Mentre al “vero” protagonista è stata data la possibilità di uscire e rientrare dal carcere per lavorare l’anno scorso, il film su Vallanzasca di Placido torna ad agitare l’opinione pubblica italiana dopo l’anteprima nel 2010 a Venezia. Giusto dedicare una pellicola a un criminale (e alla sua banda) a così breve distanza dai fatti di sangue di cui si è macchiato? Il regista pensa di sì, vi rimando a un lungo articolo sul “Sole 24 ORE” se volete approfondire.
Aspettando di vederlo venerdì quando uscirà ufficialmente – Romanzo criminale sulla Banda della Magliana non mi era dispiaciuto sebbene fosse davvero esagerato, le figure tratteggiate troppo “cool” per essere autentici esseri umani a tutto tondo –, rimane da capire come Placido abbia narrato la Milano degli anni Settanta e se terrà fede alla sua affermazione, di aver narrato cioè “una storia di delitto ed espiazione in cui non cerchiamo […] scusanti per il personaggio”.
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dottor-d
20 gen 2011 - 14:59 - #1Sono molto curioso (a me Romanzo Criminale era piaciuto parecchio: la credibilità, per quanto mi riguarda, non è un criterio di giudizio nel campo dell’arte).
Sono perplesso solo su un punto: perché Kim Rossi Stuart? Non che non mi piaccia, anzi, lo trovo un ottimo attore. Ma per interpretare un personaggio così profondamente milanese non era meglio scegliere un attore di Milano, o almeno uno del Nord?
IngegnereDelPolitecnicooo
21 gen 2011 - 02:28 - #2L’ho visto.
Film fatto bene ma a volte si esalta, in termini positivi, la figura di Vallanzasca. Non va bene.