
Le primarie di domenica hanno causato uno sconquasso nel PD milanese e lombardo: il sostegno all’architetto Stefano Boeri si è tramutato in un clamoroso boomerang per l’opposizione una volta che dalle urne è uscito il risultato finale. Giuliano Pisapia vincitore: una vittoria netta, che però complica la situazione a centro sinistra verso le elezioni comunali 2011.
Perché Pisapia, appoggiato da SeL mette in imbarazzo i vertici del PD, e questo malgrado le dichiarazioni di facciata. Leggendo tra le righe, riemerge carsicamente un’ipotesi che circolava da parecchio tempo, sono voci. Ma prima delle primarie, ce n’era di gente con cui parlavi e diceva
“Ma va, votare Pisapia? Anche se vince lui poi il PD lo fa affondare, lo mollano e sostengono Albertini”
Fantapolitica? Sono chiacchiere, sono “si dice”. E a questo punto rientra in gioco Gabriele Albertini, già sindaco di Milano in passato. Non aveva detto che non si sarebbe ricandidato? Sì, l’aveva detto, ma le cose sono un po’ più sfumate…
Ottimi spunti li ho trovati leggendo quanto spiega Benedetto Dalla Vedova di FLI stamattina ad Affari italiani. Anche qui, come con l’intervista a Massimo Cacciari di qualche giorno fa, non fermatevi al contenuto in senso stretto, leggete tra le righe…
Benedetto Della Vedova, ieri Albertini era in transatlantico. A Milano si sta delineando un’ipotesi: un patto di desistenza dei centristi con il Pd per la nascita di un terzo polo che sosterrebbe l’ex sindaco.
E’ chiaro che chiunque si candidi cerca di avere più voti possibili. Una desistenza “ufficiale” con il Pd mi sembra però problematica. Il Pd ha scelto il suo candidato con le primarie. Poi ci saranno quelli contenti e quelli scontenti ma escludo che avendo scelto il candidato poi il Pd dica: “Non se ne fa nulla, trascuriamo il risultato delle primarie, noi sosteniamo Albertini”.Che poi è quello che - secondo rumors - chiederebbe Albertini…
Dal punto di vista di Albertini è ragionevole chiederlo, perché lui ha l’obiettivo di cambiare il sindaco di Milano. Però politicamente mi sembra difficile che il Pd arrivi alla desistenza.
Sempre ad Affari, leggete un Cacciari furioso sul risultato delle primarie:
Si parla di lei come protagonista del terzo polo…
“Non c’è nessun fondamento. Il sindaco deve essere rappresentate radicatissimo nella città ”.
Albertini vorrebbe la desistenza di una parte del Pd…
“L’unica cosa certa è che Pisapia non può vincere”
Il Pd deve valutare la discesa in campo di Albertini?
“Io l’avevo proposto in primavera. Questa è stata una batosta. E le sconfitte quasi mai portano buoni consigli”
Perché mai Pisapia non potrebbe vincere? Ma al di là di questo, analizziamo il termine, “desistenza” è una bella parola poco utilizzata nel linguaggio di tutti i giorni, scopriamo come viene utilizzata in ambito politico. C’è una buona e concisa voce della più nota enciclopedia online che ce la spiega con dovizia di esempio:
La desistenza è una forma di presentazione dei partiti politici alle elezioni, che comporta la volontaria esclusione da un complesso di liste, concorrenti alla stessa votazione, al fine di favorire una o più di quelle presenti. È quasi sempre frutto di un patto che unisce partiti, che possono avere un unico obiettivo, ma profonde differenze di merito.
Vengono poi citate le politiche del 1996, quando Rifondazione Comunista e l’Ulivo si spartirono i collegi. In quelli dove era presente la compagine prodiana, niente Rifo, e viceversa. Difficile capire come potrebbe essere applicata a livello comunale.
Eppure: perché Gabriele Albertini dovrebbe accettare quella che potrebbe essere una missione suicida? Ce lo spiega molto bene un pezzo de La Stampa, avrebbe - condizionale d’obbligo - ricevuto un’offerta interessante, la vicepresidenza di FLI. Futuro e Libertà sta costruendosi una classe dirigente nordista, e Albertini è l’uomo ideale.
«In effetti, dopo le primarie si è aperto uno spazio tra Pisapia e Moratti», nota il politologo Roberto D’Alimonte. «Il punto è capire se Albertini riuscirà a battere l’avvocato ex Rifondazione e arrivare al ballottaggio. Per il sindaco uscente sarebbe durissima». Un’ipotesi che investe le scelte del Pd: «cosa faranno i democratici? Appoggeranno un candidato verosimilmente sconfitto o un terzopolista che può battere Moratti? Anche se dopo primarie di coalizione, una volta accettate, è difficile mollare Pisapia», chiosa D’Alimonte. Come conferma Filippo Penati: «Nessun cedimento su Albertini». (…) In questo senso potrebbe correre in ogni caso a Milano (al Terzo polo andrebbe bene una vittoria di Pisapia: schianterebbe Berlusconi in casa sua), assumendo in cambio il ruolo di uomo forte di Fli al Nord (Fini gli avrebbe offerto la vicepresidenza). Ancora qualche giorno e se ne capirà di più…
chimera222
17 nov 2010 - 12:04 - #1La situazione milanese è interessante. E’ chiaro che “sinistra” e “PD” sono espressioni tra di loro incompatibili. Se il popolo delle primarie vota un candidato che è chiaramente inviso alla segreteria, significa una sola cosa: il PD è un partito moderato che, grazie al richiamo ai titoli del proprio passato, cerca di pescare consenso nell’elettorato di sinistra - il quale come è noto è stato “espropriato” di rappresentanza politica nazionale grazie all’operazione veltroniana di qualche tempo fa. Questa è una singolarità tutta italiana: il PD, partito di borghese vocazione centrista, sopravvive traghettando a sé i voti della sinistra ideologica; questa operazione - iniziata da vent’anni con Occhetto-D’Alema-Veltroni – sta però mostrando la corda. E’ interessante che in Italia sopravviva un popolo di sinistra che viene costantemente imbrigliato da un apparato di partito che ha lo scopo di “moderare” le sue istanze e fare da volano alle operazioni spregiudicate della destra illiberale. C’è da pensarci per anni…
frizzone
17 nov 2010 - 13:00 - #2Albertini è il peggio del peggio. E’ quello della distruzione della Darsena e del Parco delle Cave. Non è del “fallimento” alle primarie è su contenuti come questo che il PD dovrebbe chiarire
chimera222
17 nov 2010 - 14:27 - #3Mi scuso per l’analisi “politologica” condensata, ma a me sembra che i contenuti del PD siano chiari: difendere gli interessi di una storica borghesia democratica composta da famiglie della Milano bene “radical chic” che vivono - floridamente ma sempre in misura inferiore - ai margini di un capitalismo opulento antidemocratico e illiberale, rappresentato egregiamente dalla destra di governo. Ovviamente, si tratta del tentativo di una parte notoriamente minoritaria della borghesia, sofferente di complesso di inferiorità , di entrare nel Gotha del Capitale a cui non ha mai avuto pieno accesso malgrado aver sempre cercato compromessi. Insomma, è la borghesia nevrotica che ama andare in barca, e che vorrebbe sentirsi perbene e con la coscienza a posto, ma, non essendo così potente e spregiudicata come i Paperoni di turno, crede di essere per questo affine al proletariato. Quando poi compare all’orizzonte qualcuno che parla un linguaggio di sinistra, subito questa borghesia si spaventa e torna ai sacri lidi del centrismo cattolico-liberale.
dusper77
17 nov 2010 - 22:59 - #4Il PD Veltroniano ha (volente o nolente) ucciso i partiti di sinstra e si è presa tutti gli elettori di snistra pur non essendo u partito di sinistra….
Ora questi elettori, senza più un partito, si prendono con le primarie il PD che è la causa della scomparsa di quest’area, per cercare di riconfigurarlo, peccato che ai vertici ci siano sempre i capi che sono favoreoli all’eccidio compiuto da Veltroni
antonellar
28 dic 2010 - 11:04 - #5Segnalo il sito dedicato alle prossime amministrative milanesi wwwpuntocomunalimilano2011puntoit ( http://tinyurl.com/2ehan7e )… buona partecipazione! :-)