuni hanno una casa, in situazioni abitative sempre ai margini, ma una casa ce l'hanno. C'è la vecchiettina calabra, c'è l'ucraino che fa il camionista, c'è quello che non ti aspetti...

Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels

...per esempio Alessandro Marcolin, su di lui era uscito un pezzo sul Corriere qualche tempo fa, firmato da Michele Focarete:

Adesso si fa chiamare il filosofo dei poveri, «perché do loro tranquillità, insegnandogli a sopravvivere». Lui, che di professione fa il barbone per scelta, è una sorta di faro per il mondo dei clochard, in particolare per quelli che bazzicano la stazione di Lambrate. Lui è Alessandro Marcolin, 65 anni, una laurea in economia e commercio e una vita all'incontrario: dalle stelle alle stalle. Da broker assicurativo fino al 2001, a senza tetto per un «bisogno di ritrovarmi». Un professionista da 800 milioni del vecchio conio all'anno, a squattrinato completo, ma con il cellulare. Un clochard atipico che insegue il motto: «puliti, sbarbati e lavati». E spiega: «Chi perde dignità del proprio corpo, ha già perso la dignità di se stesso»

Alessandro, lo trovate nelle foto. Disponibilissimo a farsi fotografare, ben vestito, una presenza anomala, affascinante: non ce ne accorgiamo noi per primi, è ovviamente già finito in tv innumerevoli volte, ma senza farsi fagocitare dalla tv del pietismo mariadefilippico o barbaradursiano. Al contrario, dopo averci parlato qualche minuto, credo l'abbia fatto con l'intenzione di fottere il sistema dall'interno: credo riuscendoci.

Poi c'è chi, come Antonio Cesare - lo vedete seduto mentre mangia una pizza - una casa l'ha trovata, la divide con uno di quegli amici che ti trovi per strada, Sergio Curtarelli. Lo trovate nella gallery, è appoggiato alla stazione, al suo fianco c'è una bicicletta. Tanti italiani, a Lambrate: soprattutto italiani, ma non è ovunque così.

Vediamo la "casa" di Alessandro, una panchina della stazione, e si riparte. Messa così, sembra un'operazione veloce, da come ve l'ho descritta, ma non lo è. Perché oltre al cibo, c'è sempre da stare ad ascoltare, da scambiare quattro parole: cose che se non hai niente, fanno bene quanto il cibo o le coperte.

Verso le 11.30, si riparte verso il centro.

(fine prima parte)

Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels
Milanostorie: una sera con i City Angels

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: