Il Washington Post e i rom a Milano: che cosa hanno scritto davvero

washingtono post milano rom tribonianoIeri il Washington Post ha scritto di Milano: si legge in giro che non sarebbe stata esattamente buona stampa quella uscita oltreoceano. Se volete andare a fondo delle cose e leggervi il pezzo originale, lo trovate sul sito del WP, nel caso non funzioni il link, c'è anche in questo forum. Nell'articolo si raccontava della situazione rom a Milano: ci sono delle dichiarazioni di Riccardo De Corato, non capisco se interpellato direttamente o meno che sono un capolavoro di "umorismo" (parola davvero grossa) razzista (parola invece estremamente adeguata) involontario

"These are dark-skinned people, not Europeans like you and me," said Riccardo De Corato, who is Milan's vice mayor from Prime Minister Silvio Berlusconi's ruling party and who is in charge of handling the camps. He later added: "Our final goal is to have zero Gypsy camps in Milan."

Avrete intuito il significato immagino: "Hanno la pelle scura, non sono europei come me e te (...) il nostro obiettivo è di avere zero campi rom a Milano". Si commenta da solo, inutile aggiungere parole: triste, ma ci siamo abituati anche a questo. Che altro si racconta nel pezzo del Washington Post?

Si traccia una mappa di cosa sta accadendo in Europa: ovvero, un rinascimento conservatore e xenofobo, dove la paura dello straniero domina e fa guadagnare punti alle elezioni. Giusto ieri in Austria, i risultati delle comunali a Vienna, dove il FPÖ di Strache ha preso il 27% dei voti. Fate conto che il FPÖ era troppo a destra persino per Haider, che nel 2005 fondò il BZÖ, proprio per distaccarsi dai compagni di partito, troppo nazionalisti.

C'è qualche rom del campo di Triboniano che viene interpellato, ma di ciccia da quel punto di vista ne ho trovata poca: giuste invece le osservazioni per quanto riguarda il piano rom fatto saltare dalla Lega, ma su cui forse ha detto l'ultima parola Roberto Maroni alcuni giorni fa. Riassumendo al di là delle chiacchiere, la pietra dello scandalo è questa: undici famiglie rom, superselezionate, in regola oltre l'immaginabile, con i figli a scuola, dovevano occupare se non ricordo male 11 (undici, non 110, non 1100) appartamenti sfitti e ristrutturati con i fondi del "piano Maroni". La Lega - locale - ovviamente si era messa di traverso. Un buon riassunto della vicenda in questo articolo di Zita Dazzi e anche in questo pezzo del Corriere Milano.

I gestori dei campi nomadi in via di sgombero - la Caritas Ambrosiana per quello di via Novara e la Casa della Carità di don Virginio Colmegna per il Triboniano - avevano aderito al Piano del ministro, finanziato con 13 milioni di euro, proprio perché erano previsti progetti di inserimento lavorativo e abitativo per le famiglie rom. Per alcuni la casa popolare, per altri un sostegno per pagare il mutuo o l'affitto di case trovate sul mercato privato, per 20 famiglie il rimpatrio in Romania con l'assistenza per trovare anche là un tetto e un'occupazione. Ma, in vista delle elezioni amministrative previste per la primavera, il dettaglio delle case popolari ha fatto scoppiare una feroce battaglia fra Lega e il resto del Pdl. Due settimane fa il ministro Maroni ha costretto il sindaco Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi a rimangiarsi gli accordi firmati col volontariato.

Morale della favola: se noi per primi non rispettiamo i patti e i contratti firmati, come possiamo pretendere che gli altri lo facciano?

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